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martedì 12 dicembre 2023

Nella notte europea tutti i Patti sono stupidi II

 Intervista a Il sussidiario 12 dicembre 2023 (a cura di Lorenzo Torrisi)

RIFORMA PATTO DI STABILITÀ/ “La Germania vuole meno flessibilità per non cambiare l’Europa”

La posizione tedesca sulla riforma del Patto di stabilità si sta facendo più rigida. All'Italia servirebbe un impegno per l'azzeramento degli spread

Un accordo sulla riforma del Patto di stabilità non è ancora stato raggiunto, ma dopo Eurogruppo ed Ecofin si è parlato di “passi avanti”. Cosa ne pensa?

Un passo avanti e due indietro verrebbe da dire. La Germania, impegnata in un assurdo aggiustamento dei propri conti pubblici per rispettare lo schwarze Null (pareggio di bilancio) in seguito alle contestazioni dell’Alta Corte di Karlsrhue, ha indurito la propria posizione esigendo obiettivi di aggiustamento uniformi e predefiniti, soprattutto per i Paesi ad alto debito.  

martedì 26 novembre 2019

Altra lunga intervista su libro e MES (con commenti sotto sale sulle "sardine")


La sinistra e l’economia: da Sraffa e Keynes alla riforma del MES.
Intervista a Sergio Cesaratto
a cura di Alba Vastano
Professor Cesaratto, entriamo subito nel vivo, ovvero l’attuale questione del Mes , il fondo salva Stati. Anzitutto, per i profani in materia di economia, può spiegare cos’è il Mes e come funziona  questo meccanismo applicato all’economia europea?
Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche fondo salva-Stati, fu creato nel 2011. Interviene a finanziare uno Stato quando per quest’ultimo non ha più senso finanziarsi sui mercati a causa di tassi di interesse troppo alti. Semplificando, quando i sottoscrittori del debito pubblico non rinnovano i prestiti, non trovando altri acquirenti a tassi ragionevoli, il Paese non può restituire i prestiti in scadenza ed è in default. Il MES interverrebbe prestando quattrini al Paese, probabilmente in combinazione con la BCE che a sua volta comprerebbe titoli di Stato sotto il cappello dell’OMT (Outright Monetary Transactions), il programma annunciato da Draghi nel luglio 2012 nel famoso discorso in cui disse che la BCE avrebbe fatto tutto quanto necessario (“whatever it takes”) per preservare l’euro. L'aiuto di Draghi era subordinato a prestiti MES, e questi ultimi a un “memorandum of understanding”, un impegno del Paese a perseguire politiche di aggiustamento fiscale (leggi: austerità). Il MES ha un capitale fornito dai Paesi dell’eurozona (80 miliardi), e in caso di prestiti si può finanziare emettendo titoli.

lunedì 13 maggio 2019

Un giudizio globale

Pubblichiamo intervista apparsa su Osservatorio globalizzazione



Professor Sergio Cesaratto, ordinario nel Dipartimento di Economia Politica e statistica dell’Università degli Studi di Siena, da sempre economista eterodosso e ormai punto di riferimento della divulgazione dell’economia classica in Italia. Ha recentemente pubblicato due importanti libri che hanno avuto molto successo: Chi non rispetta le regole? del 2018 e Sei lezioni di Economia del 2016, dimostrandosi ancora una volta come importante voce critica della sinistra e dei processi di involuzione che la stanno attraversando.

OG: Ormai a quasi trent’anni dall’inizio del processo di globalizzazione in senso neoliberale, possiamo provare a tracciarne un bilancio, lei cosa ne pensa?

