mercoledì 20 giugno 2018

"Chi non rispetta le regole" a Roma


 Pubblichiamo la traccia della mia presentazione del libro a Roma in una splendida cornice. Grazie all'amico Alberto e ad Asimmetrie. Splendidi i/le ragazz* di L'intellettuale dissidente. A breve il video a cura di ByoBlu, grazie anche al loro.

Il libro nasce da una conferenza a Friburgo, la patria dell’ordo-liberismo tedesco, in cui cercavo di spiegare agli amici tedeschi che le responsabilità del mancato funzionamento dell’euro, almeno dal nostro punto di vista, non erano imputabili solo all’Italia, ma forse soprattutto alla Germania. In un certo senso questa è un’affermazione contraddittoria, in quanto l’euro gli italiani se lo sono cercato e hanno aiutato attivamente a disegnarlo. L’euro è il culmine, a ben vedere, del nuovo regime di politica monetaria ispirato e impostato da esponenti come Andreatta e la sua corte bolognese (Prodi, Onofri, Basevi fino a Enrico Letta), con il contributo fattivo della Banca d’Italia post-Baffi e della crescente influenza bocconiana. Cos’è questo nuovo regime?

venerdì 15 giugno 2018

Cronache dal workshop di Berlino

Economia e politica ha pubblicato una piccola cronaca di alcuni aspetti del workshop di Berlino.


Impressioni da Berlino
Sergio Cesaratto
Il 7 e 8 giugno ho avuto la fortuna di partecipare a un workshop sulla riforma dell’eurozona organizzato da economisti post-keynesiani e sostenuto da fondazioni di area SPD/sinistra SPD.
Due presentazioni hanno particolarmente attirato la mia attenzione, non a caso di due studiosi tedeschi vicini all’establishment. Essi esprimono la filosofia “riformatrice” (sic) dell’attuale governo tedesco. Il resto non mi ha invece impressionato, a parte la buona volontà di alcuni economisti tedeschi post-keynesiani (e un battibecco finale di cui dirò). Gli economisti francesi, spagnoli e portoghesi mi sono sembrati molto accondiscendenti nei confronti della situazione attuale.

domenica 10 giugno 2018

L'evento del 18 giugno e la recensione di Giacché


 La locandina dell'evento del 18 giugno a Roma, e accanto la recensione di Vladimiro su Il Fatto
Quotidiano



Vladimiro Giacché - I furbetti di Berlino, il vero problema dell’Eurozona

[pubblicato su Il Fatto Quotidiano, mercoledì 6 giugno 2018, p. 22]          

               “Il rifiuto della Germania occidentale di perseguire politiche più espansive ha ridotto lo spazio disponibile agli altri Paesi membri di crescere... La strategia restrittiva della Germania Ovest è in grande misura responsabile della stagnazione dell’economia europea nell’ultima decade. I Paesi europei si sono intrappolati in un programma di austerità mercantilista: ciascun Paese cerca di accrescere efficienza e competitività internazionale attraverso la riduzione dei salari relativi e dell’occupazione (e perciò della domanda interna) nell’attesa che gli altri Paesi generino una domanda esterna sufficiente per allargare i suoi sbocchi di mercato”.
               Questa analisi lucida e impietosa delle colpe della Germania nella bassa crescita europea non si riferisce all’eurozona e non è stata scritta in queste settimane. E’ del 1986, si riferisce al Sistema Monetario Europeo (il precedessore - meno rigido - dell’euro) e si deve a Pier Carlo Padoan (il nostro ministro delle finanze uscente) e Paolo Guerrieri. È citata da Sergio Cesaratto nel suo ultimo libro, Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro (Imprimatur) e ci avvicina nel modo migliore alle tesi principali del libro.

giovedì 7 giugno 2018

Intervista a Sollevazione (titolo redazionale)



lunedì 4 giugno 2018

Intervista su Micromega

Cesaratto: “Governo del cambiamento? Solo se avrà il coraggio di scontrarsi con l’Ue”



 intervista a Sergio Cesaratto di Giacomo Russo Spena
L’economista ha un giudizio interlocutorio, ma anche preoccupato, sul nuovo esecutivo: “C’è un problema di coperture finanziarie, fare sia la flat tax che il reddito di cittadinanza, oltre alla riforma della Fornero, sarà impossibile”. E per farlo, nel caso, è necessario battere i pugni a Bruxelles: “Manca una visione macroeconomica, non ci si può limitare all’alternativa secca che o si obbedisce ai vincoli europei o si rompe con l’Ue. Bisogna articolare una proposta di mezzo per rinegoziare il quadro”. Infine, come Piano B, crede non si possa morire per l’Europa: “Come extrema ratio sono per il recupero della piena sovranità monetaria, ciò ha a che fare con la nostra democrazia”.

