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giovedì 31 ottobre 2024

Le bugie di Giorgetti

 Pubblichiamo articolo uscito su  Il Fatto lunedì 27.

La nuova governance fiscale europea fra bugie e metafisica

Sergio Cesaratto

Il governo ha presentato la nuova Legge di Bilancio che segue l’invio a Bruxelles del Piano strutturale di bilancio (PSB) in ottemperanza alla nuova governance fiscale europea varata lo scorso aprile. L’obiettivo del PSB per i Paesi ad elevato debito è di portare il rapporto fra debito pubblico e il PIL su una traiettoria discendente (almeno -1% all’anno), e mantenere il disavanzo al di sotto del 3 per cento del PIL nel medio termine (conseguendo a regime un massimo di 1,5% di disavanzo strutturale). Il PSB definisce in accordo con La Commissione europea il percorso pluriennale necessario per realizzare gli obiettivi. È nel quadro dell’aggiustamento proposto alla Commissione che vanno giudicate le promesse politiche presenti e future del governo di non operare né tagli massicci della spesa pubblica, né aumenti delle imposte, al massimo una lotta agli “sprechi”.

lunedì 11 dicembre 2023

Nella notte europea tutti i Patti sono stupidi I

 

Sulla riforma del Patto di stabilità: dal Fatto quotidiano 11 dicembre 2023

Sergio Cesaratto*

Le  trattative europee sulla riforma del Patto di stabilità non sembrano essere giunte a un compromesso. Le proposte della Commissione già da tempo avanzate sarebbero più flessibili in quanto i sentieri di rientro da debiti e deficit pubblici “eccessivi” sarebbero contrattati dai singoli Stati al fine di modularli a seconda delle situazioni loro specifiche. La Germania ha però indurito la propria posizione esigendo obiettivi di aggiustamento uniformi e predefiniti, soprattutto per i Paesi ad alto debito (vedi box). Il governo italiano ha a sua volta irrigidito la propria posizione ritenendo tali obiettivi impossibili, l’opposto dell’ulteriore flessibilità che intendeva ottenere nella trattativa.

mercoledì 20 maggio 2020

E qui comando io...

E qui comando io... pubblichiamo articolo uscito su Il Fatto quotidiano del 20 maggio 2020


L’ombra sinistra di Karlsruhe su BCE e recovery fund
La sentenza della Corte costituzionale tedesca del 5 maggio ha aperto il vaso di Pandora delle contraddizioni dei tre pilastri della governance europea, giuridico, politico ed economico. Essa è una ferita inferta alla BCE, lasciata sinora sola ad affrontare gli effetti economici della pandemia, e la sua ombra ricade anche sull’iniziativa Merkel-Macron del recovery fund.
La sentenza ne ha avute per tutti, BCE, Corte di giustizia europea (CGE) e persino parlamento e governo tedeschi, colpevoli di non aver tutelato i propri cittadini. 


domenica 22 marzo 2020

In ginocchio dal MES, articolo su Il Fatto quotidiano (su richiesta)



22 marzo 2020 su Il Fatto quotidiano col titolo redazionale: MES ipotesi pericolosa. Solo la BCE può evitare il disastro
L’Europa aveva cominciato molto male ad affrontare gli eventi che fanno seguito all’epidemia. In maniera ipocrita la Commissione aveva allentato i vincoli di bilancio (ora definitivamente sospesi), come se questi non sarebbero comunque saltati e come se la misura bastasse. Com’è noto, la possibilità per un governo di spendere in disavanzo dipende dai tassi di interesse che esso deve pagare sui debiti che contrae. I titoli tedeschi, considerati sicuri, pagano un tasso di interesse negativo. Invece, appena il governo italiano si azzarda a spendere troppo, i tassi che paga schizzano verso l’alto. In aggiunta, la presidente della BCE Christine Lagarde con un’improvvida, ma non casuale, dichiarazione gettava benzina sul fuoco affermando che la BCE non era lì per frenare gli spread (il differenziale fra i nostri tassi e quelli tedeschi), cioè per aiutare l’Italia. Un cocktail micidiale si andava preparando per noi, quello del ricorso al MES. Il messaggio dei falchi europei agli italiani era chiaro: spendete pure per tirarvi fuori dalla crisi sanitaria, poi faremo i conti. Sull’orlo della bancarotta dovrete venire in ginocchio al capezzale del controverso Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), il cosiddetto fondo salva-Stati. Il MES non ha risorse sufficienti per salvare l’Italia, ma una volta che un Paese vi ricorre, la BCE può intervenire comprando i suoi titoli pubblici (il famoso “Whatever it takes” di Draghi). Ma il sostegno lo pagherete caro, con la ristrutturazione del debito pubblico prevista dallo stesso MES che ricadrà su banche e risparmiatori italiani, così la finirete di costituire una mina vagante per la stabilità finanziaria dell’eurozona. L’aiuto del MES sarà inoltre subordinato a un memorandum of understanding che porrà finalmente sotto controllo le vostre finanze pubbliche attraverso cure da cavallo – alla greca vien da dire, ma in realtà molto peggio perché dopo la crisi sanitaria saremo già moribondi.