SC: Per molti versi il processo di globalizzazione era ineludibile con l’entrata nel capitalismo e nel mercato mondiale di molti Paesi che erano un tempo chiamati del Terzo Mondo. L’espansione dell’esercito industriale di riserva anche attraverso la delocalizzazione delle produzioni in quei Paesi, ha tuttavia comportato l’indebolimento del movimento operaio e delle conquiste nei Paesi di più antica industrializzazione. Quindi il bilancio per noi è negativo sul piano dei diritti sociali.  Simmetricamente all’esplosione della globalizzazione vi è stato il crollo del modello socialista. Questo, forse più della globalizzazione, ha fatto crollare l’idea stessa di una alternativa al capitalismo - in un certo senso la traiettoria cinese del capitalismo guidato dallo Stato, esperienza peraltro non nuova, può essere vista anche in questa luce. La crisi verticale della sinistra è tutta qui. Senza un modello socio-economico alternativo, rimangono solo le utopie, le belle parole, i diritti civili, mentre le masse popolari guardano altrove, purtroppo a destra. E questo è naturalmente paradossale, perché a destra non c’è nessuna vera alternativa, anzi.

domenica 9 settembre 2018

Gianpasquale Santomassimo su "Patria e Costituzione"

Qui di seguito, autorizzati dall'autore che ringraziamo, il testo della relazione del prof. Gianpasquale Santomassimo (già docente di storia presso l'Università di Siena) per "Patria e Costituzione".

Roma, 8 settembre 2018

Ci troviamo probabilmente all’interno di una vera e propria rivolta popolare in atto nel continente. Che si esprime nelle forme pacifiche di un sommovimento elettorale e che tende ad assumere, per la disastrosa politica delle sinistre tradizionali, una forte connotazione di destra, dal punto di vista politico e culturale.
E’ un esito che non giunge per la verità inatteso, che viene dopo un quarto di secolo di impoverimento costante, di erosione tangibile delle garanzie dello stato sociale, di stagnazione permanente e di perdita di prospettive credibili per le generazioni più giovani. Assistiamo a una gigantesca sostituzione di rappresentanza sociale, che vede i ceti popolari cercare spesso a destra protezione e sicurezza (sicurezza che è una dimensione globale, che significa in primo luogo sicurezza del lavoro e nel lavoro, sicurezza sul terreno della salute e dell’assistenza, e che solo in ultima analisi significa anche tutela dell’ordine pubblico). Una inversione di ruoli e di rappresentanza di ceti e di stili di vita, raffigurato plasticamente da tutte le analisi del voto degli ultimi anni, che hanno contrapposto benestanti soddisfatti dei centri cittadini a popolo delle periferie che esprimeva un bisogno al tempo stesso di ribellione e di protezione. E lasciando alla sinistra la rappresentanza di un ceto medio più o meno riflessivo, fatto di benestanti soddisfatti degli esiti provvisori della globalizzazione e dei diritti civili acquisiti.

mercoledì 22 agosto 2018

Sovranità democratica e internazionalismo autentico

Articolo su Il Fatto quotidiano, 22 agosto 2018


Sovranità democratica e internazionalismo autentico
Sergio Cesaratto
Per molti opinionisti il termine “sovranità nazionale” è diventato sinonimo dei più gretti sentimenti politici: nazionalismo, razzismo, rosso-brunismo, neo-fascismo. Forse è il caso di introdurre qualche distinguo in quella che appare una strumentalizzazione volta a mettere nello stesso calderone ispirazioni politiche ben diverse. Una confusione che trova la sua radice nella mancanza di argomenti solidi per contestare chi ritiene una piena sovranità nazionale il presupposto della democrazia e di una costruttiva cooperazione internazionale.

lunedì 21 maggio 2018

"La Città futura" sul nuovo libro

L’ombrello dell’Europa

 Recensione di Ascanio Bernardeschi al mio libro pubblicata da La Città futura. Mi sembra che Ascanio critichi il libro per l'assenza di quello che ne è invece il cuore: alla base della scelta scellerata dell'importazione della disciplina dall'esterno v'è un conflitto di classe irrisolto. Dissentiamo naturalmente su come il conflitto vada (o poteva essere) risolto: attraverso un compromesso socialdemocratico a mio avviso, con la fuoriuscita dal capitalismo secondo lui. Per il resto, una bella recensione.

L’ombrello dell’Europa

Nel libro di Cesaratto si denuncia la politica di dumping sociale e di mercantilismo della Germania, ma manca la critica del capitalismo.