“Non è certamente un governo progressista però sono curioso di capire se andrà a scontrarsi con Bruxelles. È lì che si gioca la partita”. In questi anni Sergio Cesaratto, economista e professore all’università di Siena, ha scritto libri, interventi e relazioni contro l’attuale assetto dell’Unione Europea. Adesso ha un giudizio interlocutorio, ma anche preoccupato, sul nuovo esecutivo. Se pensa che la cancellazione della riforma Fornero sulle pensioni sia giusta, dall’altra critica la flat tax: “È una redistribuzione del reddito dal basso verso l’alto: una misura che accresce l’ingiustizia sociale e, persino, la crisi finanziaria perché penalizza la domanda interna”. In sospeso rimane poi la battaglia cardine, quella con l’Europa.

sabato 2 giugno 2018

Intervista scritte e radiofoniche, e poi Michele Prospero sul libro.


 Più sotto un'intervista a Abruzzo Web. Segue  da Il manifesto una recensione di Michele Prospero. Qui i link ad alcune interviste:
Radio Città del Capo, Bologna
Radio Colonia (in italiano) versione ridotta andata in onda
versione integrale (molto critica della Germania) 

CRISI ISTITUZIONALE: INTERVISTA AL NOTO ECONOMISTA, ''COTTARELLI
NEMICO DELLA GENTE, SENZA STATI SOVRANI DEMOCRAZIA A RISCHIO''

CESARATTO: ''IL PROBLEMA IN EUROPA E' LA
GERMANIA, ITALIA RISCHIA FINE DELLA GRECIA''

Pubblicazione: 30 maggio 2018

di
L'AQUILA - "Siamo in una situazione drammatica, con il debito alla mercé dei mercati. Non abbiamo un governo. La crisi è finanziaria ed istituzionale. Se lo spread impazzisce, il rischio è che saranno sospesi i diritti democratici, con l’arrivo della Troika, come accaduto in Grecia. E tutto ciò è la conferma del dominio tedesco in Europa, e di quanto poco democratica sia la zona euro".
Parole pesanti come pietre quelle di Sergio Cesaratto, professore ordinario di Economia della crescita e dello sviluppo, Politica monetaria e fiscale nell'Unione monetaria Europea, che insegna nel Dipartimento di Economia politica e Statistica dell'Università di Siena.

lunedì 28 maggio 2018

Cosa si poteva (e doveva) fare

Questo post è stato prima in attesa de Il Fatto (suppongo fuori linea), poi di Micromega online (ero sovraesposto vista la pubblicazione della recensione di Formenti al libro), infine E&P era cortesemente disponibile a pubblicarlo, ma io stesso l'ho ritirato dopo gli eventi di domenica 27 maggio. Col senno del poi è però utile riproporlo anche per gli amici stranieri che leggono l'italiano. E' chiaro che quello che è successo domenica è gravissimo, e la conferma che l'Europa monetaria è nemica della democrazia. Oltretutto, come o a quali costi il presidente (minuscolo) Mattarella ritiene di portare il paese alle elezioni nel mezzo di una strisciante crisi finanziaria, a meno di sospendere la democrazia. La nomina di un uomo del FMI a presidente del consiglio rende il tutto ancora più oltraggioso. E grazie Germania per la tua leadership! Davvero non cambiate mai.


