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domenica 11 maggio 2025

Sempre sugli interessi alle banche (tedesche e francesi). Intervista sul Sussidiario

 

IL CASO/ Così gli italiani hanno pagato gli interessi Bce a banche tedesche e francesi

I costi per la remunerazione delle riserve di banche tedesche e francesi sono stati pagati anche dalla Banca d'Italia

mercoledì 7 agosto 2024

Danni collaterali del rialzo dei tassi

 

 Da https://lavoce.info/archives/102685/danni-collaterali-del-rialzo-dei-tassi/

Si veda anche "Annotazioni sull’implementazione della politica monetaria: ieri, oggi, domani"

  https://rosa.uniroma1.it/rosa04/moneta_e_credito/article/view/18590

La condivisione di costi e profitti della politica monetaria nell’euro area

Sergio Cesaratto

Un mio precedente intervento su La Voce, seguito poi da uno di Hamaui, riprendeva un dibattito già sviluppato in sede europea (su Vox.eu ed altrove) sui costi fiscali relativi agli interessi che le banche centrali dell’area euro stanno erogando alle banche commerciali, un risultato delle modalità con cui viene correntemente condotta la politica monetaria. Questa ruota ora sul controllo diretto da parte della BCE del tasso di interesse erogato su un abbondante eccesso di riserve bancarie (rispetto all’obbligo di riserva), eccesso che è frutto delle passate operazioni di quantitative easing (QE) con cui le banche centrali nazionali dell’eurozona (BCN) acquistavano titoli pubblici e societari emettendo riserve (liquidità). All’attuale tasso obiettivo della BCE (3,75%) le banche incassano somme notevoli, oltre 118 miliardi all’anno rebus sic stantibus. Questo accade anche in altre aree monetarie, ma vi sono peculiarità europee.

mercoledì 21 luglio 2021

Ancora sul bicchiere mezzo piena della BCE (Il sussidiario)

 

BCE E POLITICA/ L’ultima svolta che aiuta l’Italia e sfida l’Ue di Maastricht

- int. Sergio Cesaratto

Cresce l’attesa per il board della Bce in programma domani. Intanto l’Eurotower ha già fatto una mossa importante e che aiuta il nostro Paese

bce
Christine Lagarde, presidente della Bce (LaPresse)

I timori per un rialzo dei contagi da Covid si sono già riflessi sui mercati e potrebbero anche portare le Banche centrali a proseguire le loro politiche accomodanti oltre i tempi inizialmente previsti. In questo senso domani dal board della Bce potrebbero arrivare indicazioni importanti sulle mosse che si vorranno intraprendere riguardo il programma di acquisto di titoli di stato Pepp o immediatamente dopo la sua scadenza. C’è anche molta attesa per avere ulteriori dettagli sulla revisione del target inflazionistico decisa nelle scorse settimana. Ne abbiamo parlato con Sergio CesarattoProfessore di Politica monetaria europea all’Università di Siena.

mercoledì 14 luglio 2021

Il bicchiere mezzo pieno della BCE

 

Quell’anti-Maastricht della BCE

Sergio Cesaratto

pubblicato da Micromega 13 luglio 2021

Lo scorso 8 luglio 2021 Christine Lagarde ha presentato la revisione della strategia monetaria della BCE (ECB 2021a) in linea, peraltro, con quanto fatto anche dalla Federal Reserve americana. Commentiamo qui alcune novità salienti di tale revisione integrando alcuni estratti del volume Sei lezioni di moneta – La politica monetaria com’è e come viene raccontata, in uscita per Diarkos il prossimo settembre.

sabato 7 novembre 2015

Le lezioni di politica monetaria su Asimmetre

 Asimmetrie ha ripubblicato in forma compatta le quattro lezioni di politica monetaria della BCE già pubblicate da E&P. Ringrazio Alberto. Le lezioni sono in italiano.

WP 2015/10: L’organetto di Draghi: quattro lezioni critiche sulle misure non convenzionali della ECB sino al Quantitative Easing

The primary purpose of these lectures is didactic. They show the development of the ECB intervention from 2008 to 2015 taking the evolution of the consolidated balance sheet of the Eurosystem as reference point. They endorse the theory of endogenous money as theoretical landmark.
Sergio Cesaratto
University of Siena
Keywords: Eurosystem, Euro, European Central Bank, Balance Sheet, Endogenous, Money, Quantitative Easing, Monetary Policy, TARGET 2, Long Term Refinancing, Operation, Outright Monetary Transactions.
JEL classification: E40, E50, F33, F36, F45.

mercoledì 27 maggio 2015

L’organetto di Draghi.



Già pubblicata da EEP (dove forse è impaginata un po' meglio, ma qui in calce c'è qualche riferimento bibliografico in più), segnalo qui la prima Lezione di politica monetaria. Ne seguiranno altre 3. Commenti (e correzioni) benvenuti.

