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martedì 2 gennaio 2024

Patto di stabilità: è finita come doveva finire

 

 Intervista a Il sussidiario 24 dicembre 2023 (a cura di Lorenzo Torrisi)

NUOVO PATTO DI STABILITÀ/ “Italia lasciata senza alternativa, arriva l’austerità perpetua”

- int. Sergio Cesaratto

La riforma del Patto di stabilità non porta a una vera governance economica europea. Per l'Italia si prospettano anni di austerità

Cosa pensa dell’accordo finale raggiunto sulla riforma del Patto di stabilità e crescita?

Mah, è finita come doveva finire. La verità è che l’Europa è irriformabile. È discesa in una valle finendo in una palude. In via di principio avrebbe la forza di tirarsene fuori e andare avanti, ma ci si dovrebbe aiutare a vicenda. I DNA non sono però programmati per farlo, mentre tornare indietro è impossibile perché il vecchio assetto (monete nazionali) è irrimediabilmente franato. Un patto di stabilità c’è anche negli Stati Uniti, o fra le nostre regioni. Ma poi ci sono bilanci federali o nazionali e, negli USA, una banca centrale alle spalle del governo. In Europa non si va oltre una politica di paletti e vincoli. Non è così che si fa la politica economica. Ma un governo federale in Europa non si avrà mai.

martedì 12 dicembre 2023

Nella notte europea tutti i Patti sono stupidi II

 Intervista a Il sussidiario 12 dicembre 2023 (a cura di Lorenzo Torrisi)

RIFORMA PATTO DI STABILITÀ/ “La Germania vuole meno flessibilità per non cambiare l’Europa”

La posizione tedesca sulla riforma del Patto di stabilità si sta facendo più rigida. All'Italia servirebbe un impegno per l'azzeramento degli spread

Un accordo sulla riforma del Patto di stabilità non è ancora stato raggiunto, ma dopo Eurogruppo ed Ecofin si è parlato di “passi avanti”. Cosa ne pensa?

Un passo avanti e due indietro verrebbe da dire. La Germania, impegnata in un assurdo aggiustamento dei propri conti pubblici per rispettare lo schwarze Null (pareggio di bilancio) in seguito alle contestazioni dell’Alta Corte di Karlsrhue, ha indurito la propria posizione esigendo obiettivi di aggiustamento uniformi e predefiniti, soprattutto per i Paesi ad alto debito.  

giovedì 4 agosto 2022

Inflazione, elezioni e conflitto

 

CRISI UE/ “L’inflazione si batte con la fine della guerra, non con la recessione”

- int. Sergio Cesaratto

L’economia italiana è andata meglio del previsto, ma ci sono nubi all’orizzonte, senza dimenticare che a fine settembre ci saranno le elezioni

A giugno il tasso di occupazione in Italia è arrivato al 60,1%, un dato che non si vedeva dal 1977. E proprio il secondo trimestre ha fatto segnare, nelle stime dell’Istat, un rialzo del Pil pari all’1% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, superiore quindi a quello medio dell’Eurozona (+0,7%). «Evidentemente – ci dice Sergio Cesaratto, professore di politica monetaria europea all’Università di Siena – il sostegno della spesa pubblica, in particolare l’onda lunga del superbonus, non è venuto meno a fronte di difficoltà della componente estera e dell’agricoltura, colpita dalla siccità. Anche il turismo tira. Tutti desideriamo dimenticare il Covid, la guerra e fuggire dal cambiamento climatico (aggravandolo).

mercoledì 21 luglio 2021

Ancora sul bicchiere mezzo piena della BCE (Il sussidiario)

 

BCE E POLITICA/ L’ultima svolta che aiuta l’Italia e sfida l’Ue di Maastricht

- int. Sergio Cesaratto

Cresce l’attesa per il board della Bce in programma domani. Intanto l’Eurotower ha già fatto una mossa importante e che aiuta il nostro Paese

bce
Christine Lagarde, presidente della Bce (LaPresse)

I timori per un rialzo dei contagi da Covid si sono già riflessi sui mercati e potrebbero anche portare le Banche centrali a proseguire le loro politiche accomodanti oltre i tempi inizialmente previsti. In questo senso domani dal board della Bce potrebbero arrivare indicazioni importanti sulle mosse che si vorranno intraprendere riguardo il programma di acquisto di titoli di stato Pepp o immediatamente dopo la sua scadenza. C’è anche molta attesa per avere ulteriori dettagli sulla revisione del target inflazionistico decisa nelle scorse settimana. Ne abbiamo parlato con Sergio Cesaratto, Professore di Politica monetaria europea all’Università di Siena.

mercoledì 27 maggio 2020

Recovery fake?

