venerdì 9 marzo 2012

Un importante dibattito

Martedì 13 marzo ore 10-13,30 presso l'Associazione stampa estera, Via dell'Umiltà 83/C a Roma si svolgerà un importante dibattito. Dirò alcune delle cose raccontate nell’articolo che segue alla locandina del convegno.

S 

In occasione della pubblicazione del volume a cura di Leonardo Paggi Un’altra Italia, in un’altra Europa (Carocci) la CGIL (Fondazione Trentin), la Fondazione Friedrich Ebert e l’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica invitano al dibattito:
La crisi dell’Europa: il ruolo della Germania e dell’Italia.
Intervengono:
apertura:
M. Braun (F. Ebert), W.Cerfeda (F.Trentin)
Relazioni:
M.H.Gerdts (Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania), P.Guerrieri
Interventi programmati:
S.Cesaratto, S. Fassina, P.Leon, D.M.Nuti, L. Paggi.
Conclusioni: L.Castellina, G.Epifani.

La Germania e l’Italia che vorremmo (e quelle che abbiamo)

Sergio Cesaratto

Il 2 marzo il primo ministro italiano dichiarava al termine di un vertice europeo che la crisi finanziaria era uscita per un po’ di scena “speriamo per sempre.” La battuta, oltre che improvvida, suona persino cinica se si pensa che in quel meeting il primo ministro spagnolo aveva disperatamente chiesto, fra l’ostilità dei suoi colleghi, un allentamento degli obiettivi di rientro del disavanzo pubblico - questo è stato dell’8,5% nel 2011 contro un obiettivo del 6%, mentre il perseguimento dell’obiettivo del 4,4% nel 2012 comporterebbe una manovra aggiuntiva di €44 miliardi tale da distruggere lo stato sociale spagnolo, a detta di Mariano Rajoy, e se questo è troppo persino per un conservatore spagnolo, v’è da crederci (Eurointelligence). Il “successo” del taglio al debito privato greco non tragga in inganno, quel paese è spacciato e il resto del debito è sulle spalle del resto dell’Europa, compreso sui paesi che come l’Italia non hanno responsabilità in merito a differenza della Germania (qui).

mercoledì 22 febbraio 2012

Sinn in inglese

 Pubblichiamo la traduzione del pezzo sull'economista tedesco Sinn pubblicata da IDEAS (che è un importante sito di economisti non ortodossi sopratutto dedicato ai problemi dello sviluppo economico e anche da Irish Left Review in versione con la vignetta)). Mi scuso con tutti del rallentamento di questo blog. Il semplice motivo è che sto cercando di finire un po' di lavoro di ricerca, anche su temi della crisi europea. Con l'occasione segnalo come buone letture sull'accordo sulla Grecia (di cui tutti danno per scontata l’inefficacia, e il cui senso andrà nei prossimi giorni meglio interpretato) gli articoli sul NYT (qui e qui) e WSJ (qui e qui). Da leggere questo pezzo su Bloomberg,  sopratutto la parte finale spiega bene i termini dello scontro che si può prefigurare fra Holland e Germania (indovinate chi si farà la pipì sotto per primo?). Da leggere assieme a George Irvin su Social Europe circa le speranze di una controparte SPD costruttiva (vedi anche questo rapporto sulle posizioni economiche dei partiti tedeschi). Vale la pena segnalarvi che il Washington Post ha pubblicato un lungo articolo sulla Modern Monetary Theory di cui si parla molto con toni eccessivamente messianici e concitati. Vedi il blog di Matias Vernengo (un ottimo sito Sraffa-Keynesiano) per i riferimenti al WS e al dibattito. Con calma diremo qualcosa al riguardo alla MMT.




