sabato 24 marzo 2012

Un importante dibattito fra economisti eterodossi

Domattina (25) volo di ritorno. Una esperienza molto importante qui in Argentina. Tre fatti molto positivi: 1) un governo progressista che è arrivato al punto di approvare una legge per cui la Banca Centrale annovera ora fr gli obiettivi quello della occupazione e dello svuluppo. Approfondiremo. Abbiamo cenato con la Governatrice, una donna stupenda e intelligentissima: sembrava di parlare con uno di noi (si è solo distanziato Lance Taylor che si crede un dio, ma lasciamo stare). Approfondiremo nei prossimi giorni, magari con l'aiuto di qualcuno di voi (vedi intanto qui). 2) gli studenti nelle università, col supporto di alcuni docenti, si battono per la riforma dei corsi di economia in direzione non ortodossa. Particolarmente bella è stata l'iniziativa venerdì mattina alla facoltà di economia dell'Università di BA (circa 7 mila iscritti). Una grande aula strapiena (non c'è solo Barnard e l'MMT!) e motivata, molte domande specie sull'Europa. 3) devo dire che non tutti i 9 "papi" invitati erano secondo me all'altezza (ma ho avuto l'occasione di discussione serrate con alcuni di loro, in particolare con Shaikh e Lavoie, i più interessanti). Per ciò che mi riguarda il momento culminate del convegno dei giorni precedenti è stato il dibattitocon Lavoie (il primo con la giacca davanti nella foto con gli studenti della UBA), un importante e intelligente collega dell'Università di Ottawa. Più sotto trovate il resoconto di Matias Vernengo, noto economista post-keyensiano (fondamentalmente Sraffiano) che, grande Cristina Kirchener!, è ora a capo della ricerca alla Banca Centrale. Credo che la discussione sia un notevole passo in avanti nella economia eterodossa.
Ora a Plaza de Majo con las abuelas, y las madres y los hichos de los desaparecidos! (oggi è l'anniversario del colpo di stato del 1976, una dittatura che qui mi dicono è stata più sanguinosa di quella di Pinochet, seguita poi dal peggior neo-liberismo).


venerdì 16 marzo 2012

Un importante congresso in Argentina

Il vostro blogger è stato invitato assieme a un gruppo di altri economisti eterodossi a un importante congresso a Buenos Aires la prossima settimana:http://www.congresoheterodoxo.unq.edu.ar/
Saremo accolti con grandi onori. In un momento di crisi globale e di difficoltà  dell'economia convenzionale, l'Argentina ha ritenuto di  invitare un gruppo di noti economisti eterodossi in un intenso congresso che li vedrà impegnati con numerose relazioni di fronte a un pubblico atteso di centinaia di studenti e docenti.

giovedì 15 marzo 2012

L'intervento di Leonardo Paggi

1. Devo dire subito che il tema di questo seminario suscita in me inquietudine e risposte tutt’altro che ottimistiche. Con il compimento di un ventennio dal varo del  Trattato di Maastricht, inevitabilmente giunge anche il tempo dei bilanci. Ne ha suggerito uno particolarmente catastrofico, ma sostanzialmente, a mio parere, condivisibile, l’economista americano Martin Feldstein, prima sul Wall Street Journal del  15  dicembre 2011 e poi in modo più diffuso in una intervista al settimanale Die Zeit  del 23 febbraio di quest’anno. L’idea che fosse possibile unire tra loro economie molto diverse senza nemmeno l’esistenza di una effettiva banca centrale, e avendo come unica preoccupazione il mantenimento   della stabilità monetaria e il rispetto dei vincoli di bilancio, si è rivelata una solenne sciocchezza, che chiama duramente in causa le responsabilità di un’intera classe dirigente europea.

E’ arrivato l’ambasciatore: cronache di un dibattito

Più sotto trovate l’intervento che il vostro blogger ha svolto al dibattito di martedì (v. post precedente). Non moltissima gente, ma livello piuttosto alto. Dai miei appunti di vostro cronista ricavo queste note che seguono (scusate il disordine). Walter Cerfeda, padrone di casa a nome della CGIL dichiara che ha firmato un documenti lì presentato da due associazioni, una italiana e l’altra tedesca, il quale esordisce dicendo che va bene il “fiscal compact”, ma bisogna andar oltre. [Orbene, il fiscal compact non funzionerà (neppure nella rigorosissima Olanda!), ma se funzionasse al di là di esso c’è solo la morte. Brava la CGIL (o questa CGIL) a condividerlo!] Cerfeda ha anche sostenuto la tassa europea sulle transazioni finanziarie [su cui diremo].

venerdì 9 marzo 2012

Un importante dibattito

Martedì 13 marzo ore 10-13,30 presso l'Associazione stampa estera, Via dell'Umiltà 83/C a Roma si svolgerà un importante dibattito. Dirò alcune delle cose raccontate nell’articolo che segue alla locandina del convegno.