Intervista su Il sussidiario.net

RECOVERY FUND/ “È un bluff, per ripartire ci serve una nuova Iri”

- int. Sergio Cesaratto

Oggi il Consiglio europeo dovrebbe affrontare il tema del Recovery Fund, strumento su cui l’Italia sembra contare molto per affrontare la crisi

Siamo arrivati al giorno in cui il Consiglio europeo dovrebbe affrontare il tema del Recovery Fund, sempre che la Commissione porti effettivamente al tavolo una propria proposta, dopo che la scorsa settimana Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno di fatto già presentato una sorta di loro bozza su cui non sono mancati i dissensi da parte di Olanda, Austria, Svezia e Danimarca. Il premier Conte punta molto sul Recovery Fund, dato che ha parlato di una “svolta storica” dal momento che Francia e Germania si sono accordati per “500 miliardi a fondo perduto”. Sergio Cesaratto, professore di Economia monetaria europea all’Università di Siena, non sembra condividere lo stesso entusiasmo del presidente del Consiglio: “Questa svolta mi sembra del tutto relativa e dagli effetti minuscoli, fatta salva l’opposizione di Austria e Olanda, dato che Danimarca e Svezia sono anche fuori dall’Eurozona. Questi Paesi dicono che non vanno dati soldi a fondo perduto, ma piuttosto erogati dei prestiti. Ma il Recovery Fund già consiste di risorse da restituire! Di fatto si tratta già di prestiti

giovedì 6 febbraio 2020

Specchietti per le allodole europeiste


Intervista a Il sussidiario. Nella conferenza stampa con Dombrovskis, Paolo Gentiloni sembrava il suo passacarte, ossequioso e con un inglese stentato. Ecco le mie reazioni a caldo. Ci sarà da approfondire nei prossimi mesi e magari far finta di partecipare.

europa_unioneeuropea_commissione_lapresseNUOVE REGOLE UE/ Le finte soluzioni ai danni causati da Bruxelles

- int. Sergio Cesaratto
La sede della Commissione Ue a Bruxelles (Lapresse)  

La Commissione europea avvia una consultazione sulla revisione del Patto di stabilità e crescita. Questo non basta ad aiutare l’Italia

La Commissione europea ha deciso di avviare una consultazione sulla revisione del Patto di stabilità e crescita. L’iniziativa è stata presentata ieri a Bruxelles da Valdis Dombrovskis e Paolo Gentiloni. “La stabilità resta un obiettivo, ma serve ugualmente sostegno alla crescita e alla mobilitazione di enormi investimenti per combattere i cambiamenti climatici”, ha detto il commissario agli Affari economici. La Commissione he predisposto delle domande cui potranno fornire le loro risposte, tra gli altri, Governi, Parlamenti, università ed economisti. Si prospettano quindi tempi lunghi prima della conclusione di questa consultazione. «Le agonie sono lunghe, l’Italia è in uno stato comatoso da 30 anni, quindi se aspetta ancora un po’ non cambia molto. Non sono quindi i tempi lunghi a preoccuparmi, quanto il fatto che temo che questa consultazione non porterà a nulla di concreto. Non credo che delle opinioni che verranno espresse si terrà molto conto, visto il peso che è stato dato in questi anni a quelle già ampiamente diffuse. Alla fine saranno i governi a decidere», ci dice Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena.

mercoledì 4 dicembre 2019

CASO MES/ Perché gli Usa non hanno un fondo salva-Stati?

 Intervista a Il sussidiario

CASO MES/ Perché gli Usa non hanno un fondo salva-Stati?