venerdì 25 ottobre 2019

Bye bye Draghi. Articolo su Il Fatto


 Ecco la versione originale del pezzo richiestomi da Il Fatto e pubblicato (26 ottobre 2019) accanto a un articolo di Francesco Saraceno. Buona lettura

Ha fatto "whatever it takes (or he could)"

Mario Draghi sarà ricordato come un grande banchiere centrale. Certo, qualche macchiolina ce l’ha, come quando nel 2012 affermò che “il modello sociale europeo è andato”, o nella troppa accondiscendenza, sua e della Christine Lagarde che dirigeva il FMI, ai falchi nord-europei nella trattativa col governo Tsipras nel 2015. Ma certamente con la sua presidenza, dal novembre 2011, con la crisi europea al suo apice, l’azione della BCE si fece più determinata.

martedì 20 agosto 2019

Il governo M5s-Pd non sia un “Monti-Bis”

Il mio articolo su Il Fatto quotidiano (20 agosto 2019) col buon titolo redazionale: Il governo M5s-Pd non sia un “Monti-Bis”. Ecco la versione originale:


Chi scrive non ha avuto un atteggiamento pregiudizialmente ostile verso il governo giallo-verde. Ricordiamoci qual era l’alternativa PD: un’impostazione liberista e succube dell’Europa. Se il governo non è stato fortunato dal punto di vista della congiuntura internazionale, esso non ha tuttavia brillato per visione strategica, in particolare il M5S. La Lega una visione infatti ce l’ha: quella del laissez faire, che la rende omogenea a Berlusconi. Sull’euro il governo non ha partorito proposte, se non qualcosa per mano del prof. Savona, quand’era ministro. Salvini si è limitato a battibeccare col Moscovici di turno.  Un anno di questa coalizione è alla fine costato un bel po’ in termini di maggiori interessi sul debito pubblico. A sinistra qualcuno ritiene che Salvini sia l’unico in grado di portarci fuori dall’euro, ma non so proprio se Giorgetti o la nuova alleanza col cavaliere lo consentiranno, e dubito che basterà stampare un po’ di mini-Bot per facilitare l’uscita.

mercoledì 8 maggio 2019

La verità viene lentamente a galla: articolo su Il Fatto

Pubblichiamo mio articolo uscito su Il Fatto quotidiano, 8 maggio 2019 col titolo:

La cura che creò il malato. L’origine della crisi italiana

di Sergio Cesaratto


Altro che “mancate riforme”. Dal 1995 la disciplina fiscale e le politiche del lavoro hanno fatto crollare investimenti e produttività 


La verità viene lentamente a galla. La narrazione che viene dai paesi d’oltralpe è di un’Italia fiscalmente dissoluta. Tale immagine viene purtroppo condivisa anche da parte dell’establishment nostrano, particolarmente nell’area del centro-sinistra, che vede nel debito pubblico il nemico numero uno. Un post e un articolo di un noto economista olandese, Servaas Storm, appena pubblicati, ci raccontano un’altra storia (“Come rovinare un Paese in tre decadi” e “Perduto nella deflazione", scaricabili dall’Institute for New Economic Thinking). 

mercoledì 22 agosto 2018

Sovranità democratica e internazionalismo autentico

Articolo su Il Fatto quotidiano, 22 agosto 2018


Sovranità democratica e internazionalismo autentico
Sergio Cesaratto
Per molti opinionisti il termine “sovranità nazionale” è diventato sinonimo dei più gretti sentimenti politici: nazionalismo, razzismo, rosso-brunismo, neo-fascismo. Forse è il caso di introdurre qualche distinguo in quella che appare una strumentalizzazione volta a mettere nello stesso calderone ispirazioni politiche ben diverse. Una confusione che trova la sua radice nella mancanza di argomenti solidi per contestare chi ritiene una piena sovranità nazionale il presupposto della democrazia e di una costruttiva cooperazione internazionale.

domenica 10 giugno 2018

L'evento del 18 giugno e la recensione di Giacché


 La locandina dell'evento del 18 giugno a Roma, e accanto la recensione di Vladimiro su Il Fatto
Quotidiano



Vladimiro Giacché - I furbetti di Berlino, il vero problema dell’Eurozona

[pubblicato su Il Fatto Quotidiano, mercoledì 6 giugno 2018, p. 22]          