 The Target of German economists
Sergio Cesaratto

Beyond any doubt, Hans-Werner Sinn is the most influential German economist. He exhibits a flawless, albeit conventional, curriculum. Revered by his dominantly priggish colleagues, he chairs Cesifo, a powerful group of research institutes in a country in which the economists' opinion is viewed in high consideration. Sinn's views are the most pro-German one can imagine and have the sole purpose of depicting it as the real victim of the rest of Europe.
It obviously makes little sense to blame Germany or any other country for the European crisis. Each dominant class joined the European Monetary Union (EMU) in its own interest or pretending to do so for its respective country. If the collective design of the EMU has failed, the responsibility is not of one single country: each national elite has made its own calculations and they should all have known that Europe was not an optimal currency area. We cannot know, of course, what would have happened to Europe or to single members of the Eurozone (EZ) without the EMU. Less excusable is, especially for major countries, not to appreciate and change national policies that are particularly inconsistent with the EMU. Unfortunately this is far from happening. The story told by Sinn is interesting in this respect, since the narrative of the crisis offered to the public by the German centre-right politicians particularly relies on that provided by their most favourite economist. I shall refer here to a recent long petition subscribed to by top exponents of the financial and political elite, including Sinn, who is clearly recognisable as the extensor.

lunedì 13 febbraio 2012

SuperArgentina

Il vostro blogger è tornato da un piccolo paese Caraibico dove ha impartito un corso (e si è così fortunatamente evitato un po’ della Siberia climatica oltre che politica che impera in Europa). Nella seconda metà di marzo parteciperà a un convegno organizzato a Buenos Aires da alcuni economisti eterodossi (simpatizzanti Sraffiani!) membri del governo. Ci saranno un paio di discussioni pepate con alcuni fra i più importanti economisti eterodossi che mi coinvolgono sui temi di quale sia la più promettente teoria non-ortodossa della crescita economica, e sulla analisi economica delle pensioni. Ho ricevuto alcune note assai informali sull’economia argentina e su cosa si discute lì.

mercoledì 25 gennaio 2012

I peggio (ma proprio i peggio) liberisti impazzano su La Repubblica

Emilio Carnevali mi segnala articolo su il Fatto assai simpatico e istruttivo. Suggerisco anche due o tre cose da leggere.

Sarò all'estero per un paio di settimane (a insegnare, ma in un bel posto). Aspettatevi un rallentamento dei pezzi sul blog. Ma torneremo, speriamo ricaricati.
S.
Il liberismo invade anche i giornali progressisti
di Piefranco Pellizzetti,

domenica 22 gennaio 2012

Il TARGET degli economisti tedeschi

Hans-Werner Sinn è senza dubbio il più influente economista tedesco con un ineccepibile, sebbene assai conformista, curriculum. Ossequiato dai suoi altrettanto benpensanti colleghi, presiede il Cesifo, un poderoso gruppo di istituti di ricerca in un paese in cui gli economisti sono tradizionalmente ascoltati dai governi. Le opinioni di questo potente economista sono quanto di più pro-germanico possa immaginarsi, ma anche questa è una vecchia tradizione degli economisti tedeschi più influenti. Nella crisi europea è, naturalmente, generico accusare questo o quel paese.

domenica 15 gennaio 2012

La Merkel, non S&P, affossa l’Europa

Il post di Krugman dice tutto sul suicidio dell’Europa, o forse meglio sarebbe parlare di omicidio. L’economista americano riferisce nel suo blog la spiegazione di S&P per i downgrading di diversi titoli sovrani europei. La sostanza è che la responsabilità della diminuita affidabilità di tali titoli è nelle politiche di restrizione fiscali che l’Europa adotta:

venerdì 13 gennaio 2012

Prof. Monti, dopo Berlino dove si va?

Con un bell'inserimento in prima Micromega on line ha oggi (venerdì 13 gennaio) pubblicato questo pezzo con il titolo e l'incipit qui sotto.


 

Dopo Berlino dove si va?
Lettera aperta a Mario Monti

di Sergio Cesaratto Caro Professore, finalmente lei ha parlato chiaro con la Merkel: guardi signora, che se l’Europa non si smuove, qui si va a fondo tutti. Bravo! Ora però anche lei deve rivedere la sua impostazione per rilanciare la crescita, tutta incentrata sul “lato dell'offerta”. Senza rilancio della domanda europea e italiana la crescita non vi sarà mai.