- int. Sergio Cesaratto

Il Mes rappresenta un’anomalia tutta europea. Negli Stati Uniti non c’è qualcosa di analogo perché l’unione monetaria ed economica è completa

 

Il caso Mes, dopo l’informativa del Premier Conte in Parlamento, non può certo dirsi risolto, visto che il Movimento 5 Stelle minaccia di non votare la ratifica del trattato se non ci saranno delle modifiche. Al di là dell’infuocato dibattito politico è comunque interessante un’osservazione che ci viene suggerita da Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena, sul Mes, che rappresenta una sorta di “anomalia” tutta europea.

martedì 22 ottobre 2019

Intervista su Il sussidiario


 Intervista su Il Sussidiario.net

PIL E MANOVRA/ Anche l’Italia precipita nella recessione tedesca

- int. Sergio Cesaratto

Dalla Brexit ai dazi sempre più incognite sulla crescita. La “golden rule” sugli investimenti non serve, molto meglio puntare sugli Eurobond

Il timbro ufficiale arriva dall’autorevole Bundesbank: l’economia tedesca potrebbe essere entrata in recessione, anche se non profonda. “Il Prodotto interno lordo potrebbe essersi ridotto nuovamente nel terzo trimestre del 2019” dopo il -0,1% del secondo trimestre, con l’export che continua a soffrire e gli indicatori di fiducia che non fanno intravedere una svolta immediata. Tuttavia, “una recessione nel senso di un significativo, ampio e durevole declino della produzione, con capacità inutilizzata, al momento non è in vista”.
È solo l’ultimo anello di una catena di cattive notizie per l’economia mondiale, che va ad aggiungersi alle incognite legate alla Brexit, alla guerra dei dazi che colpisce anche l’Europa, a un Sudamerica in fiamme per le proteste sociali e a un rallentamento globale, sancito pochi giorni fa dalle stime del Fondo monetario internazionale, che si fa sentire anche sull’economia cinese, la cui crescita è in frenata. Non è uno scenario troppo preoccupante per un Paese dai conti fragili come l’Italia? E quali effetti potrebbe avere sulla nostra economia e sulle nostre gracili prospettive di crescita? La manovra a cui sta lavorando il Governo non rischia di essere inadeguata di fronte a questa sfida? E che cosa potrebbe cambiare il quadro?
Ne abbiamo parlato con Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena, che commenta: 

venerdì 11 ottobre 2019

Intervista a il Sussidiario

Pubblichiamo intervista a Ilsussidiario.net
Devo a Eurointelligence la notizia della "soffiata".

Quella soffiata al Financial Times pericolosa per l’Italia

- int. Sergio Cesaratto

La flessibilità sui conti e il piano verde della Germania non bastano a evitare la recessione europea. Specie se si azzoppa il Qe della Bce

All’Eurogruppo di mercoledì e all’Ecofin di ieri, Roberto Gualtieri e il suo omologo francese Bruno Le Maire hanno avanzato la richiesta di maggior flessibilità sui conti pubblici. Stando a quanto riportano i media, inoltre, Pierre Moscovici avrebbe chiesto, come già fatto da Mario Draghi, ai paesi che hanno surplus commerciali e di bilancio, quali la Germania, di mettere in atto politiche fiscali espansive a beneficio di tutti. Da parte sua, il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, ha ricordato che il suo Paese ha già deciso di stanziare 150 miliardi di euro per investimenti verdi nei prossimi dieci anni. Bastano flessibilità sul deficit e investimenti green di Berlino a contrastare la temuta recessione europea? Lo abbiamo chiesto a Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena.

martedì 27 agosto 2019

L'Europa a una svolta? Se fosse una cosa seria, se non ora quando?

 Pubblichiamo intervista su il sussidiario.net

VINCOLI DI BILANCIO UE/ La Germania è in crisi, l’Italia ne approfitti

- int. Sergio Cesaratto

Le economie dei Paesi Ocse sono in frenata e per FT a Bruxelles si studia un nuovo Patto di stabilità più soft. E’ il momento giusto per dare una svolta keynesiana


