venerdì 12 ottobre 2018

Intervista a "Pagina uno"

 Pagina uno ha pubblicato una mia intervista sul libro. Qui la bozza finale inviata. Free download della bella rivista. Se potete, sostenete la versione cartacea.

“Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell'euro”
Sergio Cesaratto (intervistato da Giovanna Cracco)

Partiamo dall'inizio: l'Italia è tra i Paesi fondatori dell'Unione europea, e ne ha promosso e seguito l'intero percorso, dalla Ceca alla Cee, dall'entrata nello Sme all'Atto Unico Europeo nel 1986. Approdare a Maastricht nel 1992 e alla moneta unica era quindi in qualche modo già scritto nella strada intrapresa, eppure non c'è dubbio che legarsi ai cosiddetti “vincoli esterni”, in tema di bilancio pubblico e politica monetaria, è stato un 'salto di qualità', se così possiamo definirlo, importante rispetto al far parte solo di un mercato comune, come era l'Unione disegnata fino a quel momento dai Trattati sottoscritti. Perché i governi italiani hanno deciso di farlo? Tu individui nel libro ragioni sociali ed economiche...

R. In Italia il conflitto sociale esplose nel 1962-63, poi con maggiore virulenza nel 1969, per poi continuare per tutti gli anni Settanta – non entriamo in questa sede nelle cause di tale conflitto, o apriremmo una parentesi troppo estesa. Frutto dell'elevato conflitto salariale e degli shock petroliferi, l'inflazione aumentò; la svalutazione della lira consentiva tuttavia all'Italia di difendere la competitività esterna. Aumentarono la spesa sociale volta ad attenuare il conflitto e il sostegno alle imprese, ma non l'imposizione fiscale. Il debito pubblico italiano ne risultò accresciuto, ma la Banca d'Italia non faceva mancare il suo sostegno stampando moneta (nulla di male, a mio avviso), per cui i conti erano sotto controllo. L'europeismo italiano si spiega in grande misura come la ricerca di qualcosa che ponesse ordine nelle nostre vicende, e in particolare arginasse il conflitto sociale e la tentazione dei governanti di regolare questo conflitto con la spesa pubblica. Gli accordi di cambio – al di là delle chiacchiere degli economisti – hanno infatti il precipuo scopo di portare disciplina sociale: il conflitto sociale genera inflazione e quest'ultima perdita di competitività; la svalutazione del cambio fa recuperare la competitività; se quest'ultima possibilità viene meno, si tagliano le ali al conflitto sociale. A essere benevoli, i padri dello Sme prima e dell’euro dopo (dunque Andreatta e la sua corte di professori bolognesi, e gli uomini di Bankitalia post-Baffi come Ciampi e Padoa-Schioppa) ritenevano che fuori dai vincoli europei l’Italia non si sarebbe disciplinata da sola.

venerdì 5 ottobre 2018

Intervista a Sergio Cesaratto da New Europe – L’Italia distruggerà l’eurozona?

 Voci dall'estero ha generosamente e professionalmente tradotto la mia intervista a New Europe.


Da New Europe, l’intervista al professore Sergio Cesaratto, docente di Economia Internazionale all’Università di Siena e nome ben conosciuto all’interno del dibattito critico sull’euro. Il professor Cesaratto spazia a tutto tondo su debito pubblico italiano e la sua sostenibilità, lo spread, le politiche economiche del governo gialloverde e lo scontro che si prospetta tra Italia e Unione europea. Scontro che, nelle sue parole, non sembra poter terminare, a causa della stolidità tedesca, se non con la distruzione di uno dei due contendenti.

di Ilia Roubanis, 28 settembre 2018

mercoledì 3 ottobre 2018

Lucio Baccaro su "Chi non rispetta le regole?"


Economia e politica ha pubblicato una lunga e bella recensione di Lucio Baccaro al mio libro. Per chi non lo sapesse, Lucio ha ereditato da Wolfgang Streeck la direzione del prestigioso Max Planck Institute for the Study of Societies di Colonia.

Le doppie morali della crisi europea
Lucio Baccaro
Max Planck Institute for the Study of Societies
Settembre 2018


Sergio Cesaratto ha scritto un bel libro, Chi non rispetta le regole? (Cesaratto 2018), con l'obiettivo di smontare sistematicamente una particolare lettura della crisi dell'Euro, che assolve completamente la classe dirigente politica ed economica tedesca, e scarica per intero la responsabilità sui paesi della periferia europea. È una lettura moraleggiante, diffusa non solo in Germania, ma anche in ambienti italiani di orientamento liberista. Non è affatto un'invenzione dell'autore. Al contrario, personalmente ho ascoltato diverse volte questo tipo di narrazione quando, nell'autunno del 2013, condussi con Klaus Armingeon una serie di interviste volte a capire in quale maniera funzionari publici, politici e sindacalisti tedeschi interpretassero la crisi dell'Euro e le risposte da dare ad essa (Armingeon e Baccaro 2015).