Grazie alle amiche e amici dell'IPKN per il divertente dibattito
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Video presentazione 18 dicembre 2021.
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Angela Merkel conta
sempre meno in Germania, ma la Francia non ottiene veri risultati. Per
l’Italia ci sono sempre meno spazi in Europa.
1. Prof.
Cesaratto, stiamo vivendo in una fase storica di grandi cambiamenti: prima il
Brexit, poi la vittoria di Donald Trump e ora, in sequenza, si terranno le
elezioni in Olanda, Francia e Germania che potrebbero modificare ulteriormente
lo scenario internazionale, in particolare quello dell'UE. A prescindere
dall'esito che uscirà dalle urne, è chiaro che i partiti pro-establishment sono
entrati in una profonda crisi specialmente quelli che fanno riferimento al PSE.
Non sarà mica che a ad essere le pallide fotocopie dell'originale, leggesi
"terza via" di Blair, si perde consenso?
Giunti al termine delle “Sei lezioni di economia”
di Sergio Cesaratto si hanno due certezze. La prima è che il testo di
Cesaratto è molto di più di un libro di lezioni di economia: è
senz'altro un compendio delle principali teorie economiche tra Otto e
Novecento, ma anche una storia economica d'Italia dagli anni Settanta in
poi, una ricostruzione molto accurata della crisi europea dal 2010 a
oggi, e anche – aspetto quest’ultimo da leggersi un po’ in filigrana, ma
importante – una ragionata e al tempo stesso appassionata ricostruzione
dell'itinerario intellettuale del suo autore nel contesto delle
controversie economiche degli ultimi decenni. La seconda certezza è che
si tratta senz'altro di uno dei più importanti contributi al dibattito
economico italiano degli ultimi anni. Se la seconda certezza rende più
gratificante il compito del recensore, la prima lo rende più arduo,
costringendo a selezionare tra gli aspetti del libro da trattare:
selezione che necessariamente sacrifica qualcosa.
Questo è il primo post che fa seguito
alla promessa del libro di approfondirne parti, discutere critiche e
quant’altro. Intenderei cominciare con la vexata
quaestio del vincolo estero discussa nella quarta lezione del libro. Lo
faccio perché è politicamente oltre che economicamente centrale.