Nel giorno in cui l’Ocse segnala il rallentamento del Pil dell’area nel secondo trimestre (+0,5% rispetto al +0,6% dei primi tre mesi del 2019) con una frenata che tocca tutti i principali Paesi, soprattutto quelli europei, Germania compresa (-0,1%, contro un +0,4%) e l’Italia ancora fanalino di coda con la sua crescita zero, il Financial Times ha ieri rilanciato l’indiscrezione (in parte poi smentita dalla portavoce Ue) che la Commissione europea voglia riscrivere il Patto di stabilità e crescita per renderlo più soft. Secondo il quotidiano economico inglese, a Bruxelles starebbe girando un documento, per ora tecnico e informale, che prevede la riscrittura delle regole di bilancio e l’allentamento dei vincoli. È forse venuto il momento di riscrivere il Patto di stabilità e di crescita in chiave più espansiva? “Verrebbe da dire: finalmente e se non ora quando – risponde Sergio Cesaratto, professore di economia politica all’Università di Siena – perché l’Europa ha contribuito a destabilizzare l’economia mondiale. Ma il processo non sarà agevole, i segnali sono ancora timidi, soprattutto in Germania, e l’Italia, alle prese con la crisi di governo, rischia di lasciarsi sfuggire la grande occasione di poter indirizzare la riforma delle regole Ue”.

venerdì 19 luglio 2019

Intervista a Il sussidiario.net

FINANZA E POLITICA/ Così l’Italia può limitare i danni dell’Ue tedesca

- int. Sergio Cesaratto

La nuova Commissione europea nasce debole e a guida tedesca. All’Italia conviene appoggiare la linea francese nell’Ue

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LaPresse
Ursula von der Leyen si prepara a mettere a punto la squadra per dare vita alla nuova Commissione europea che entrerà ufficialmente in carica a novembre. Anche all’Italia spetterà indicare il nome di un Commissario, ma gli incarichi spetteranno all’ormai ex ministra della Difesa tedesca. «Mi sembra che questa Commissione nasca piuttosto debole. Quel sospiro di sollievo che ha fatto la von der Leyen quando Sassoli ha dato lettura dei voti a favore ricevuti, solo nove in più dei necessari, la dice lunga. La situazione è però interessante», ci dice Sergio Cesaratto, Professore di Economia politica all’Università di Siena.

giovedì 30 maggio 2019

Reazioni all'intervista

POST DA FB

Visto il putiferio che ha scatenato la mia intervista letta come una retromarcia (tranquilli, nessuna retromarcia pro-europeista), provo a chiarificare il mio pensiero (riprendo da una mail di risposta ad alcuni amici, xxx è un economista a voi ben noto): 1) quello che dico è che la polemica da anni contro i "parametri di Maastricht" (3% e 60%) è sbagliata in quanto questi in un'unione monetaria completa han perfettamente senso, il punto è dunque quello di battersi per un bilancio federale ciò che, assieme a una banca centrale cooperativa, comincerebbe a far avvicinare l'Europa a un'unione monetaria feasible. Questo significa che sono diventato federalista e che ritengo questo possibile, o addirittura macroniano? No. Però se decidi di fare politica in Europa ti devi dare obiettivi corretti e agire negli interstizi possibili, inclusa la attuale spaccatura franco-tedesca. Abbaiare contro obiettivi sbagliati in un profondo isolamento mi sembra velletario e ci può condurre alla Troika. Non è un caso che Savona se ne sia andato dal governo (read my lips: andato). Era l'unico ad aver avanzato delle proposte articolate.

2) Può invece darsi che il governo via il rifiuto delle sanzioni a cui potremmo andare dritti (e via il salasso degli spread che con questi chiari di luna potrebbero crescere a livelli insostenibili) ritenga di portarci all'uscita. Può darsi che xxx abbia informazioni su questo. Come il governo potrebbe averle su come ripristinare il sistema dei pagamenti, un tema che come sapete mi sta piuttosto a cuore. Dalle informazione che ho esso sarebbe azzerato per mesi e con esso le attività economiche... Varoufakis pensò di basarsi sulla rete corrispondente alla nostra Agenzia delle entrate ritenendo che avere questa carta fosse l'asso vincete, sia per rimanere avendo ottenuto qualcosa o per lasciare. E non mi si replichi... eh ma Varoufakis... anche Varoufakis può aver espresso cose giuste, tanto più da una posizione in cui si hanno le informazioni.