Abbattere il rapporto debito/PIL, anzi stabilizzarlo. Per crescere.
Sergio Cesaratto
Come molti ritengo che il programma M5S-Lega abbia luci ed ombre. 

domenica 27 maggio 2018

Senso comune

Uscire dall’austerità? Si può. Intervista a Sergio Cesaratto - Senso comune






Domanda: La sua impostazione pare ricalcare, richiedendo un nuovo interventismo statale, le linee dello sviluppo dell’economia italiana più improntate al keynesismo. Ma molti considerano tale sistema entrato in crisi negli anni ’70 per motivi strutturali, non solo affossato per motivi politici. Secondo lei sarebbe possibile ripristinare un impianto simile? E nel caso con quali differenze rispetto al passato? 
Risposta: Il modello era entrato in crisi perché la piena occupazione creava indisciplina sociale e perché l’Unione Sovietica entrò in crisi, e non rappresentava più una sfida al capitalismo, che poté così tornare al suo volto peggiore. Il primo problema si cura con un compromesso sociale e una economia partecipata. Il secondo, la fine di una possibile aspirazione al socialismo, non ha al momento una cura. Ma già sarebbe tanto tornare a un capitalismo progressivo.

martedì 22 maggio 2018

Carlo Formenti sulla doppia morale dell'euro

 Ecco la recensione di Carlo Formenti su Micromega online

L’Italia e la doppia morale dell’Europa a trazione tedesca

di Carlo Formenti

In un breve quanto denso e provocatorio saggio (“Chi non rispetta le regole? Italia e Germania le doppie morali dell’euro”, Imprimatur editore), Sergio Cesaratto versa benzina sul fuoco della polemica fra europeisti e antieuropeisti.

Provo qui di seguito a sintetizzarne le tesi e a discutere quelle che sono, a mio avviso, le sue più evidenti implicazioni politiche. Parto dal titolo: perché vi si allude a una doppia morale? L’autore parte dalla constatazione che le accuse che la Germania (e altri Paesi del Nord Europa) rivolgono ai membri dell’area mediterranea della Ue evocano sovente toni etico-religiosi, contrapponendo il rigore protestante dei popoli nordici all’accomodante lassismo cattolico dei popoli meridionali. Ma è realmente questa la radice del conflitto? Siamo stati davvero noi “terroni” a violare le regole della moneta unica, oppure i primi a farlo sono stati i nostri fustigatori, i quali tentano di camuffare interessi nazionali e ambizioni egemoniche dietro un arrogante moralismo?

lunedì 21 maggio 2018

"La Città futura" sul nuovo libro

L’ombrello dell’Europa

 Recensione di Ascanio Bernardeschi al mio libro pubblicata da La Città futura. Mi sembra che Ascanio critichi il libro per l'assenza di quello che ne è invece il cuore: alla base della scelta scellerata dell'importazione della disciplina dall'esterno v'è un conflitto di classe irrisolto. Dissentiamo naturalmente su come il conflitto vada (o poteva essere) risolto: attraverso un compromesso socialdemocratico a mio avviso, con la fuoriuscita dal capitalismo secondo lui. Per il resto, una bella recensione.

L’ombrello dell’Europa

Nel libro di Cesaratto si denuncia la politica di dumping sociale e di mercantilismo della Germania, ma manca la critica del capitalismo.



Mark Twain molti anni fa disse che le banche sono come colui che ti presta l’ombrello quando non piove e lo rivuole indietro quando piove. Non poteva prevedere che invece le banche americane, anni dopo, preparando la crisi dei mutui subprime, avrebbero prestato fin troppo, scommettendo su un andamento continuamente favorevole del mercato immobiliare e andando a gambe all’aria con lo scoppio di questa bolla speculativa.

martedì 8 maggio 2018

Da Schaüble a Schulz a Scholz: cosa si sta preparando in Europa?



Traccia dell’intervento all’incontro
C'È UN FUTURO PER LA SINISTRA IN ITALIA?, VI ASSEMBLEA NAZIONALE DEL NETWORK PER IL SOCIALISMO EUROPEO, Fiuggi 5/6 maggio 2018.
Registrazione su Radio Radicale
(non tutto letto, e con qualche postilla che susciterà qualche reazione isterica)
Sergio Cesaratto
La risposta  al quesito che mi ponete è incoraggiante: per ora non si sta preparando nulla. Visto ciò che si discuteva, questa è una buona cosa. Ma non è che l’attuale assetto istituzionale-economico europeo non sia già abbastanza penoso, per cui non v’è molto da festeggiare.
Non è neppure facile districare i termini delle posizioni e delle questioni.
Intanto quando si parla di riforme dell’eurozona si parla di poca cosa (ma con potenziali devastanti).

domenica 29 aprile 2018

Il nuovo libro: Chi non rispetta le regole? Italia, Germania, le doppie morali dell'euro. Anticipiamo il filo rosso del libro.