               “Il rifiuto della Germania occidentale di perseguire politiche più espansive ha ridotto lo spazio disponibile agli altri Paesi membri di crescere... La strategia restrittiva della Germania Ovest è in grande misura responsabile della stagnazione dell’economia europea nell’ultima decade. I Paesi europei si sono intrappolati in un programma di austerità mercantilista: ciascun Paese cerca di accrescere efficienza e competitività internazionale attraverso la riduzione dei salari relativi e dell’occupazione (e perciò della domanda interna) nell’attesa che gli altri Paesi generino una domanda esterna sufficiente per allargare i suoi sbocchi di mercato”.
               Questa analisi lucida e impietosa delle colpe della Germania nella bassa crescita europea non si riferisce all’eurozona e non è stata scritta in queste settimane. E’ del 1986, si riferisce al Sistema Monetario Europeo (il precedessore - meno rigido - dell’euro) e si deve a Pier Carlo Padoan (il nostro ministro delle finanze uscente) e Paolo Guerrieri. È citata da Sergio Cesaratto nel suo ultimo libro, Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, le doppie morali dell’euro (Imprimatur) e ci avvicina nel modo migliore alle tesi principali del libro.

giovedì 17 novembre 2016

Se l'euro cade, sarà perché non sostenibile politicamente- articolo su Il Fatto




 Da Il Fatto quotidiano, 16 novem
bre 2016. Con l'occasione: giovedì a PISA (vedi locandina); venerdì a Parma; sabato a Rieti.

E' l'insostenibilità politica che farà cadere l'euro
Il dibattito fra economisti su Il Fatto e il manifesto ha visto la contrapposizione fra quelli dell’euro reversibile che cercano di guardare con freddezza oggettiva a costi e vantaggi dell’uscita, e quelli della irreversibilità dell’euro che mancano di proporre un’alternativa alla morte lenta del Paese, limitandosi a frettolosi allarmismi. “Di doman non v'è certezza” per tutti, ma un’evidenza a favore dei primi è che con l’euro il Paese è andato di male in peggio. E vi sono altre certezze a loro favore. La prima è che l’euro entrerà in crisi se e quando in uno o più Paesi esso si rivelerà politicamente insostenibile. L’Italia è una candidata naturale. Come in tutti gli eventi catastrofici, un crollo dell’Italia scaturirà dal combinato disposto di varie cause.

lunedì 12 novembre 2012

Studenti ed economisti PIGS a Madrid



 il Fatto on-line ha pubblicato una nostra presentazione dell'evento del 22-23 novembre a Madrid. Domani pubblicheremo l'appello degli studenti di LINK per un maggiore pluralismo negli insegnamenti di economia.
Studenti ed economisti PIGS a Madrid
Sergio Cesaratto

 econoNuestraIl 22 e 23 Novembre si tiene a Madrid un significativo incontro di studenti ed economisti critici provenienti da Spagna, Grecia, Portogallo e Italia, i famosi PIGS. Link e UDS sono le associazioni studentesche italiane presenti. Sostenuto da fondi europei, il meeting (Economy4Youth.org) è organizzato da Econonuestra.org, economisti spagnoli che si propongono di portare l’economia “fra la gente” sì da accrescere la consapevolezza pubblica che le scelte economiche sono opzioni politiche, dunque contestabili, e non scelte ineluttabili. Questo appare uno snodo politico importante di questa crisi, anche nel nostro paese. L’austerità non è una punizione divina per redimerci da passati peccati, ma è una scelta che ad avviso di molti economisti dipende da una diagnosi scorretta della crisi a cui seguono cure sbagliate. Alcuni ritengono che in ciò ci sia malafede, colpevolizzando l’opinione pubblica di aver “vissuto sopra i propri mezzi”, troppo stato sociale e diritti lavorativi, per far fuori questi ultimi.

mercoledì 25 gennaio 2012

I peggio (ma proprio i peggio) liberisti impazzano su La Repubblica

Emilio Carnevali mi segnala articolo su il Fatto assai simpatico e istruttivo. Suggerisco anche due o tre cose da leggere.

Sarò all'estero per un paio di settimane (a insegnare, ma in un bel posto). Aspettatevi un rallentamento dei pezzi sul blog. Ma torneremo, speriamo ricaricati.
S.
Il liberismo invade anche i giornali progressisti
di Piefranco Pellizzetti,

lunedì 5 dicembre 2011

Stirati sulla manovra

Pubblichiamo una intervista a Antonella Stirati in uscita su Il fatto quotidiano. Interverremo presto sulla scorta anche degli esiti - da cui poco ci attendiamo - dell'incontro di Merkosy. Consiglio gli ultimi post di Ambrose Evans-Pritchard su The Telegraph.

Il Documento degli Economisti e la manovra
Il Governo Monti ha appena approvato i contenuti del “decreto salva Italia”. Come previsto, la manovra è incentrata su forti tagli alle pensioni e alla sanità. Ho chiesto un commento ad Antonella Stirati, professore ordinario di Economia all’Università di Roma Tre e promotrice di un Documento degli Economisti firmato da molti nomi di prestigio nazionale e internazionale.