Pubblichiamo la recensione del prof. Nerio Naldi, che da tempo è il "biografo ufficiale" di Piero Sraffa, al volume di Giancarlo De Vivo dedicato a Sraffa e Gramsci, già da noi recensito su Micromega con un commento successivo di Ernesto Screpanti. Ringrazio il prof. Carlo D'Ippoliti e Moneta e credito per l'autorizzazione.
DE VIVO G. (2017), Nella bufera del Novecento. Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Roma: Castelvecchi, pp. 170.
Il libro di Giancarlo de Vivo contribuisce alla ricostruzione di aspetti fondamentali delle biografie di Piero Sraffa e di Antonio Gramsci e delle vicende che li legarono negli anni in cui Gramsci fu in carcere. In questa breve esposizione ci soffermeremo su quattro temi che il libro approfondisce nei suoi due capitoli principali e nelle loro appendici.
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venerdì 3 agosto 2018
Nerio Naldi sul libro di De Vivo dedicato a Sraffa e Gramsci
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martedì 9 gennaio 2018
Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica
Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online
Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati
Sergio Cesaratto
La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta
al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è
la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali
più straordinari –i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel
ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta
politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci
sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei
frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro
non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per
ogni lettore colto.
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sabato 7 gennaio 2017
Il suicidio delle sinistre
Pubblichiamo lunga e penetrante recensione del prof. Carlo Galli (unibo e deputato SI) alle Sei lezioni e al volume di Barba e Pivetti. In preparazione dell'incontro di martedì 10 alla Fondazione Basso.
Il suicidio delle sinistre
di Carlo Galli
Il suicidio delle sinistre
di Carlo Galli
La demolizione dei templi del neoliberismo, sconsacrati e delegittimati ma ancora torreggianti sulle nostre società e sulle nostre politiche, comincia dal pensiero critico, capace di risvegliare il mondo «dal sogno che esso sogna su se stesso». In questo caso, dall’economia eterodossa, declinata in chiave teorica e storica da Sergio Cesaratto – nelle sue Sei lezioni di economia. Conoscenza necessarie per capire la crisi più lunga (e come uscirne), Reggio Emilia, Imprimatur, 2016 –, esponente di una posizione non keynesiana né pikettiana né «benicomunista», ma sraffiana, e quindi in ultima analisi compatibile con il marxismo. Nella sua opera di decostruzione delle logiche mainstream vengono travolti i fondamenti del neo-marginalismo dominante: ovvero, che il concetto chiave dell’economia è la curva di domanda di un bene; che esistono un tasso d’interesse naturale, un tasso di disoccupazione naturale, un salario naturale, e che devono essere lasciati affermarsi; che c’è equilibrio e armonia fra capitale e lavoro; che c’è relazione inversa fra salari e occupazione (e quindi che la piena occupazione esige moderazione salariale); che il sistema economico raggiunge da solo l’equilibrio della piena occupazione se non ci sono ostacoli alla flessibilità del mercato del lavoro; che il risparmio viene prima degli investimenti; che la moneta determina i prezzi; che il nemico da battere è l’inflazione e che a tal fine si devono implementare politiche deflattive e di austerità, e intanto si deve togliere il controllo della moneta alla politica e conferirlo a una banca indipendente che stabilizza il tasso d’inflazione.
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sabato 29 ottobre 2016
La sinistra sdentata - Recensione al nuovo libro di Barba e Pivetti
Micromega ha pubblicato con bella evidenza (non era ovvio nei giorni del referendum) la nostra recensione al libro di Barba e Pivetti. Libro e recensione sono molto duri. Ma la sinistra deve fare i conti
duramente con se stessa Ha fatto bene D'Attorre a cominciare con l'euro
qualche giorno fa. Massimo sforzo di condivisione per dare risonanza al
libro di Barba e Pivetti.
Il tradimento della
sinistra
di Sergio Cesaratto
Il volume di Aldo
Barba e Massimo Pivetti è di gran lunga la più importante provocazione
intellettuale alla sinistra degli ultimi anni. Pivetti, il più senior della
coppia e ben noto economista eterodosso (con fondamentali contributi di analisi
economica), non è certo nuovo a queste provocazioni, tanto da meritarsi nel
lontano 1976 l’appellativo di “simbionese” (più o meno sinonimo di
“terrorista”) da parte di Giancarlo Pajetta. La sinistra avrà tre possibilità
di fronte a questo libro: ignorarlo del tutto; criticarlo sulla base degli
aspetti più “coloriti” del volume - quelli in cui gli autori s’indignano per
certe posizioni della sinistra antagonista; discuterlo a fondo. E’ facile pronosticare
che gran parte della sinistra italiana, troppo intellettualmente pigra o troppo
radical-chic per entrare seriamente nel merito, sceglierà le prime due strade (ah,
sono solo aridi economisti se non peggio). Ma il volume è ora lì come un
macigno a pesare su una sinistra che ha perso, in Italia ma non solo, ogni
reale contatto con le classi che rappresentavano un tempo la propria ragione
sociale. Una sinistra che non solo ha perduto questo contatto, ma che è ormai
da tempo considerata dai ceti popolari come propria nemica. Raccontano gli
autori che pare che François Hollande in privato si riferisca ai ceti popolari come
agli “sdentati”. Siamo anche convinti che, tuttavia, il volume rappresenterà
occasione di dibattito e un randello da usare in ogni occorrenza per quel che
resta di una sinistra intellettualmente solida e che delle ragioni di ampi
strati della popolazione fa la propria ragion d’essere.
