Professor Sergio
Cesaratto, ordinario nel Dipartimento di Economia Politica e statistica
dell’Università degli Studi di Siena, da sempre economista eterodosso e ormai
punto di riferimento della divulgazione dell’economia classica in Italia. Ha
recentemente pubblicato due importanti libri che hanno avuto molto successo: Chi non rispetta le regole? del 2018 e Sei lezioni di Economia del 2016,
dimostrandosi ancora una volta come importante voce critica della sinistra e
dei processi di involuzione che la stanno attraversando.
OG: Ormai a quasi
trent’anni dall’inizio del processo di globalizzazione in senso neoliberale,
possiamo provare a tracciarne un bilancio, lei cosa ne pensa?
SC: Per molti versi
il processo di globalizzazione era ineludibile con l’entrata nel capitalismo e
nel mercato mondiale di molti Paesi che erano un tempo chiamati del Terzo
Mondo. L’espansione dell’esercito industriale di riserva anche attraverso la
delocalizzazione delle produzioni in quei Paesi, ha tuttavia comportato
l’indebolimento del movimento operaio e delle conquiste nei Paesi di più antica
industrializzazione. Quindi il bilancio per noi è negativo sul piano dei
diritti sociali. Simmetricamente
all’esplosione della globalizzazione vi è stato il crollo del modello
socialista. Questo, forse più della globalizzazione, ha fatto crollare l’idea
stessa di una alternativa al capitalismo - in un certo senso la traiettoria
cinese del capitalismo guidato dallo Stato, esperienza peraltro non nuova, può
essere vista anche in questa luce. La crisi verticale della sinistra è tutta
qui. Senza un modello socio-economico alternativo, rimangono solo le utopie, le
belle parole, i diritti civili, mentre le masse popolari guardano altrove,
purtroppo a destra. E questo è naturalmente paradossale, perché a destra non
c’è nessuna vera alternativa, anzi.