3) Se si intraprendesse comunque questa strada non avremmo scelta che appoggiarla. Vorrei che ci si arrivasse in maniera diversa e meno sgangherata, e con obiettivi diversi che non la flat tax e un clima da oscurantismo alla Opus Dei (baci ai rosari e quant'altro).

4) circa il "Paese del bengodi", questa è la critica standard che faccio agli MMT che pensano che basti una moneta sovrana per aver risolto tutti i problemi del mondo. Nella fattispecie il riferimento è all'idea che la BCE possa sostenere il deficit sending ab libitum degli stati membri di un'unione monetaria scatenando la concorrenza a chi fa più deficit. Manco gli MMT più fanatici arrivano a tanto. E per questo poltiche espansive vanno condotte da autorità federali (Tesoro e banca centrale).

5) concluso dicendo che da sinistra si deve dire a) che le battaglie vanno fatte su temi giusti e non velleitari (chi parla male pensa male); b) si cerchi fin che è possibile di far politica, isolarsi non è far politica; far politica è sfruttare ogni interstizio; è oggi questo si apre sul tema del bilancio federale; alle rotture si deve arrivare su battaglie poltiche; c) si deve dire apertamente che certi obiettivi sono non condivisibili, come la flat tax.

Il mio dissenso col governo (ovvero con Salvini) non è sul giudizio sull'Europa, ma sul metodo e gli obiettivi della battaglia.

mercoledì 29 maggio 2019

Intervista post-elettorale

Intervista a il sussidiario.net

LETTERA UE ALL’ITALIA/ Le mosse da non sbagliare con l’Europa

- int. Sergio Cesaratto

eurogruppo_tria_moscovici_lapresse_2018In arrivo lettera della Commissione sul debito pubblico. L’Italia dovrebbe rispondere con una proposta ragionevole: stabilizzazione del debito/Pil in cambio di tassi bassi