S 

In occasione della pubblicazione del volume a cura di Leonardo Paggi Un’altra Italia, in un’altra Europa (Carocci) la CGIL (Fondazione Trentin), la Fondazione Friedrich Ebert e l’Associazione per la storia e le memorie della Repubblica invitano al dibattito:
La crisi dell’Europa: il ruolo della Germania e dell’Italia.
Intervengono:
apertura:
M. Braun (F. Ebert), W.Cerfeda (F.Trentin)
Relazioni:
M.H.Gerdts (Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania), P.Guerrieri
Interventi programmati:
S.Cesaratto, S. Fassina, P.Leon, D.M.Nuti, L. Paggi.
Conclusioni: L.Castellina, G.Epifani.

La Germania e l’Italia che vorremmo (e quelle che abbiamo)

Sergio Cesaratto

Il 2 marzo il primo ministro italiano dichiarava al termine di un vertice europeo che la crisi finanziaria era uscita per un po’ di scena “speriamo per sempre.” La battuta, oltre che improvvida, suona persino cinica se si pensa che in quel meeting il primo ministro spagnolo aveva disperatamente chiesto, fra l’ostilità dei suoi colleghi, un allentamento degli obiettivi di rientro del disavanzo pubblico - questo è stato dell’8,5% nel 2011 contro un obiettivo del 6%, mentre il perseguimento dell’obiettivo del 4,4% nel 2012 comporterebbe una manovra aggiuntiva di €44 miliardi tale da distruggere lo stato sociale spagnolo, a detta di Mariano Rajoy, e se questo è troppo persino per un conservatore spagnolo, v’è da crederci (Eurointelligence). Il “successo” del taglio al debito privato greco non tragga in inganno, quel paese è spacciato e il resto del debito è sulle spalle del resto dell’Europa, compreso sui paesi che come l’Italia non hanno responsabilità in merito a differenza della Germania (qui).

mercoledì 22 febbraio 2012

Sinn in inglese

 Pubblichiamo la traduzione del pezzo sull'economista tedesco Sinn pubblicata da IDEAS (che è un importante sito di economisti non ortodossi sopratutto dedicato ai problemi dello sviluppo economico e anche da Irish Left Review in versione con la vignetta)). Mi scuso con tutti del rallentamento di questo blog. Il semplice motivo è che sto cercando di finire un po' di lavoro di ricerca, anche su temi della crisi europea. Con l'occasione segnalo come buone letture sull'accordo sulla Grecia (di cui tutti danno per scontata l’inefficacia, e il cui senso andrà nei prossimi giorni meglio interpretato) gli articoli sul NYT (qui e qui) e WSJ (qui e qui). Da leggere questo pezzo su Bloomberg,  sopratutto la parte finale spiega bene i termini dello scontro che si può prefigurare fra Holland e Germania (indovinate chi si farà la pipì sotto per primo?). Da leggere assieme a George Irvin su Social Europe circa le speranze di una controparte SPD costruttiva (vedi anche questo rapporto sulle posizioni economiche dei partiti tedeschi). Vale la pena segnalarvi che il Washington Post ha pubblicato un lungo articolo sulla Modern Monetary Theory di cui si parla molto con toni eccessivamente messianici e concitati. Vedi il blog di Matias Vernengo (un ottimo sito Sraffa-Keynesiano) per i riferimenti al WS e al dibattito. Con calma diremo qualcosa al riguardo alla MMT.




 The Target of German economists
Sergio Cesaratto

Beyond any doubt, Hans-Werner Sinn is the most influential German economist. He exhibits a flawless, albeit conventional, curriculum. Revered by his dominantly priggish colleagues, he chairs Cesifo, a powerful group of research institutes in a country in which the economists' opinion is viewed in high consideration. Sinn's views are the most pro-German one can imagine and have the sole purpose of depicting it as the real victim of the rest of Europe.
It obviously makes little sense to blame Germany or any other country for the European crisis. Each dominant class joined the European Monetary Union (EMU) in its own interest or pretending to do so for its respective country. If the collective design of the EMU has failed, the responsibility is not of one single country: each national elite has made its own calculations and they should all have known that Europe was not an optimal currency area. We cannot know, of course, what would have happened to Europe or to single members of the Eurozone (EZ) without the EMU. Less excusable is, especially for major countries, not to appreciate and change national policies that are particularly inconsistent with the EMU. Unfortunately this is far from happening. The story told by Sinn is interesting in this respect, since the narrative of the crisis offered to the public by the German centre-right politicians particularly relies on that provided by their most favourite economist. I shall refer here to a recent long petition subscribed to by top exponents of the financial and political elite, including Sinn, who is clearly recognisable as the extensor.

lunedì 13 febbraio 2012

SuperArgentina

Il vostro blogger è tornato da un piccolo paese Caraibico dove ha impartito un corso (e si è così fortunatamente evitato un po’ della Siberia climatica oltre che politica che impera in Europa). Nella seconda metà di marzo parteciperà a un convegno organizzato a Buenos Aires da alcuni economisti eterodossi (simpatizzanti Sraffiani!) membri del governo. Ci saranno un paio di discussioni pepate con alcuni fra i più importanti economisti eterodossi che mi coinvolgono sui temi di quale sia la più promettente teoria non-ortodossa della crescita economica, e sulla analisi economica delle pensioni. Ho ricevuto alcune note assai informali sull’economia argentina e su cosa si discute lì.