In arrivo presso le librerie e disponibile in digitale dai primi di maggio: 
Sergio Cesaratto, CHI NON RISPETTA LE REGOLE? 
Italia e Germania, le doppie morali dell'euro
Imprimatur, 2018 

Dalla prefazione e dall'introduzione

Questo libretto trae origine da una conferenza dal medesimo titolo tenuta il 25 gennaio 2018 presso l’Università di Friburgo in Brisgovia, la splendida cittadina nel Sud della Germania, organizzata dagli amici (tedeschi) della locale Società Dante Alighieri assieme all’Università Albert-Ludwigs di Friburgo. ...

Il filo rosso del libro

Il ragionamento che svilupperemo nel libro può essere così sintetizzato. Vi sono delle “regole del gioco”, ben note all’analisi economica, che rendono un’unione monetaria sostenibile. Tali principi prescrivono che gli squilibri esterni (delle partite correnti) fra i Paesi di un’area valutaria vadano regolati col concorso sia dei Paesi in avanzo che dei Paesi in disavanzo. Queste regole sono analoghe a quelle già imperfettamente applicate nel sistema aureo, un sistema monetario internazionale a cui l’euro è considerato affine. Con la copertura di precetti monetaristi, le regole nei fatti adottate nell’Eurozona sono invece altre, e sono in buona misura quelle desiderate dalla potenza europea dominante, in maniera tale che la moneta unica non ne contraddica il modello economico mercantilista. Il fatto che tali regole non abbiano funzionato nello stabilizzare l’area euro è condiviso; ma perché sbagliate, oltre che contorte, o perché non rispettate? Il processo di riforma delle regole, attualmente in corso, sembra basarsi sulla seconda tesi.

mercoledì 11 aprile 2018

Venerdì a Schio (Vicenza)

Senza responsabiltà circa l'interlocutore!


Il Keynes incompiuto della sinistra italiana

Ripubblichiamo un bell'intervento di Vincenzo Maffeo su il manifesto del 3 aprile 2018
manifesto

La sinistra e i contenuti, ovvero Keynes e la mucca nel corridoio

di Vincenzo Maffeo

Non ci si è resi conto che l’abbattimento della precarietà del lavoro è il presupposto imprescindibile di una politica coerente per l’occupazione

Una ricostruzione della sinistra in Italia non può prescindere da una critica impietosa che riguardi i contenuti della proposta politica prima che il modo in cui essa è stata presentata. Una critica che non può trascurare di aprire finalmente gli occhi sulla «mucca che è nel corridoio»: la precarietà del lavoro. 

sabato 24 febbraio 2018

Belle firme per stanare la "sinistra"

... senza molta speranza di riuscirvi. Da Micromega.
PS i firmatari comprendono sia elettori che non elettori di LEU, e molti potrebbero cambiare idea strada facendo (in entrambe le direzioni)



Lettera aperta a Liberi e Uguali

Negli ultimi quarant’anni la scienza e la tecnologia hanno fatto progressi inimmaginabili e la ricchezza del mondo è aumentata, tanto nei paesi che avevano un minor livello di sviluppo che in quelli di più antica industrializzazione. In questi ultimi, però, la maggiore ricchezza generata è andata quasi esclusivamente nelle mani di un piccolo numero di persone, invertendo la tendenza a una più equa distribuzione che si era verificata a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Non si è trattato di una fatalità o di un fenomeno impossibile da controllare: è stato il frutto dell’ideologia economico-politica che ha conquistato l’egemonia dagli anni ’80 del secolo scorso.

sabato 3 febbraio 2018

E mo' chi voto?