 Foto: Giovanni Tria (LaPresse)
Lo spread sopra area 280 e il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, che annuncia: “Avrò uno scambio di vedute con il Governo italiano su misure aggiuntive che potrebbero essere richieste per essere in linea con le regole”. Il giorno prima, in conferenza stampa Matteo Salvini, forte del suo 34% di voti, aveva commentato così il risultato di domenica: “È in arrivo una lettera della Commissione europea sull’economia del nostro Paese e penso che gli italiani diano un mandato forte a me e al Governo di ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati”. Con un’idea ben precisa in testa: “Proviamo a salvare questa Europa, riportandola alle sue radici e al suo sogno originario. Sono convinto che il nuovo Parlamento europeo e la Commissione europea saranno amici dell’Italia. È cambiata la geografia in Europa”. Sarà davvero così? Come cambieranno i rapporti tra Italia e Unione europea? E soprattutto, su politiche espansive, lotta all’austerity e conti pubblici quali sponde troverà la Lega nel nuovo Parlamento europeo? Lo abbiamo chiesto a Sergio Cesaratto, professore di Economia politica all’Università di Siena, che si aspetta, per l’Italia, “una fase molto dura”.
Salvini ha stravinto con il 34%. Come verrà preso questo risultato a Bruxelles?
Penso che verrà preso con estrema preoccupazione sull’Italia, visti i programmi, costosi, di sfondamento dei parametri europei propugnati da Salvini. Non sappiamo ancora come sarà la nuova Commissione, su quali equilibri si reggerà, se andiamo – ma non credo – verso un’Europa un po’ più aperta sulla politica economica o un’Europa che in fondo non cambierà. E’ vero, potrebbero entrare i Verdi, ma non sono una forza così progressista e sarebbero comunque in una posizione di debolezza e la loro presenza sarebbe controbilanciata anche dai Liberali. Magari però contano di più in Germania. E con la crisi del modello basato sull’industria automobilistica potrebbero battersi per un modello basato su piani europei di riconversione ecologica e quant’altro.  Per ora sono però solo vaghi auspici.
Salvini ha detto che utilizzerà il “mandato forte” degli elettori italiani per “cambiare l’Europa, per ridiscutere in maniera pacata parametri vecchi e superati”. Come interpreta questa dichiarazione?
I parametri di Maastricht hanno perfettamente senso. Semmai il vero problema dell’Europa, se davvero si vuole una Ue più funzionale, è avere un bilancio federale. Negli Usa gli Stati membri sono vincolati al pareggio di bilancio, cioè né più né meno hanno i loro parametri di Maastricht. La differenza con l’Europa è che negli Stati Uniti c’è un bilancio federale molto grosso e importante con una Fed che collabora con il Tesoro, con la politica fiscale, tenendo bassi i tassi d’interesse qualora si renda necessario. In Europa la Bce dovrebbe funzionare affiancata da un bilancio federale. Politiche fiscali espansive vanno sì bene, ma vanno appoggiate da una banca centrale che tenga bassi i tassi, altrimenti, se anche togliessimo i parametri di Maastricht, i mercati ci farebbero neri, già ci stanno facendo neri. La Bce non può sostenere i disavanzi di un singolo Stato, perché questo indurrebbe tutti gli altri a fare a gara nello spendere in disavanzo.  Io sono keynesiano, ma non si può pensare che esista il Paese di Bengodi. Insomma, dire che tutto il problema è cambiare Maastricht, a parte il fatto che nessuno lo lascerebbe fare a Salvini, è purtroppo una grande fesseria, che gira da anni.
Quindi che cosa sarebbe meglio fare per cambiare l’Europa?
Bisogna avere un bilancio federale, che lentamente aumenti di dimensione e che sia assecondato dalla Bce con tassi molto bassi, dando così la possibilità di poter spendere in disavanzo senza pesare sulle imposte dei vari Paesi e di sostenere piani di investimento, in particolare negli Stati più in difficoltà.
Ma oggi chi sta pensando a un passaggio come questo?
Macron, a suo modo, un po’ queste cose le dice e i tedeschi gli rispondono di no. L’Italia dovrebbe affiancarsi a Macron, magari coinvolgendo anche i socialisti spagnoli, inducendolo ad avanzare proposte un po’ più serie e concrete, anziché chiedere alla Germania le briciole: chiediamo un bilancio federale europeo per poter spendere in disavanzo, come adesso non avviene, e che aumenti progressivamente. Questa è la via da seguire.
