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lunedì 8 febbraio 2021

Intervista su Brave New Europe

 

  Thanks to my friend Mathew Rose, uno strano americano a Berlino.

Interview with Sergio Cesaratto: Draghi and the Italian Melodrama

Sergio Cesaratto is Professor of Growth and Development Economics and of Monetary and Fiscal Policies in the European Monetary Union, University of Siena. Many of the topics of this conversation are developed in his latest book: Sergio Cesaratto, Heterodox Challenges in Economics – Theoretical Issues and the Crisis of the Eurozone, Springer, 2020, http://www.springer.com/9783030544478 that will be reviewed on BRAVE NEW EUROPE in the near future.

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Can we say that the “Vincolo Esterno”, the neo-liberal EU straitjacket Italy’s oligarchy and technocrats imposed on their nation, has failed or has it achieved the success they sought – or has it done both?

Both. It succeeded in the sense that an icy discipline descended on the working classes, trade unions and fiscal policy. It failed in the sense that discipline brought with it the stalling of growth, later aggravated by the 2008 crisis and the pandemic. Many foreign readers do not know that Italy has a record of discipline in public accounts, measured by budget surpluses net of interest expenditure, unbroken from 1991 until the pandemic. This, together with the loss of a competitive exchange rate, has led to stagnating productivity and growth in Italy since 1995. Public debt was reduced from 120 to 100 % of GDP before the 2008 crisis. But at a very high price (cuts make growth less and nullify the budgetary effects of cuts in a Sisyphean effort). No country in Europe has been as frugal as Italy (read https://www.ineteconomics.org/research/research-papers/lost-in-deflation). Moreover, private debt is very low in Italy, Italian households are also frugal, contrary to what is portrayed in Northern European media.

giovedì 21 agosto 2014

Che fare? Una conversazione con Turci e Achilli




Pubblichiamo, con l'autorizzazione dei partecipanti, una conversazione che si è svolta per e mail i giorni scorsi che crediamo possa essere di interesse sulle prospettive della sinistra nella crisi europea.  Lo stile è ovviamente colloquiale. Achilli è un economista (precario). Egli esordisce difendendo una sua provocazione che aveva lanciato su FB.


Riccardo Achilli
Proverò a spiegare ulteriormente il mio punto di vista, premesso che nessuno di noi, io per primo, ha la bacchetta magica con la Soluzione con la esse  maiuscola.
A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno,  ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo  breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici  (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione  competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario  genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo.

mercoledì 8 gennaio 2014

Fassina di lotta o di governo?




Articolo con Lanfranco Turci su il manifesto. Un po' buonista, lo riconosco.. Se dovessi riassumerlo: Fassina è diviso, da un lato, fra la difesa di un governo impresentabile per cui chiede a Renzi di rendersi correo dello scempio del paese, ma così l'ex vice-ministro è costretto a difendere il governo; dall'altro egli afferma, giustamente, che i problemi sono in Europa e parla di un fantomatico Piano B di cui non dà dettagli. La sua credibilità a sinistra dipenderà da una sollecita iniziativa nella seconda direzione.

Fassina-Renzi: uno scontro poco chiaro sulla politica della ue (titolo redazionale)
di Sergio Cesaratto e Lanfranco Turci
Le dimissioni di Fassina non possono non aver suscitato interrogativi sia per il modo in cui si sono svolte che per la mancata chiara articolazione delle proprie istanze da parte dell’esponente PD. Nei giorni precedenti il vice-ministro aveva inviato un duplice messaggio.

sabato 6 aprile 2013

Tirare a campare o tirare le cuoia? articolo su Il Foglio


Assai irritati con il manifesto che ha pubblicato la recensione a Bagnai non sul testo finale e con arbitrari ritocchi redazionali, e non pubblicando per giunta una mia lettera di protesta, chiediamo ospitalità a Il Foglio.