Makroskop mi ha richiesto, tradotto e pubblicato un articolo sulle elezioni che pubblico con minimi ritocchi (anche perché l'ho scritto 15 giorni fa).
https://makroskop.eu/2018/02/die-linke-und-die-italienischen-wahlen/
E' piaciuto anche in Spagna, per cui lo tradurranno anche lì. Ma non è detto che nei prossimi giorni non cambi idea (ammesso che ne abbia una precisa).
Con l'occasione, intervista su Radio radicale,  notiziario delle 14,05, cliccare "scarica" e poi andare al minuto 27. Si parla dei medesimi temi, cominciando dalla questione Bagnai.



Che voto a fare? La sinistra e le elezioni italiane
Sergio Cesaratto
E tu che fai? Ti astieni oppure voti per qualcuno, si domanda il popolo di sinistra in questi giorni. Al di là dell’offerta elettorale, che descriveremo più avanti, c’è un problema di fondo che riguarda la democrazia italiana e quella degli altri Paesi dell’eurozona, con l’esclusione della Germania (e dei suoi satelliti). In democrazia si vota fondamentalmente per due ordini di questioni: le scelte socio-economiche e i diritti civili.

venerdì 26 gennaio 2018

Morali e doppie morali a Freiburg



 Qui sotto trovate la traccia della mia conferenza ieri (25 gennaio 2018) a Freiburg (Germania del sud), la bellissima cittadina patria dell'ordoliberismo. Squisiti gli organizzatori (tedeschi) della Società Dante Alighieri e il prof.Oliver Landman della locale Facoltà di economia. Presente il giovane e simpatico console italiano. Sala non pienissima (la conferenza era in italiano) con sia italiani che tedeschi. Buon dibattito. Oliver mi ha riferito che alcuni suoi studenti mi ritenevano un po' "one sided". Capisco. Non è facile accettare critiche al proprio Paese. Ma quante ne dobbiamo subire noi, e di non documentate! Un italiano mi ha infatto riportato nel dibattito che Feld, il principale ordo locale (e ben noto) continuamente definisce spendaccioni gli italiani. Figuretevi la gioia di questi connazionali a vedere i dati sul surplus primario di bilancio dal 1990, altro che scialacquoni. Certo è invece sempre molto imbarazzante dover difendere l'indifendibile, la malavita, i comportamenti incivili e l'assenza di senso della comunità di una parte cospicua del nostro Paese (a cui se vai a dire qualcosa reagisce pure piccato!).
Lunedì carico la presentazione power point (da qui non so entrare nella mia pagina web) e successivamente il paper.


SLIDE 1
Freiburg 25 gennaio 2018

Chi non rispetta le regole? Morali e doppie morali nell’Europa dell’euro
(traccia  della presentazione – outline of the presentation)
Sergio Cesaratto
Dipartimento di economia politica e statistica, Università di Siena

http://docenti.unisi.it/sergiocesaratto/

Programma presentazione
Premessa. I. L’Italia, un Paese in crisi II. L’euro si doveva fare? III. Interpretazioni della crisi europea IV. La Germania è un Paese mercantilista? V. Esempi di doppia morale e di scarsa memoria VI. Il nazionalismo degli economisti tedeschi. Conclusioni.
Tutto quello che dirò è suffragato dalla migliore letteratura mondiale e, laddove possibile, da fonti ed economisti tedeschi (le fonti delle figure sono nel WP che sarà diffuso prossimamente).

mercoledì 24 gennaio 2018

Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi

E' uscito su Il fatto di oggi (24/1/18) un mio pezzo di cui trovate qui l'originale, più lungo.


Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi
Sergio Cesaratto
C’è un solo tema che sembra veramente ossessionare i vertici tedeschi ed europei: come costringere l’Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quello che costi (all’Italia). Prima abbiamo avuto il non-paper di Schauble, ora abbiamo il paper di 14 economisti franco-tedeschi radunati allo scopo da Merkel e Macron (AAVV 2018). Leggerlo è un viaggio nel surreale. I nostri economisti partono invero col piede giusto giudicando le attuali istituzioni e regole della politica fiscale europea macchinose, arbitrarie e pro-cicliche. Fatto è che le proposte avanzate nel paper sono ancor di più cervellotiche e vessatorie, con lo sguardo rivolto esclusivamente a mettere l’Italia sotto scacco. Se applicate probabilmente destabilizzerebbero i mercati. Dei veri problemi, crescita e occupazione, il documento non fa menzione. Keynes non è mai esistito.

