In seguito al mio pezzo su il manifesto di giovedì un collega economista vicino alla sinistra mi ha inviato le sue reazioni da cui è nata una conversazione via e mail che gentilmente ha acconsentito di pubblicare qui sul blog. Gli ho lasciato l'ultima parola, e non aggiungo ulteriori commenti, poiché credo che i lettori abbiano elementi a sufficienza per farsi una opinione propria. L'interlocutore, per scelta, ha lasciato un indizio finale sulla sua identità. Forse ci sarà comunque un seguito più pubblico su il manifesto. La revisione dei testi è stata minima.
Interlocutore
Devo dire che non sono d'accordo con le conclusioni dell'articolo di Sergio uscito stamane (8 agosto) sul Manifesto,
e a dire il vero neppure con la premessa iniziale, ma tra il capo
e la coda vi
sono argomenti condivisibili ed anche argomentazioni
mancanti, ....
Ma non è questo il punto ora, spero di avere modo di
discuterne poi.
Volevo però suggerire questo articoletto di Carlo Clericetti,
“Draghi straparla, i governi stanno zitti”. Carlo è un giornalista molto saggio
che scrive cose argute: le sue conclusioni non le sposo, ma sono in linea in
parte con quelle di Sergio, quindi segnalo il pezzo qui.
Cesaratto
vorrei chiarire che io non condivido lo slogan
"usciamo dall'euro" (per cui il titolo del manifesto era fuorviante), ma
(a) penso che fuori dall'euro si starebbe assai meglio e (b) penso
possibile una
situazione emergenziale in cui non resti che uscire (a
meno di accettare assurde cessioni di sovranità alla Troika in
cambio dell'OMT). A quel punto può darsi che l'Europa accetti
quest'esito
come l'unico possibile per l'Italia. In verità non ho
né certezze né speranze. L'unica cosa a cui non credo - e reputo
ingenui, ad essere benevolo, coloro che ci credono - è che
l'Europa possa cambiare.