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mercoledì 20 febbraio 2013

L’Agenda rossa - il centro-sinistra alle elezioni



 Pubblichiamo una versione rivista di un saggio uscito sull'ultimo numero di Micromega. Segnaliamo anche un nostro working paper sulla crisi europea (in inglese): "The endless Eurozone crisis, where do we stand? A Classical-Kaleckian overview" (qui).
 


L’Agenda rossa. Note sul programma del centro-sinistra*
Sergio Cesaratto
“L'Agenda Fassina non è scritta da nessuna parte, mentre da tempo il PD ha la sua che è in rete e tutto sommato non è così diversa da quella del premier”.
Massimo Mucchetti, Corriere della sera, 31 dicembre 12.

Un progetto per la società italiana da sottoporre agli elettori non si misura a numero di pagine, come nella patetica esperienza delle 252 pagine del programma dell’Unione guidata da Prodi nel 2006, ma in una chiara ispirazione di fondo sul dove si intenda guidare la società italiana. Si vota, credo, fondamentalmente su temi economici - che tipo di economia desideriamo - e diritti civili – quali relazioni sociali desideriamo. Con buona pace di tanti bei discorsi, la drammaticità della crisi rende l’economia prioritaria. Inoltre, diciamocelo chiaramente, il secondo tema non pone tanto sfide intellettuali, quanto piuttosto indignazione nell’incontrare pregiudizi e intolleranze. Una sinistra pigra intellettualmente – il che è una scelta politica – fa però talvolta dei secondi il terreno privilegiato, dimenticando che una società in cui sono assicurati i diritti sociali, lavoro e reddito, fa da base a un’evoluzione positiva in senso libertario.
La sinistra si confronta con il disegno di Monti, il quale ha certamente una visione di fondo per l’economia italiana che è poi quella tradizionale della borghesia liberale italiana (su cui si veda Fernando Vianello, Lo sviluppo capitalistico italiano dal dopoguerra al «miracolo economico»: una veduta di insieme, in Il profitto e il potere, Torino 1979). Tale disegno è stato perseguito in maniera cialtronesca da Berlusconi - a cui le classi dominanti italiane si sono affidate per un ventennio, sostituendo il coagulo di consenso popolare rappresentato dalla DC con quello televisivo del Cavaliere (che ora gli è però sfuggito di controllo). E’ con questo disegno che la sinistra si deve confrontare.[1]