Dopo il voto di domenica gli equilibri all’interno del Parlamento europeo cambieranno, l’asse popolari-socialisti ha bisogno di supporti per trovare una maggioranza. Questo cambiamento potrebbe spingere l’Europa ad essere meno accondiscendente con le politiche di austerity finora adottate?
Temo di no. Può darsi che l’establishment europeo sia oggi un po’ spaventato, ma è anche possibile che non cambi niente, che ciò produca un’altra forma di irrigidimento.
Quali alleati potrà trovare allora Salvini?
La destra sovranista non è una forza omogenea, essendo spesso espressione di un nazionalismo un po’ becero, non certo keynesiano. Ci vuole cooperazione europea e questo la destra è incapace culturalmente di esprimerla. Non vedo sponde e penso che alla fine riusciranno a nominare una Commissione Ue di europeisti.
Intanto Salvini propone per l’Italia uno shock fiscale, a base di flat tax. Con i nostri conti pubblici è un obiettivo perseguibile e ci consentiranno di perseguirlo?
Non è che si possono ridurre le tasse e avere un disavanzo fiscale con un debito pubblico che è al 133% e continua a crescere e con tassi d’interesse che schizzano verso l’alto. Non mi sembra che in queste condizioni si possa realizzare una flat tax. Anche perché bisognerebbe tagliare la spesa, ma quale? La sanità l’abbiamo massacrata, l’istruzione pure, l’università anche, non vedo cosa altro possiamo massacrare. Siamo un po’ all’avventurismo.
Venerdì dovrebbe arrivare una lettera della Commissione Ue che contiene rilievi sull’andamento del nostro debito pubblico. Secondo Bloomberg, si paventa addirittura un’apertura della procedura d’infrazione e una possibile multa da 3,5 miliardi. A quel punto che cosa potrebbe succedere? Che risposta dovrebbe dare l’Italia?
Una risposta ragionevole con proposte ragionevoli e non sgangherate, come sbattere i pugni sul tavolo o minacciare di ribaltare i trattati.
Ragionevole in che senso?
L’Italia in questi anni è sempre stata l’allievo più diligente verso i trattati europei, sono anni che subiamo l’austerità, e questo lo abbiamo pagato duramente in termini di mancata crescita e di stagnazione della produttività. L’Italia ha le carte in regola molto più della Francia o della Spagna. Con qualche forma istituzionale, che non è facile da trovare, l’Europa dovrebbe aiutarci ad abbassare drasticamente i tassi d’interesse sui nostri titoli pubblici e l’Italia impegnarsi, firmando un memorandum, a una stabilizzazione, non riduzione, del rapporto debito/Pil. Questo sarebbe compatibile con politiche di deficit spending. Nulla di miracoloso, ma quel tanto che può bastare per uscire dall’austerità.
In attesa che il Parlamento europeo trovi i suoi equilibri e si giochino le partite per la nomina dei nuovi organismi, a cominciare dalla Commissione, i prossimi mesi saranno contrassegnati da questa fase di passaggio. Come dovrebbe muoversi l’Italia?
Il primo passo sarebbe cercare di non isolarsi. Il pericolo è che oggi Salvini si ritrovi così solo che alla fine potremmo rischiare di raccogliere le briciole a livello di commissari e di poltrone che contano, perché a Bruxelles questa è una partita molto importante. Così come lo sarà quella alla Bce per il dopo Draghi. L’Italia, come Germania e Francia, dovrebbe avere un membro fisso nel Comitato direttivo della Banca centrale europea. Non è scritto nei trattati, ma è frutto di un’azione politica, diplomatica, smorzando i toni sopra le righe.
A tenere i rapporti con la Ue sono, per il ruolo che rivestono, Conte e Tria, due mediatori per natura. Potrebbero, in questo campo, sorgere nuovi attriti con Salvini, che – lo dicevamo all’inizio – si sente investito di un mandato forte?
E’ possibile, però i conti alla fine devono tornare e dobbiamo sapere che i mercati ci attaccano per un nonnulla, non abbiamo palizzate che ci difendano. E’ un peccato, perché dalla Lega mi aspettavo qualcosa di meglio, con proposte più keynesiane, come quelle di Savona. Ma Savona se ne è andato. E Salvini può certamente dire quel che vuole, ma – come abbiamo visto – ci costa sempre qualcosa in termini di spread. Bisogna anche saper misurare quello che si vuole fare e si fa.
(Marco Biscella)

