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giovedì 4 novembre 2021

The hawks’ trick to make Italy fall into a trap

 

Sergio Cesaratto – The hawks’ trick to make Italy fall into a trap

The future of European governance is still being discussed, but not in Italy. Italy runs the risk of being trapped in deceptively lenient rules

Sergio Cesaratto is Professor of Growth and Development Economics and of Monetary and Fiscal Policies in the European Monetary Union, University of Siena. His newest book,Heterodox Challenges in Economics – Theoretical Issues and the Crisis of the Eurozone” was recently published by Springer Read our review here

Interview by Lorenzo Torrisi

The original Italian version at Il Sussidiario can be read here

Translated by BRAVE NEW EUROPE

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Valdis Dombrovskis and Paolo Gentiloni (LaPresse)

In the week that has just ended, the issue of the future of the Stability and Growth Pact rules, which are still suspended, has resurfaced. The German newspaper Handelsblatt published an exclusive report on the contents of a document drawn up by economists supporting the European Stability Mechanism, suggesting a change in the debt/GDP parameter from 60% to 100%, while leaving the deficit/GDP parameter unchanged at 3%.

Would this be a positive change for Italy? According to Sergio Cesaratto, Professor of European Monetary and Fiscal Policy at the University of Siena, who has just published “Sei lezioni sulla moneta – La politica monetaria com’è e come viene raccontata” (Diarkos), “such a proposal could be misleading in that it is apparently more realistic. The reduction in 20 years of the debt/GDP ratio to 60% envisaged by the Fiscal Compact of 2012 has remained an unimplemented measure because it is unrealistic.

lunedì 28 ottobre 2013

La matassa ingarbugliata dell'unione bancaria europea



Pubblico delle note didattiche per il mio corso di Politica ficale e monetaria dell'Unione Europea dedicate al tema dell'Unione bancaria. Non sono di facile lettura, nel senso che la questione è ingarbugliata e le informazioni spesso non di facile accessibilità. Questo passa il (mio) convento per ora. Se vi arrischiate a leggerele, tenete fermi i tre pilastri illustrati all'inizio, quelli vi fanno da riferimento.
La matassa ingarbugliata della Banking union
Sergio Cesaratto
Dipartimento di Economia Politica e Statistica – Università di Siena
Cesaratto@unisi.it
In June 2012, euro area leaders affirmed, ―it is imperative to break the
vicious circle between banks and sovereigns.… “ (IMF 2013: 20).

Avvertenza: queste sono note didattiche distribuite in quanto forse utili. L’esposizione è del tutto provvisoria ed è stata solo velocemente rivista.
1. Necessità di una unione bancaria
Un post di Daniel Gros (Gros 2013)– un noto economista europeo - spiega bene perché un’unione bancaria (UB) sia un pilastro essenziale di una UM ben funzionante. Un  post di Dolan (2013) spiega bene i meccanismi di una crisi bancaria e le possibile procedure di risoluzione.
Gros confrontava i meccanismi di gestione delle crisi bancarie del Nevada e dell’Irlanda. Ambedue gli stati avevano attraversato prima della grande crisi una bolla edilizia sfociata, appunto, in una crisi bancaria. Nell’un caso, tuttavia, la crisi è stata affrontata a livello federale, nell’altro fondamentalmente a livello nazionale. Nel primo caso lo stato del Nevada è rimasto fondamentalmente fuori della gestione della crisi – se non subendo le conseguenze economiche della fine del boom edilizio, ma questo è un altro discorso – mentre lo stato irlandese ha dovuto farsi carico del salvataggio delle proprie banche entrando a sua volta in crisi (per cui la crisi bancaria si è trasformata in crisi sovrana) e necessitando di una sostegno europeo (di cui tratteremo nel cap. 10), tanto più non disponendo di una BC sovrana dotata, per definizione, di un potere illimitato di finanziare la spesa pubblica. Non potendo godere di un sostegno diretto della BCE, questa è intervenuta a sostegno del debito pubblico irlandese (e degli altri paesi periferici) attraverso un’ampia disponibilità di liquidità a favore delle banche locali (l’operazione LTRO) le quali l’hanno impiegata per sostenere i titoli del debito sovrano nazionale – non per buon cuore, evidentemente, ma perché attirate dalla differenza fra il basso costo della liquidità e gli elevati rendimenti dei titoli. Questo ha creato un circolo vizioso, un abbraccio mortale, fra stati in crisi per aver sostenuto banche fallite, e banche fallite che sostengono stati falliti. Spezzando da principio ogni coinvolgimento dello stato locale nella crisi bancaria, il modello americano evita questa situazione.