martedì 15 gennaio 2013

Lo scambio ineguale di Fassina - Un commento su il manifesto

Lo scambio ineguale
di Sergio Cesaratto



Fassina sul Financial Times sbaglia ricetta per l'Europa e non convincerà mai nemmeno la Francia

Nella sua non promettente intervista al Financial Times Stefano Fassina riafferma la scelta del centro-sinistra di non rinegoziare fiscal compact e pareggio di bilancio e ripropone ai tedeschi lo scambio fra cessione formale a Bruxelles della sovranità di bilancio con il porre fuori calcolo del pareggio gli investimenti pubblici (la cosiddetta golden rule) oltre che con un ruolo più attivo della Banca europea degli investimenti. Fassina sostiene che il centro-sinistra chiederà l’appoggio francese che tuttavia, ognuno sa, tale cessione di sovranità, giustamente, non condividerà mai. Ma perché Fassina già rinuncia a ogni rinegoziazione proponendo cervellotici e irrealistici scambi coi tedeschi senza neppure chiedere in cambio un chiaro ribaltamento delle politiche di austerità? (Si veda al riguardo l'ottimo articolo di Lanfranco Turci su l'Unità di ieri)
Nel denunciare il torto marcio dei tedeschi avrebbe dalla sua fior di intellighenzia economica internazionale, rintuzzando così le accuse di populismo che Monti gli fa, e anzi lui accusando il professore di incompetenza di fronte alla crisi. E potrebbe poi propugnare un più autorevole Eurogruppo (il consiglio dei ministri finanziari europeo) con compiti di coordinamento della politica fiscale, secondo una vecchia una proposta francese, dunque politicamente condivisibile da quel paese. I tedeschi non lo vogliono perché sarebbe riaffermare la pari dignità di una politica fiscale europea coordinata con la politica monetaria. Tanto più che essendo poi l’Eurogruppo un organismo politico, esso sarebbe superiore alla BCE. Dulcis in fundo, Fassina ritiene sufficientemente progressista rifiutare il taglio dei salari (la svalutazione interna) per sostenere le esportazioni, ritenendo che il sostegno alla domanda interna sia necessario all’Italia. Ma argomenta poi che questo sostegno sia da ottenersi attraverso una ripresa degli investimenti scambiato con la moderazione salariale. Parla così di “congelamento dei salari”. Ma così siamo precisamente all’idea, contestata da Keynes, dell’incompatibilità fra crescita dei salari reali e investimenti che è al cuore del Montismo. Ma insomma Fassina, davvero vogliamo lasciare ogni argomento politico ed economico che dia speranza agli italiani a Berlusconi?
Il manifesto 16 1 2012

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