venerdì 15 marzo 2019

Intervista a Ilsussidiario.net

 Intervista a Ilsussidiario.net. Titoli redazionali

FINANZA & UE/ Draghi aiuta la corsa dell’Italia nella nuova Commissione

Non solo incarichi nella nuova Commissione europea, si comincia già a parlare della successione di Mario Draghi alla guida della Bce

15.03.2019 
Mario Draghi, presidente della Bce, con Pierre Moscovici, commissario europeo (LaPresse)
draghi moscovici lapresse 2018Mentre Luigi Di Maio ha già lanciato la corsa dell’Italia ad aggiudicarsi la poltrona di Commissario europeo all’Industria, Il Sole 24 Ore fa i nomi di chi potrebbe prendere il posto di Mario Draghi alla guida della Bce: non solo Jens Weidmann, ma anche Benoît Coeuré e l’ex Commissario Olli Rehn. «Non sono un politico, ma non so se fare queste dichiarazioni estemporanee serva a molto. Queste cose vanno preparate. Certamente avere più poltrone possibili è una cosa importante: francesi e tedeschi sono molto attenti a questo aspetto. L’Italia forse non ha fatto abbastanza finora su questo fronte», è il commento di Sergio Cesaratto, Professore di Economia politica all’Università di Siena, alle parole del vicepremier M5s.
Cinque anni fa è però riuscita a far eleggere Federica Mogherini Alto rappresentante per gli affari esteri…
Forse allora il Partito democratico ha fatto una scelta sbagliata, puntando ad avere un posto apparentemente importante, ma che nei fatti conta poco, quando poteva magari avere un’altra carica di rilievo.
L’Italia, che appare isolata in Europa, può avere la forza di ottenere una carica importante, considerando anche che a ottenere più voti sarebbe un partito, la Lega, certo non visto bene da Bruxelles?
L’Italia è un po’ isolata, ma sono anche le politiche europee ad averci messo in questa situazione. Penso che molto dipenderà anche da quale maggioranza ci sarà nel Parlamento europeo, se ancora Ppe e Pse avranno il peso attuale e quindi avranno voce in capitolo nella Commissione. Di certo non si potrà escludere l’Italia dall’assegnazione degli incarichi e l’avvicinarsi della scadenza del mandato di Draghi potrebbe anche favorire un riequilibrio di quelli più importanti all’interno dell’Europa. Credo che quindi si potrà avere anche qualcosa in più del Commissario all’Industria. Per noi sarebbe importante il Commissario agli Affari economici e finanziari.
A proposito della scadenza del mandato di Draghi, stanno già circolando i nomi dei suoi possibili successori. Cosa ne pensa?
La figura del Presidente è fondamentale. L’ideale sarebbe riuscire a non aver un tedesco, un francese o un rappresentante dei paesi nordici, che sono di fatto espressione della posizione della Germania. Forse la nomina di un banchiere centrale irlandese potrebbe essere lo scenario migliore per noi.
Resta il fatto che Draghi lascerà il suo incarico senza mai aver rialzato i tassi di interesse. Difficile pensare che anche il suo successore possa non farlo.
Molto dipenderà anche da come andrà l’economia. Il problema per noi è che lo spread italiano resta a un livello troppo alto. Cosa che di fatto comporta un maggior esborso per spese su interessi, risorse che potrebbero invece essere usate per sostenere la domanda interna. Abbiamo quindi minor crescita e aggravio del debito, la cosa peggiore che possa esserci: in questa situazione non potremo mai ridurre il rapporto debito/Pil. Questo è il tema che l’Italia dovrebbe sollevare ed è assurdo che l’Europa tolleri questa situazione.
Cosa occorrerebbe fare?
Il capo economista della Deutsche Bank, David Folkerts-Landau, aveva proposto un grande accordo tra Italia ed Europa e credo sarebbe la strada giusta. Noi dovremmo impegnarci a non aumentare il rapporto debito/Pil e a lentamente farlo scendere, ma da parte sua l’Europa dovrebbe garantire il debito pubblico italiano, facendo in modo che lo spread si riduca a 50 punti. Questo vorrebbe dire che l’Italia potrebbe ricominciare a spendere, a sostenere il Pil con i risparmi derivanti dal minor costo per gli interessi sul debito, di fatto riducendo appunto il rapporto debito/Pil.
Un qualcosa che oggi appare impossibile da realizzare…
Esatto, anche perché in un momento in cui l’economia europea sta andando male, i tedeschi continuano a fare politiche di bilancio restrittive. Da parte sua l’Europa non fa nulla per aiutare il nostro Paese. Anche gli osservatori internazionali dicono che non si può trattare in questo modo l’Italia, tra l’altro escludendola dalle trattative franco-tedesche sull’industria, pretendendo poi che resti sorda alle proposte di investimenti della Cina. Su questo punto è però bene fare molta attenzione, perché i cinesi sono scaltri: non bisogna farsi abbindolare.
(Lorenzo Torrisi)

giovedì 25 ottobre 2018

E' il tasso di interesse, bellezza!

 Pubblichiamo un'intervista uscita sul quotidiano on line Il sussidiario il 24 ottobre 2018.

 SCONTRO UE-ITALIA. La soluzione c'è ma "l'Europa" non la vuole

Il patto di stabilità e crescita "è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia" 

La commissione europea ha respinto al mittente la manovra italiana. "Il Governo italiano sta apertamente e coscientemente andando contro gli impegni presi verso se stesso e verso gli altri Stati membri", hanno detto i due commissari Moscovici e Dombrovskis nella loro replica al ministro Tria. Il motivo della bocciatura è la violazione del patto di stabilità e crescita per debito eccessivo. Alle parole dei commissari ha fatto eco, ieri sera, anche il presidente Mattarella. Sergio Cesaratto, ordinario di economia politica nell'Università di Siena, la pensa diversamente. L'equilibrio di bilancio "è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia". Per Cesaratto occorre diminuire la spesa per gli interessi, l'Italia non ha altra strada. "La Bce ha i mezzi per intervenire. Se vuole". Ma non farà nulla, spiega l'economista.