mercoledì 17 gennaio 2018

"Non sono Stato io": Massimo Pivetti su sinistra e Stato

Rilanciamo un breve articolo di Massimo Pivetti pubblicato su Costituzionalismo.it (FASCICOLO 3 | 2017, 16 gennaio 2018) sull'anti-statalismo della sinistra che ha purtroppo radici intellettuali profonde (anche se storicamente comprensibili). Naturalmente il ruolo insopprimibile dello Stato in una socialdemocrazia e a maggior ragione nel socialismo pone problemi molto rilevanti relativi alla sua democraticità (dal punto di vista dei lavoratori naturalmente). La sinistra è però sfuggita ai problemi al suo solito modo, con scorciatoie quali l'anti-autoritarismo anarcoide.
Sulla dottrina marxista dello Stato. Una nota nel centenario della Rivoluzione d’ottobre
di Massimo Pivetti

Sommario: 1. Due compiti della sinistra; 2. Una cultura borghese illuminata e la sua
estinzione; 3. Sulle basi culturali dell’azione politica della sinistra; 4. La tesi
dell’incompatibilità tra “Stato” e “libertà”; 5. Dottrina marxista dello Stato ed
esperienza storica; 6. Influenza negativa della dottrina.


1. Due compiti della sinistra
Fino a una quarantina di anni fa, all’interno del capitalismo industrialmente avanzato,
nella sinistra era ancora diffusa la consapevolezza che ciò che poteva indurre i capitalisti e
i loro rappresentanti a fare delle concessioni importanti sul terreno economico era solo il
timore di perdite maggiori, o addirittura il timore di perdere tutto. In generale, dunque, che
i suoi compiti avrebbero dovuto essere sostanzialmente due: riuscire a tenere sempre vivo
questo timore; sapere di volta in volta come sfruttarlo, ossia avere chiari i programmi e le
misure necessarie a migliorare, attraverso l’intervento dello Stato, le condizioni di vita e
di lavoro dei salariati e delle masse popolari – in pratica, le misure necessarie a migliorare
il funzionamento stesso del capitalismo. Veniva al riguardo tenuto presente, da un lato,
che a fronte di livelli di attività stabilmente elevati, quindi anche di una massa di profitti
stabilmente elevata, i capitalisti e i loro rappresentanti avrebbero potuto col tempo
abituarsi a considerare come normale un minor saggio di rendimento del capitale, finendo
per accettare margini di profitto più contenuti e una minore quota dei redditi da capitale e
impresa nel prodotto; dall’altro, che una parte della borghesia, la parte più istruita e
socialmente sensibile, avrebbe anch’essa ricavato senso di tranquillità e di benessere da un
contesto culturale e sociale non eccessivamente degradato e sufficientemente coeso;
quindi, che avrebbe potuto essere indotta a sostenere, piuttosto che a contrastare, misure di
riformismo socialdemocratico.

lunedì 15 gennaio 2018

Conferenza a Freiburg (per i lettori tedeschi)

 I materiali saranno inseriti a breve.

Deutschland, Italien und die Eurokrise im Streit der Meinungen (a Friburgo)

Data:
25/01/2018

Vortrag von Prof. Dr. Sergio Cesaratto (Universität Siena).
Der Vortrag wird die unterschiedlichen Wahrnehmungen der Eurokrise in der deutschen und italienischen Öffentlichkeit vorstellen und sie miteinander vergleichen. Ein besseres Verständnis jener Ansichten und ihres jeweiligen ökonomischen Hintergrunds könnte dazu verhelfen, eine auf breiterer Übereinstimmung beruhende Europäische Wirtschafts- und Währungsunion aufzubauen.
Eintritt frei

Informazioni

Data: Gio 25 Gen 2018
Orario: Alle 18:15
Organizzato da : Dante Alighieri Gesellschaft Freiburg e.V.
In collaborazione con : Universität Freiburg - Institute of Economic Research
Ingresso : Libero