Tirare a campare o tirare le cuoia? L'eurodissoluzione vista dai saggi dell'SPD

Sergio Cesaratto
Mentre da noi prosegue il teatrino delle noccioline in cui si affida l’illusione di po’ di ripresa a una ventina di miliardi che non si sa né come distribuire né come reperire, la potente e socialdemocratica Fondazione Ebert traccia alcuni scenari per l’Europa che, questi sì, dovrebbero costituire materia di meditazione per la politica. Sulla scorta di una quindicina di seminari tenuti in varie capitali, quattro sono gli scenari descritti. Prima di riassumerli, vale la pena di osservare che nessuno contempla l’idea che l’austerità europea a noi impartita dai pro-consoli della Merkel avrà successo nel restituirci competitività e prosperità. Che rigore e crescita fossero incompatibili e che l’austerità avrebbe devastato il Paese denunciammo con pochi altri sin dai tempi della famigerata lettera della BCE e dell’insediamento di Monti. Continuamente voci si uniscono ora al coro. Tutti gli scenari danno inoltre implicitamente per scontato che le responsabilità di fondo sono nell’esistenza stessa dell’Euro, che mai avrebbe dovuto essere adottato da Paesi così disomogenei in assenza di istituzioni adeguate. E al riguardo l’Economist ha mosso ieri alla BCE la pesante accusa di non far nulla per aiutare l’Europa.

mercoledì 3 ottobre 2012

Agenda Monti, il PD punti sulla discontinuità (un articolo di Turci su l'Unità)




Pubblichiamo un articolo di Lanfranco Turci su l'Unità del 1 ottobre. Rammentiamo che la presnetazione dell'e book al Senato è scaricabile qui http://www.radioradicale.it/scheda/361392. Interessante è il fondo del NYT

http://www.economonitor.com/blog/2012/10/the-roots-of-the-euro-crisis-lie-at-the-doorsteps-of-the-ecb/ 
Questo sembra succoso, ma l'ho appena guardato
http://www.eurointelligence.com/eurointelligence-news/home/singleview/article/the-eurozones-giant-sucking-sound.html
(ma leggete il commento del "German citizen" - Keynes è proprio incomprensibile per un tedesco, ma anche la sinistra italiana...).


Agenda Monti, il PD punti sulla discontinuità

di Lanfranco Turci
In un precedente articolo su l’unità del 4 agosto scorso indicavo una serie di fattori che rendevano tutt’altro che tranquilla la ipotizzata marcia dal governo Monti al governo Bersani. Le ragioni di quelle preoccupazioni aumentano di giorno in giorno. L’Europa continua a restare incastrata nei meccanismi del fiscal ¢ompact e del ricatto dei mercati finanziari che già hanno fatto abbassare le altisonanti promesse di Hollande. La Bce ha messo a punto un progetto che se, per un verso, ridurrebbe il rischio sul piano monetario, aggraverebbe però ulteriormente le politiche di austerità e recessione dei paesi coinvolti. Tant’è vero che Monti e lo stesso Rajoy – e quest’ultimo ne avrebbe più bisogno di noi - sono titubanti a chiederne l’intervento per paura dei mastini della troika e della definitiva perdita della sovranità nazionale. Intanto tutti gli indici del nostro paese precipitano a picco, mentre si intensificano i rischi di deindustrializzazione. Ciononostante, come se vivessimo nel migliore dei mondi possibili, domina il mantra della intoccabilità dell’Agenda Monti su cui battono la grancassa le classi dirigenti del paese (da non confondersi con Batman, Scilipoti e soci), nonché i centri di potere finanziario e le cancellerie europee e americane. Questa Agenda è anche l’arma di Renzi e di una parte importante dei gruppi dirigenti del PD, più seria e accreditata del Gianburrasca fiorentino, la quale la usa come strumento di ricatto verso Bersani e l’area a vocazione socialdemocratica di quel partito. A completare il quadro è ora giunta, non inattesa, la dichiarata disponibilità di Monti a continuare i compiti anche dopo le elezioni, dando a quella campagna anche l’obiettivo esplicito e credibile del Monti-bis per il dopo voto.