*Lezioni critiche sulle misure non convenzionali della ECB sino al Quantitative Easing
Sergio Cesaratto

Lezione 1 - Moneta endogena e politica monetaria
Si è fatto un gran parlare nelle scorse settimane – e invero se ne discuteva da un po’ di tempo -  di una misura che la BCE ha adottato il 22 gennaio 2015 nota come Quantitative Easing (QE). Di cosa si tratta? Cosa intende Draghi quando parla di riportare il bilancio della BCE a 3 trilioni (3000 miliardi) di euro? Come si colloca il QE rispetto a ciò che la BCE ha fatto dal 2008 per fronteggiare la crisi? Poteva e può fare di più? In questa mini serie di articoli proveremo a darci qualche risposta inoltrandoci nel terreno un po’ esoterico della politica monetaria.
Nella prima lezione vedremo da cosa dipendono domanda e offerta di liquidità emessa dalla banca centrale in relazione al suo obiettivo di un certo tasso di interesse a breve termine. Entreremo insomma subito al cuore della politica monetaria, politica che potete identificare con la determinazione del tasso dell’interesse, una variabile che ha grande influenza sull’attività economica.

sabato 17 maggio 2014

Una critica a La Voce (versione corretta)


Come si usa dire, riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di un nostro dottorando di Siena (un prima versione da me postata mancava delle ultime righe, mi scuso con Daniele)

La monetizzazione del debito e lo spettro dell’inflazione
di Daniele Girardi


Su Lavoce, due economisti italiani affermano1 che “il problema dell’Italia è l’elevato livello di debito pubblico” e sostengono che se anche la BCE accettasse di effettuare operazioni straordinarie per ridurre l’onere del debito, queste misure avrebbero impatti pesanti per l’economia reale. In particolare produrrebbero un elevato tasso di inflazione, devastante per il potere d’acquisto dei lavoratori. Per cui non c’è nulla da fare: dobbiamo “stringere la cinghia”. L’articolo si iscrive quindi nel ricco filone “l’austerità sarà anche brutta, ma non ci sono alternative”, il più frequentato dai sostenitori dei tagli al bilancio pubblico da quando il filone “l’austerità favorisce la crescita” è stato abbandonato per perdita di credibilità.

Le operazioni straordinarie di cui stiamo parlando consisterebbero, in sintesi, nello stampare2 moneta e utilizzarla per acquistare titoli di Stato, in modo da ridurre gli interessi sul debito. Un operazione anche nota come “quantitative easing”3. In pratica, ci spiegano Lippi e Schivardi, questo significherebbe immettere nel sistema economico una quantità di nuova moneta pari all’ammontare dei titoli acquistati. “Ci sono pochi dubbi - continuano i nostri - che l’enorme aumento della massa monetaria condurrebbe a un proporzionale aumento dei prezzi”. “Monetizzare” una quantità significativa del nostro debito pubblico provocherebbe “tassi di inflazione a due cifre per un decennio”, con gravi conseguenze per “tutti i percettori di redditi fissi”, cioè per tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati. Insomma una catastrofe.

Mi scusino i due professori ma io qualche dubbio ce l’ho. Temo infatti che nel loro ragionamento ci sia un errore basilare, evidente persino ad uno studentello imberbe come me. Se un economia è lontana dalla piena occupazione non c’è alcun motivo per cui uno stimolo monetario (cioè un aumento della quantità di moneta a disposizione di cittadini, banche e imprese) dovrebbe generare “un proporzionale aumento dei prezzi”. In effetti, la Banca Centrale degli Stati Uniti sta “monetizzando” il debito da quattro anni e a grandi ritmi ma l’inflazione USA è rimasta molto bassa.

Immaginiamo un’economia in cui tutti i fattori di produzione sono pienamente utilizzati: non è possibile aumentare la produzione. Se aumenta la quantità di moneta detenuta dai cittadini, aumenterà la loro domanda di beni e servizi. Non potendo aumentare la produzione, l’aumento di domanda genererà automaticamente un proporzionale aumento dei prezzi. Ecco l’alta inflazione contro cui ci mettono in guardia Lippi e Schivardi. Ma in un economia in cui ci sono lavoratori disoccupati e impianti che non lavorano a pieno regime, un aumento della domanda genera un aumento della produzione, più che dei prezzi. Ora, è chiaro a tutti che l’Italia è un economia lontanissima dalla piena occupazione.

Nelle attuali condizioni, in Italia la “monetizzazione” del debito genererebbe tutt’al più un moderato aumento dell’inflazione. E dato che siamo in deflazione, questa sarebbe una buona notizia, non certo la catastrofe paventata da Lippi e Schivardi. Lo stimolo monetario potrebbe semmai contribuire a ridurre la disoccupazione. Inoltre il quantitative easing indebolirebbe il tasso di cambio dell’Euro, attualmente troppo alto secondo molti osservatori, dando una boccata d’aria alle nostre imprese esportatrici.

Forse alcuni economisti sono così abituati a lavorare sui modelli cosiddetti “neoclassici”, in cui solitamente si assume che l’economia sia perennemente in piena occupazione, da dimenticare che nel nostro paese i fattori produttivi sono sottoccupati. Fatto sta che “monetizzare” il debito dei paesi periferici avrebbe semmai ricadute positive sull’economia europea (la cui portata non va però sopravvalutata, sopratutto in assenza di una politica fiscale espansiva). Agitare lo spettro di un’inflazione a due cifre, nell’attuale fase di deflazione cronica, suona francamente grottesco. Il vero problema è che nell’Eurozona non sussistono le condizioni politiche per effettuare la monetizzazione del debito. E questo è uno dei motivi per cui la permanenza nell’Eurozona si sta rivelando insostenibile per i paesi del Sud Europa. 

1 L’articolo è questo: http://www.lavoce.info/conseguenze-ripudio-debito/
2 Ovviamente nel 2014 la creazione di moneta non richiede la stampa di nuove banconote, ma semplicemente di accreditare le somme sui conti in banca dei beneficiari.
3 Per saperne di più sulle varie tipologie di quantitative easing che la BCE potrebbe mettere in campo e i loro probabli effetti, si veda esempio l’articolo di Bergamini e Cesaratto su Economia e Politica: http://www.economiaepolitica.it/index.php/europa-e-mondo/cose-il-quantitative-easing-e-che-effetti-puo-avere/#.U3ZMFfmSxyw