Luogo:
Università, Kollegiengebäude I, HS 1015, Platz der Universität 3, Friburgo

venerdì 12 gennaio 2018

Banche: dal rischio di controparte al rischio di mercato

Dall'amico Giancarlo Bergamini, di cui mi permetto anche di citare una mail:
"In breve, Willem Buiter sostiene che i mercati si trovano a livelli grotteschi di sopravvalutazione, in buona parte grazie alle politiche monetarie ultra-accomodative delle banche centrali. Ora che queste ultime stanno considerando di cessare, quando non ritirare, tali stimoli monetari, i mercati sono a rischio di significative correzioni (cali). La mia presentazione si riferisce al caso italiano, nel quale masse enormi di risparmiatori in fuga dal rischio di bail-in delle loro banche tradizionali (che ora possono fallire) si rifugiano nella "sicurezza" del risparmio gestito (si vedano le classifiche dei risparmi che affluiscono mensilmente agli operatori di tale settore) e si vedono assegnare attività finanziarie indiscriminatamente sopravvalutate. In altre parole, ci troviamo di fronte ad una sostituzione del rischio di controparte col rischio di mercato, con la benedizione delle banche centrali (BCE e BCN [banche centrali nazionali]). Per una riflessione più organica rimando al breve testo allegato. "

martedì 9 gennaio 2018

Gramsci, Sraffa e Marx: un commento di Screpanti


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In questa bella, rigorosa e approfondita recensione Cesaratto sintetizza così bene gli argomenti sviluppati da de Vivo che verrebbe quasi voglia di dire: letta la recensione non c’è bisogno di leggere il libro. Ma non lo dirò, perché l’opera è veramente importante e va letta con attenzione. E consiglio di leggerla in parallelo con un'altra opera importante: P. Sraffa, "Lettere a Tania per Gramsci" (a cura di V. Gerratana), Editori Riuniti, Roma 1991. Il testo di de Vivo delucida un’ampia serie di problemi storiografici, teorici e politici su cui anche alcune menti eccelse si sono perse. La più importante di tutte le questioni controverse riguarda il rapporto di Sraffa con il pensiero di Marx. De Vivo contribuisce a chiarire che il lavoro teorico dell’amico di Gramsci va letto come tutto interno al marxismo e anzi come un contributo originale alla rinascita della teoria economica Marxista. È servito a riportare la critica dell’economia politica agli alti livelli di rigore analitico e dignità teorica che gli spettano e dal quale erano stati allontanati da alcuni giudizi fuorvianti di economisti marginalisti e dalle difese superficiali di alcuni epigoni.

Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica



 Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online

Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati


Sergio Cesaratto
La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali più straordinari –i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per ogni lettore colto.

lunedì 8 gennaio 2018

L'eterodosso - intervista su una rivista di area PD

Intervista su una rivista del PD. Dopo l'introduzione di Matteo Renzi (e Marco Fortis) e un articolo di Tommaso Nannicini, a pag. 30 c'è una intervista al sottoscritto da parte di un dottorando di Siena (Andrea Incerpi), che ringrazio per averla pubblicata integralmente. Chapeau, certamente più pluralismo che fra Liberi & Uniformi.




L’ETERODOSSO a cura di Andrea Incerpi
ECONOMIA
Sostenere la domanda
interna e così noi stessi
e l’economia globale.
Ma la Germania
non ne vuole sapere.
Il problema
è sempre tutto lì
Sono passati dieci anni dalla crisi finanzi aria che ha messo in ginocchio i mercati del lavoro e dei capitali eppure i suoi effetti, seppur mitigati dalla decorrenza del tempo piuttosto che da efficaci misure di politica economica a livello europeo, sono ancora visibili. Austerity, rigore fiscale e riduzione della spesa pubblica sono stati i mantra dei governi dell’Eurozona, con effetti spesso discutibili sui principali indicatori economici. Il pensiero ortodosso che si riconosce in questo spettro di politiche restrittive non è mai sembrato così in discussione. Ed è proprio uno dei maggiori esponenti del pensiero critico italiano, il prof. Sergio Cesaratto, a fornire un contributo analitico partendo da una diversa prospettiva.
Quella che pone al centro della crescita il ruolo dell’Europa, il mondo dei lavoratori e un nuovo nucleo di forze progressiste.