sabato 27 dicembre 2014

Porcaro su Cesaratto su Fassina

Un ottimo commento di Mimmo Porcaro al mio pezzo su Fassina (sempre per la serie parlatene male ma...). Da Sinistra in rete, un'ottimo blog aggregator a cui vi invito ad abbonarvi.

Un pensiero forte a sinistra?

Mimmo Porcaro
Sergio Cesaratto ha recentemente salutato con favore, su Micromega, le ultime prese di posizione di Stefano Fassina, che ormai sostiene (pur se, a mio parere, con qualche oscillazione di troppo) l’irriformabilità dell’Unione europea, l’insostenibilità dell’euro e la necessità di ripristinare la nostra sovranità nazionale. Cesaratto ha notato come ciò dia luogo ad un importante cambio di scena, giacché tesi analoghe sono state proposte, finora, solo da sparuti gruppi della sinistra estrema o dalla destra. Ed ha invocato, per consentire alla sinistra di accelerare la fine dell’euro e gestirne le complesse conseguenze, la nascita di un pensiero forte, ossia “l’opposto del mélange di pensiero economico debole, utopismo europeista e movimentismo che ha contraddistinto le poco convincenti recenti esperienze elettorali a sinistra”.

Ramanan su Cesaratto su Lavoie

Sergio Cesaratto’s Debate With Marc Lavoie On Whether The Euro Area Crisis Is A Balance-Of-Payments Crisis

by Ramanan on 22 December 2014
Sergio Cesaratto has a new paper Balance Of Payments Or Monetary Sovereignty? In Search Of The EMU’s Original Sin – A Reply To Lavoie. (html link, pdf link)
I obviously agree with Sergio Cesaratto.
As long as there is no supranational fiscal authority, a Euro Area nation’s economic success is more restricted by its exports than otherwise as there is no mechanism for fiscal transfers. The European Central bank can of course backstop and to some extent it has done so, but it cannot let fiscal policy of nations become independent of balance of payments beyond a certain extent. If it does so, nations’ public debt will rise together with net indebtedness to foreigners relative to output and this will become unsustainable. The European Central Bank (the Eurosystem less the domestic National Central Bank) will become a huge creditor and this will not be acceptable to the rest of the Euro Area. (There is of course the question whether this would be morally right but I do not think it is immoral beyond a limit).
To some extent, Mario Draghi has acted the opposite and pushed austerity, but one cannot assume unlimited power for the ECB (Eurosystem to be precise).

lunedì 22 dicembre 2014

Una risposta a Marc Lavoie sulla natura della crisi europea - A reply to Marc Lavoie on the nature of the Eurocrisis

Asimmetrie ha pubblicato un mio WP di riposta a Marc Lavoie sulla natura della crisi europea. Riproduco qui abstract e introduzione. Buona lettura e molti auguri.

WP 2014/06: Balance of payments or monetary sovereignty? In search of the EMU’s original sin – a reply to Lavoie

 22 dicembre 2014
In a recent paper Marc Lavoie (2014) has criticized my interpretation of the Eurozone (EZ) crisis as a balance of payments crisis (BoP view for short). He rather identified the original sin “in the setup and self-imposed constraint of the European Central Bank”. This is defined here as the monetary sovereignty view. This view belongs to a more general view that see the source of the EZ troubles in its imperfect institutional design. According to the (prevailing) BoP view, supported with different shades by a variety of economists from the conservative Sinn to the progressive Frenkel, the original sin is in the current account (CA) imbalances brought about by the abandonment of exchange rate adjustments and in the inducement to peripheral countries to get indebted with core countries. An increasing number of economists would add the German neo-mercantilist policies as an aggravating factor. While the BoP crisis appears as a fact, a better institutional design would perhaps have avoided the worse aspects of the current crisis and permitted a more effective action by the ECB. Leaving aside the political unfeasibility of a more progressive institutional set up, it is doubtful that this would fix the structural unbalances exacerbated by the euro. Be this as it may, one can, of course, blame the flawed institutional set up and the lack an ultimate action by the ECB as the culprit of the crisis, as Lavoie seems to argue. Yet, since this institutional set up is not there, the EZ crisis manifests itself as a balance of payment crisis.

lunedì 15 dicembre 2014

La sinistra oltre l'euro

 Pubblichiamo un mio intervento su Micromega online. L'intervento fu inviato 3 settimane fa a il manifesto che è però evidentemente sbilanciato a sognare un'altra Europa.

di Sergio Cesaratto
Le posizioni che Stefano Fassina ha espresso nelle passate settimane su (a) l’insostenibilità dell’euro a fronte del venir meno delle speranze di un cambiamento delle politiche europee, e (b) il fallimento di una dimensione democratica europea sovranazionale e la necessità di ripristinare una sovranità democratica nazionale, segnano una novità assoluta nel panorama della sinistra italiana. Sinora per ritrovare posizioni simili, la cui elaborazione in questi anni è ascrivibile a una manciata di economisti di sinistra, si doveva andare a cercare nei meandri delle sinistre più estreme, oppure a destra. Esaminiamo i due punti.

domenica 16 novembre 2014

Quale capitalismo dietro l’angolo?



