sabato 3 dicembre 2016

Aspettando il referendum. Recensioni, interviste e presentazioni su Sei lezioni. Parlatene male, ma parlatene.


 
Recensioni a Sei lezioni











Gennaro Zezza, 6 lezioni di Sergio Cesaratto
"Il libro è ben scritto e molto godibile. Si parte da un excursus sulla teoria dei classici, l’economia marginalista, e la teoria Keynesiana, per “dare le basi”. La chiave di lettura è quella dell’economista di formazione sraffiana, come è ovvio, e su alcune affermazioni sui marxisti e su Keynes ci sarebbe da discutere. Ma in generale questa prima sezione è ben fatta: mi ha ricordato a volte il bel libro del 1976 “Il valore” di Claudio Napoleoni, che fu la mia introduzione a gran parte di quanto Sergio racconta."

Pierluigi FaganETERODOSSI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI!
"Credo sia questo ad aver mosso il professore di Siena a darci le sue sei lezioni, approfondite e comprensibili pur se rigorose e poco inclini alla narrazione, soprattutto rivolgendosi a quanti hanno animo critico verso lo stato economico (quindi politico) della nostra realtà e però scelgono la via facile ma sterile dell’olismo negativo (no a questo, no a quello ed in definitiva no a tutto) senza penetrare il dovuto, la complessità delle idee che poi portano alle scelte."

domenica 27 novembre 2016

Roberto Artoni: dalle privatizzazioni alla riforma costituzionale



Pubblichiamo col permesso dell'autore un bell'articolo del prof. Roberto Artoni (originariamente in Riforma del capitalismo e democrazia economica, a cura di L. Pennacchi e R. Sanna, Ediesse 2015). Attualissimo il passo di Guido Carli citato all'inizio: “L’Unione europea implica la concezione dello “Stato minimo”, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione delle modalità di composizione della spesa, una redistribuzione delle responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari e aumenti quelle dei governi”.


LE PRIVATIZZAZIONI E L’ARRETRAMENTO DEL PERIMETRO PUBBLICO[1]
(Roberto Artoni)

Dopo oltre venti anni non è inopportuno tentare un bilancio della politica di privatizzazione seguita nel corso dell’ultimo decennio del secolo scorso. Si devono cioè chiarire, sia pure in termini molto sintetici in questa sede, i presupposti delle politiche allora intraprese, individuarne i limiti e delinearne gli effetti che si sono progressivamente manifestati.

martedì 22 novembre 2016

Il castigamatti (anche in word!)

E' una risata che vi seppellirà. Nelle Sei lezioni riporto brani di questo divertente articolino di Nando Vianello sulle proposte "simbionesi" di Pivetti e De Vivo al convegno del Cespe del 1976. Eccolo nella sua interezza, sperando sia sufficientemente leggibile.
(Il tavolino magico, l'asino d'oro e il randello castigamatti sono una fiaba dei fratelli Grimm).
Update: un gentile amico lettore, Marco Boleo, ne ha fatto una trascrizione in word allegata in fondo. Grazie!

giovedì 17 novembre 2016

Se l'euro cade, sarà perché non sostenibile politicamente- articolo su Il Fatto




 Da Il Fatto quotidiano, 16 novem
bre 2016. Con l'occasione: giovedì a PISA (vedi locandina); venerdì a Parma; sabato a Rieti.

E' l'insostenibilità politica che farà cadere l'euro
Il dibattito fra economisti su Il Fatto e il manifesto ha visto la contrapposizione fra quelli dell’euro reversibile che cercano di guardare con freddezza oggettiva a costi e vantaggi dell’uscita, e quelli della irreversibilità dell’euro che mancano di proporre un’alternativa alla morte lenta del Paese, limitandosi a frettolosi allarmismi. “Di doman non v'è certezza” per tutti, ma un’evidenza a favore dei primi è che con l’euro il Paese è andato di male in peggio. E vi sono altre certezze a loro favore. La prima è che l’euro entrerà in crisi se e quando in uno o più Paesi esso si rivelerà politicamente insostenibile. L’Italia è una candidata naturale. Come in tutti gli eventi catastrofici, un crollo dell’Italia scaturirà dal combinato disposto di varie cause.

martedì 1 novembre 2016

Fabio Petri su "Rottamare Maastricht"



Fabio Petri, Recensione (intervento alla presentazione) del libro “Rottamare Maastricht”, di A. Barba, M. D’Angelillo, S. Lehndorff, L. Paggi, A. Somma (Deriveapprodi), Roma, 27 ottobre 2016

Lo scopo del libro, dall’Introduzione di Paggi, è aiutare ‘la costruzione di un movimento anti-Maastricht diverso da quello populista’, sottrarre al populismo ‘il monopolio della critica della situazione esistente’; combattere Maastricht come cultura, concezione del mondo, proposta di civiltà; a tal fine aiutare a ‘trasformare la protesta sociale in conflitto distributivo e in alternativa politica’, aiutare ‘la costruzione di un movimento ancora inesistente’, per la qual cosa ‘occorre mettere sul tappeto il problema di una filosofia di governo alternativa e di un programma che indichi, in primo luogo sotto il profilo concettuale, alcuni punti di scorrimento verso un’Europa politica della crescita’.
Il libro non si spinge a proporre esplicitamente questa filosofia di governo alternativa o programma (l’Introduzione si limita a indicare il bisogno di più democrazia più salario più produttività, ma senza entrare nel come raggiungere questi obiettivi); piuttosto fornisce analisi preliminari per dimostrare la necessità di aprire il dibattito; tre messaggi in particolare emergono dai cinque contributi.

sabato 29 ottobre 2016

La sinistra sdentata - Recensione al nuovo libro di Barba e Pivetti



 Micromega ha pubblicato con bella evidenza (non era ovvio nei giorni del referendum) la nostra recensione al libro di Barba e Pivetti. Libro e recensione sono molto duri. Ma la sinistra deve fare i conti duramente con se stessa Ha fatto bene D'Attorre a cominciare con l'euro qualche giorno fa. Massimo sforzo di condivisione per dare risonanza al libro di Barba e Pivetti.
Il tradimento della sinistra
di Sergio Cesaratto

Il volume di Aldo Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di “terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo. E’ facile pronosticare che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah, sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi strati della popolazione fa la propria ragion d’essere.

mercoledì 19 ottobre 2016

Stirati e Zenezini rispondono a Lunghini

Con un contorto titolo redazionale, il manifesto ha pubblicato un importante articolo di Antonella Stirati e Maurizio Zenezini

L’euro e il gold standard d’accordo con Keynes, meglio di no

Antonella Stirati, Maurizio Zenezini, 18.10.2016

La domanda non è se uscire dall’euro è una cattiva opzione ma se è la peggiore. Le politiche
monetarie di cui ha bisogno l’Italia si fanno fuori dalla moneta unic
a

Nella discussione sulla moneta, Giorgio Lunghini (il manifesto, 29 settembre), si chiede, con
comprensibile preoccupazione, quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo del lavoro di
una dissoluzione della moneta unica. Questa domanda non ha risposte facili. Certo, se ad
abbandonare l’euro fosse un paese grande come l’Italia vi sarebbero ripercussioni sulla zona euro e
fasi di instabilità finanziaria. La domanda, tuttavia, non è se l’uscita dall’euro sia una cattiva opzione,
ma se sia necessariamente la peggiore.