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giovedì 27 febbraio 2014
Padoan fra Amendola e Keynes
Pubblichiamo editoriale uscito sul il manifesto (qui sul blog con un paio di piccole modifiche). Grazie a Joseph Halevi per la segnalazione del pezzo di Padoan su Critica marxista e a Lanfranco Turci per aver scovato la successiva discussione con De Vivo, e ambedue per avermi inviato i materiali.
Il ministro Padoan oltre Keynes. Nel ’75
Sergio Cesaratto,
Da Critica marxista a Renzi. Il
dibattito nel Pci, oltre la regolazione del conflitto di classe e la
prospettiva socialdemocratica, per un superamento del capitalismo
Il
nuovo ministro dell’Economia Piercarlo Padoan era ben presente nel dibattito
economico della sinistra dei caldi anni ’70. In particolare nel 1975 Critica marxista pubblicò una sua
relazione dal titolo assai impegnativo “Il fallimento del pensiero keynesiano”
che riassumeva il lavoro di un gruppo di giovani economisti costituito presso
l’Istituto Gramsci sul tema “Limiti del dirigismo e fondamenti teorici della
politica delle riforme”. Anche il
manifesto aveva dedicato grande attenzione a questo tema negli anni
precedenti col dibattito su “Spazio e ruolo del riformismo” pubblicato come
volume nel 1973. Un numero successivo di Critica
Marxista ospitò una nota critica di Giancarlo De Vivo, un acuto economista
della scuola di Sraffa e Garegnani, e la replica dello stesso Padoan.
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martedì 23 aprile 2013
Tutti in Barca? Alla ricerca di una sinistra diversa
Pubblichiamo più sotto un mio intervento su Fabrizio Barca uscito su Micromega
on line.
Con l'occasione segnalo le interviste a Brancaccio, Pizzuti e me su Donne sul Web:
Cosa succede se l'Italia esce dall'Euro?
Con l'occasione segnalo le interviste a Brancaccio, Pizzuti e me su Donne sul Web:
Cosa succede se l'Italia esce dall'Euro?
Pizzuti: “L'euro o c'è per tutti o non c'è per nessuno”
Brancaccio: “Default inevitabile se si resta nell'euro. Ma ogni previsione è azzardata”
Cesaratto: “L'euro non si doveva fare. Sull'ipotesi di uscita dalla moneta unica si fa terrorismo”
Infine questa importante iniziativa (aperta a tutti senza invito), che trae spunto anche dal dibattito fra Franzini e me (si veda su questo blog e su Micromega online):
Sapienza Università di Roma, Facoltà di Economia
Dipartimento di Economia e Diritto
Lunedi 13 maggio 2013, ore 15-18.30
Le ragioni dell’eguaglianza
Una discussione sull’Almanacco di economia di MicroMega “Il
ritorno dell’eguaglianza”
Facoltà di Economia, Via del Castro Laurenziano 9,
Roma
Sala del Consiglio,
Palazzina della Presidenza, secondo piano
Introducono
Andrea Brandolini, Banca d'Italia
Daniele Checchi, Università Statale di Milano
Elena Granaglia, Università di Roma Tre
Massimo Mucchetti, Senato della Repubblica
Intervengono gli autori
Nicola Acocella, Emilio
Carnevali, Sergio Cesaratto, Paolo De Ioanna, Mauro Gallegati, Raffaello Lupi,
Mario Pianta, Massimo Pivetti, Alessandro Roncaglia, Roberto Petrini, Michele Raitano, Pietro Reichlin,
Coordina
Maurizio Franzini, Sapienza Università di Roma
L’enfasi che il documento di Barca pone su un partito che mobiliti
e organizzi conoscenze può contribuire a superare la tradizionale
contrapposizione interna alla sinistra fra "visione" e
"competenze". Nel testo risuonano tuttavia gli echi rigoristi della
tradizione comunista: oggi più che mai sarebbe invece necessario fare i conti
con la mancata assimilazione del pensiero keynesiano da parte del Pci.
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sabato 26 novembre 2011
Questa sinistra di santi, poeti e tea-dem ©
Pubblichiamo un nostro articolo su il manifesto di sabato 26 novembre. Ci sembra solo di dover aggiungere che se lì si mette criticamente in luce il non-riformismo della tradizione amendoliana, andava per contro anche criticamente segnalata l'altra tradizione comunista, quella ingraiana. Questa'ultima, forse scevra di simpatie filo-sovietiche e più libertaria, ha potuto fare a meno di legittimarsi sottoscrivendo il liberismo quale unica forma di funzionamento del capitalismo. Ma anch'essa si è sempre mostrata lontana da ogni pragmatismo, inseguendo miti e sogni, gettando costantemente il cuore oltre l'ostacolo, e rimanendone così costantemente al di qua. Le influenze di tale tradizione sono manifeste nel vendolismo. Tra Ingrao e Amendola non c'era granché nel Pci - sebbene lì fossero comunque giganti a scontrarsi, questo non va dimenticato. La vera socialdemocrazia riformista del Pci andava ricercata a livello locale, negli asili nido rossi di Loris Malaguzzi, e la mia collaborazione con Lanfranco Turci così si spiega. Non posso che rimandare a Paggi e D'Angelillo (Einaudi 1986).