Mark Twain molti anni fa disse che le banche sono come colui che ti presta l’ombrello quando non piove e lo rivuole indietro quando piove. Non poteva prevedere che invece le banche americane, anni dopo, preparando la crisi dei mutui subprime, avrebbero prestato fin troppo, scommettendo su un andamento continuamente favorevole del mercato immobiliare e andando a gambe all’aria con lo scoppio di questa bolla speculativa.

mercoledì 11 aprile 2018

Il Keynes incompiuto della sinistra italiana

Ripubblichiamo un bell'intervento di Vincenzo Maffeo su il manifesto del 3 aprile 2018
manifesto

La sinistra e i contenuti, ovvero Keynes e la mucca nel corridoio

di Vincenzo Maffeo

Non ci si è resi conto che l’abbattimento della precarietà del lavoro è il presupposto imprescindibile di una politica coerente per l’occupazione

Una ricostruzione della sinistra in Italia non può prescindere da una critica impietosa che riguardi i contenuti della proposta politica prima che il modo in cui essa è stata presentata. Una critica che non può trascurare di aprire finalmente gli occhi sulla «mucca che è nel corridoio»: la precarietà del lavoro. 

sabato 24 febbraio 2018

Belle firme per stanare la "sinistra"

... senza molta speranza di riuscirvi. Da Micromega.
PS i firmatari comprendono sia elettori che non elettori di LEU, e molti potrebbero cambiare idea strada facendo (in entrambe le direzioni)



Lettera aperta a Liberi e Uguali

Negli ultimi quarant’anni la scienza e la tecnologia hanno fatto progressi inimmaginabili e la ricchezza del mondo è aumentata, tanto nei paesi che avevano un minor livello di sviluppo che in quelli di più antica industrializzazione. In questi ultimi, però, la maggiore ricchezza generata è andata quasi esclusivamente nelle mani di un piccolo numero di persone, invertendo la tendenza a una più equa distribuzione che si era verificata a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Non si è trattato di una fatalità o di un fenomeno impossibile da controllare: è stato il frutto dell’ideologia economico-politica che ha conquistato l’egemonia dagli anni ’80 del secolo scorso.

sabato 3 febbraio 2018

E mo' chi voto?

Makroskop mi ha richiesto, tradotto e pubblicato un articolo sulle elezioni che pubblico con minimi ritocchi (anche perché l'ho scritto 15 giorni fa).
https://makroskop.eu/2018/02/die-linke-und-die-italienischen-wahlen/
E' piaciuto anche in Spagna, per cui lo tradurranno anche lì. Ma non è detto che nei prossimi giorni non cambi idea (ammesso che ne abbia una precisa).
Con l'occasione, intervista su Radio radicale,  notiziario delle 14,05, cliccare "scarica" e poi andare al minuto 27. Si parla dei medesimi temi, cominciando dalla questione Bagnai.



Che voto a fare? La sinistra e le elezioni italiane
Sergio Cesaratto
E tu che fai? Ti astieni oppure voti per qualcuno, si domanda il popolo di sinistra in questi giorni. Al di là dell’offerta elettorale, che descriveremo più avanti, c’è un problema di fondo che riguarda la democrazia italiana e quella degli altri Paesi dell’eurozona, con l’esclusione della Germania (e dei suoi satelliti). In democrazia si vota fondamentalmente per due ordini di questioni: le scelte socio-economiche e i diritti civili.

mercoledì 17 gennaio 2018

"Non sono Stato io": Massimo Pivetti su sinistra e Stato

Rilanciamo un breve articolo di Massimo Pivetti pubblicato su Costituzionalismo.it (FASCICOLO 3 | 2017, 16 gennaio 2018) sull'anti-statalismo della sinistra che ha purtroppo radici intellettuali profonde (anche se storicamente comprensibili). Naturalmente il ruolo insopprimibile dello Stato in una socialdemocrazia e a maggior ragione nel socialismo pone problemi molto rilevanti relativi alla sua democraticità (dal punto di vista dei lavoratori naturalmente). La sinistra è però sfuggita ai problemi al suo solito modo, con scorciatoie quali l'anti-autoritarismo anarcoide.
Sulla dottrina marxista dello Stato. Una nota nel centenario della Rivoluzione d’ottobre
di Massimo Pivetti