Pubblichiamo la recensione all'ultimo libro di Ernesto Screpanti pubblicata sabato 15 novembre da il manifesto.

Quale capitalismo dietro l’angolo?
Sergio Cesaratto
L’ultimo libro di Ernesto Screpanti per la Monthly Review Press (ma acquistabile on line anche in italiano)* è assai ambizioso e solleva questioni che la sinistra non può sottovalutare. Che negli ultimi trent’anni, crisi o non crisi, il capitalismo abbia sovvertito i rapporti di forza fra capitale e lavoro marginalizzando in gran parte del globo le forze del cambiamento sociale è un fatto evidente a tutti. L’abbandono delle politiche di pieno impiego sul finire degli anni 1970 complici le ideologie ultraliberiste alla Thatcher e Reagan, la globalizzazione con la concorrenza massiccia nel mercato del lavoro capitalista di centinaia di milioni di nuovi lavoratori e, aggiungerei, la caduta di ogni speranza nella sfida del socialismo reale quale l’abbiamo conosciuto, sono alla base di questo mutamento epocale. Il mutamento dei rapporti di forza che si era progressivamente prodotto nei precedenti cento anni nei paesi di più antica industrializzazione e culminato nell’epoca d’oro del capitalismo appare ora il risultato di circostanze non più ripetibili, almeno per molte decadi a venire. In questo contesto Screpanti si propone di prefigurare quali sono le caratteristiche del capitalismo nella nuova fase definita dell’imperialismo globale.

giovedì 21 agosto 2014

Che fare? Una conversazione con Turci e Achilli




Pubblichiamo, con l'autorizzazione dei partecipanti, una conversazione che si è svolta per e mail i giorni scorsi che crediamo possa essere di interesse sulle prospettive della sinistra nella crisi europea.  Lo stile è ovviamente colloquiale. Achilli è un economista (precario). Egli esordisce difendendo una sua provocazione che aveva lanciato su FB.


Riccardo Achilli
Proverò a spiegare ulteriormente il mio punto di vista, premesso che nessuno di noi, io per primo, ha la bacchetta magica con la Soluzione con la esse  maiuscola.
A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno,  ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo  breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici  (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione  competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario  genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo.

domenica 10 agosto 2014

Euro sì euro no: un dialogo fra due economisti



In seguito al mio pezzo su il manifesto di giovedì un collega economista vicino alla sinistra mi ha inviato le sue reazioni da cui è nata una conversazione via e mail che gentilmente ha acconsentito di pubblicare qui sul blog. Gli ho lasciato l'ultima parola, e non aggiungo ulteriori commenti, poiché credo che i lettori abbiano elementi a sufficienza per farsi una opinione propria. L'interlocutore, per scelta, ha lasciato un indizio finale sulla sua identità. Forse ci sarà comunque un seguito più pubblico su il manifesto. La revisione dei testi è stata minima.




Interlocutore
Devo dire che non sono d'accordo con le conclusioni dell'articolo di Sergio uscito stamane (8 agosto) sul Manifesto, e a dire il vero neppure con la premessa iniziale, ma tra il capo e la coda vi
sono argomenti condivisibili ed anche argomentazioni mancanti, ....
Ma non è questo il punto ora, spero di avere modo di discuterne poi.
Volevo però suggerire questo articoletto di Carlo Clericetti, “Draghi straparla, i governi stanno zitti”. Carlo è un giornalista molto saggio che scrive cose argute: le sue conclusioni non le sposo, ma sono in linea in parte con quelle di Sergio, quindi segnalo il pezzo qui.

Cesaratto
vorrei chiarire che io non condivido lo slogan "usciamo dall'euro" (per cui il titolo del manifesto era fuorviante), ma (a) penso che fuori dall'euro si starebbe assai meglio e (b) penso possibile una
situazione emergenziale in cui non resti che uscire (a meno di accettare assurde cessioni di sovranità alla Troika in cambio dell'OMT). A quel punto può darsi che l'Europa accetti quest'esito
come l'unico possibile per l'Italia. In verità non ho né certezze né speranze. L'unica cosa a cui non credo - e reputo ingenui, ad essere benevolo, coloro che ci credono - è che l'Europa possa cambiare.