Liberisti, non riformisti
Sergio Cesaratto
La destra liberista del PD sta vivendo la sua stagione più felice, e com’è nello stile di chi si è sentito incompreso e ha covato a lungo rancore, appare non voler far prigionieri per chi nel PD o a sinistra la pensa diversamente. Sebbene tale destra abbia provenienze varie, queste si sono felicemente ritrovate in un’eredità culturale del Partito Comunista la cui nobile ascendenza è nella sua ala Amendoliana. Ci sembra di poter muovere tre appunti alla destra del PD: a) appropriazione indebita del termine riformista; b) provincialismo; c) irresponsabilità.
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martedì 25 ottobre 2011
L'Italia capro espiatorio
Pubblichiamo un intervento a un dibattito con Stefano Fassina all'Università di Modena.
Nel frattempo il nostro paese è diventato il capro espiatorio della coppia Merkel-Sarkozy che, incapace di decidere alcunché di serio per frenare il collasso dell'Eurozona, non han trovato di meglio che prendersela col nostro paese, complice il burlone che ci rappresenta. La altrettanto clownesca coppia M-S è arrivata a far credere che, risolti i problemi della Grecia (sic), i problemi europei sono causati dall'Italia! Ma, ammesso e non concesso che il debito italiano sia un problema, questo è lì da vent'anni: allora perché nel passato non era un problema? Lo è ora perché la Germania impedisce alla BCE di intervenire offrendo la garanzia illimitata di cui abbiam parlato tante volte, ribadita in queste ore da Guido Tabellini, De Grauwe, il finanziere Soros e tante altre autorità (v. sotto, v. anche oggi Martin Wolf sul FT). L'improbabile coppia M-S deciderà cose inutili nel vertice di oggi (mercoledì) su cui torneremo. Intanto le misure imposte all'Italia peggioreranno la situazione nostra e dell'intera Europa.
Ma quasi tutti gli esponenti politici, in prima linea molti del PD, hanno introiettato il senso di colpa instillatoci dalla buffa coppia S-M, e ci chiamano al doveroso supplizio. Dio acceca coloro che vuol perdere, peccato però che noi non possiamo scendere da questo bus.
Nell'intervento qui sotto cerchiamo, fra l'altro, di risalire alla radice storica, nel PCI, delle posizioni degli esponenti del PD. In un "box" critichiamo l'idea che la causa ultima della crisi sia in una presunta "finanziarizzazione" dell'economia, cosa che fa credere che l'economia (capitalistica) "reale" sia "sana". In realtà la finanziarizzazione cerca di colmare le contraddizioni dell'"economia reale", ma aprendone di nuove.
Nel frattempo il nostro paese è diventato il capro espiatorio della coppia Merkel-Sarkozy che, incapace di decidere alcunché di serio per frenare il collasso dell'Eurozona, non han trovato di meglio che prendersela col nostro paese, complice il burlone che ci rappresenta. La altrettanto clownesca coppia M-S è arrivata a far credere che, risolti i problemi della Grecia (sic), i problemi europei sono causati dall'Italia! Ma, ammesso e non concesso che il debito italiano sia un problema, questo è lì da vent'anni: allora perché nel passato non era un problema? Lo è ora perché la Germania impedisce alla BCE di intervenire offrendo la garanzia illimitata di cui abbiam parlato tante volte, ribadita in queste ore da Guido Tabellini, De Grauwe, il finanziere Soros e tante altre autorità (v. sotto, v. anche oggi Martin Wolf sul FT). L'improbabile coppia M-S deciderà cose inutili nel vertice di oggi (mercoledì) su cui torneremo. Intanto le misure imposte all'Italia peggioreranno la situazione nostra e dell'intera Europa.
Ma quasi tutti gli esponenti politici, in prima linea molti del PD, hanno introiettato il senso di colpa instillatoci dalla buffa coppia S-M, e ci chiamano al doveroso supplizio. Dio acceca coloro che vuol perdere, peccato però che noi non possiamo scendere da questo bus.
Nell'intervento qui sotto cerchiamo, fra l'altro, di risalire alla radice storica, nel PCI, delle posizioni degli esponenti del PD. In un "box" critichiamo l'idea che la causa ultima della crisi sia in una presunta "finanziarizzazione" dell'economia, cosa che fa credere che l'economia (capitalistica) "reale" sia "sana". In realtà la finanziarizzazione cerca di colmare le contraddizioni dell'"economia reale", ma aprendone di nuove.
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