Sommario: 1. Due compiti della sinistra; 2. Una cultura borghese illuminata e la sua
estinzione; 3. Sulle basi culturali dell’azione politica della sinistra; 4. La tesi
dell’incompatibilità tra “Stato” e “libertà”; 5. Dottrina marxista dello Stato ed
esperienza storica; 6. Influenza negativa della dottrina.


1. Due compiti della sinistra
Fino a una quarantina di anni fa, all’interno del capitalismo industrialmente avanzato,
nella sinistra era ancora diffusa la consapevolezza che ciò che poteva indurre i capitalisti e
i loro rappresentanti a fare delle concessioni importanti sul terreno economico era solo il
timore di perdite maggiori, o addirittura il timore di perdere tutto. In generale, dunque, che
i suoi compiti avrebbero dovuto essere sostanzialmente due: riuscire a tenere sempre vivo
questo timore; sapere di volta in volta come sfruttarlo, ossia avere chiari i programmi e le
misure necessarie a migliorare, attraverso l’intervento dello Stato, le condizioni di vita e
di lavoro dei salariati e delle masse popolari – in pratica, le misure necessarie a migliorare
il funzionamento stesso del capitalismo. Veniva al riguardo tenuto presente, da un lato,
che a fronte di livelli di attività stabilmente elevati, quindi anche di una massa di profitti
stabilmente elevata, i capitalisti e i loro rappresentanti avrebbero potuto col tempo
abituarsi a considerare come normale un minor saggio di rendimento del capitale, finendo
per accettare margini di profitto più contenuti e una minore quota dei redditi da capitale e
impresa nel prodotto; dall’altro, che una parte della borghesia, la parte più istruita e
socialmente sensibile, avrebbe anch’essa ricavato senso di tranquillità e di benessere da un
contesto culturale e sociale non eccessivamente degradato e sufficientemente coeso;
quindi, che avrebbe potuto essere indotta a sostenere, piuttosto che a contrastare, misure di
riformismo socialdemocratico.

martedì 9 gennaio 2018

Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica



 Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online

Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati


Sergio Cesaratto
La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali più straordinari –i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per ogni lettore colto.

lunedì 8 gennaio 2018

L'eterodosso - intervista su una rivista di area PD

Intervista su una rivista del PD. Dopo l'introduzione di Matteo Renzi (e Marco Fortis) e un articolo di Tommaso Nannicini, a pag. 30 c'è una intervista al sottoscritto da parte di un dottorando di Siena (Andrea Incerpi), che ringrazio per averla pubblicata integralmente. Chapeau, certamente più pluralismo che fra Liberi & Uniformi.




L’ETERODOSSO a cura di Andrea Incerpi
ECONOMIA
Sostenere la domanda
interna e così noi stessi
e l’economia globale.
Ma la Germania
non ne vuole sapere.
Il problema
è sempre tutto lì
Sono passati dieci anni dalla crisi finanzi aria che ha messo in ginocchio i mercati del lavoro e dei capitali eppure i suoi effetti, seppur mitigati dalla decorrenza del tempo piuttosto che da efficaci misure di politica economica a livello europeo, sono ancora visibili. Austerity, rigore fiscale e riduzione della spesa pubblica sono stati i mantra dei governi dell’Eurozona, con effetti spesso discutibili sui principali indicatori economici. Il pensiero ortodosso che si riconosce in questo spettro di politiche restrittive non è mai sembrato così in discussione. Ed è proprio uno dei maggiori esponenti del pensiero critico italiano, il prof. Sergio Cesaratto, a fornire un contributo analitico partendo da una diversa prospettiva.
Quella che pone al centro della crescita il ruolo dell’Europa, il mondo dei lavoratori e un nuovo nucleo di forze progressiste.