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giovedì 12 dicembre 2024

Nuovo Working Paper di dialogo interdisciplinare fra economisti e antichisti

 

Sergio Cesaratto

Morality and Alternative Economic Theories in Ancient History Studies: a Review Article

Working Paper DEPS, USiena n.923 - Dicembre 2024
 
Abstract
 
The book "Models, Methods, and Morality" discusses moral values in the field of ancient economic history, where neoclassical hegemony in the form of the New Institutional Economics has progressively gained ground. The book mainly criticises mainstream economics for focusing on quantitative growth without much regard to its social consequences. The spirit of this review is a constructive encouragement to build an alternative approach to economic history possibly based on the classical economists’ surplus approach, taking also advantage of the familiarity that scholars of ancient societies have with the concept of economic surplus. The risk is that without a resolute criticism of mainstream economics and the adoption of an alternative point of view, mainstream economics might paternalistically reabsorb the legitimate moral criticism that pervades many of the contributions to the volume. Being based on a simple heuristic of the economic sources of the élites’ wealth and not possessing a pre-packaged view of human behaviour, surplus theory may usefully be at the core of a socially sensitive, economic history agenda.

giovedì 21 aprile 2022

I costi sociali della guerra

 

Intervista a Il sussidiario

“Senza stop alla guerra l’Italia rischia un massacro sociale”

- int. Sergio Cesaratto

La guerra in Ucraina rischia di avere costi sociali importanti in Europa, in particolare nei Paesi più indebitati come l’Italia

Secondo la Bce, l’inflazione, aumentata in maniera significativa nei mesi scorsi, rimarrà elevata e per questo, nel corso della riunione del Consiglio direttivo di giovedì, è stata confermata la riduzione degli acquisti netti di titoli di stato nell’ambito del programma App e la loro conclusione nel terzo trimestre dell’anno.

La fiammata inflattiva sembra dunque far più paura del rallentamento dell’economia. “Qualcosa – ci dice Sergio Cesaratto, professore di politica monetaria europea all’Università di Siena – deve essere mutato nei rapporti di forza all’interno della Bce per cui da dicembre (almeno) è in corso la ‘normalizzazione’ della politica monetaria”.

lunedì 8 marzo 2021

Sfide eterodosse

 La traduzione della recensione su Brave New Europe (vedi post precedente) ora su Insight. Grazie Mathew Rose e Antonio Lettieri.

Sfide eterodosse in economia di Sergio Cesaratto

Il libro fornisce gli strumenti necessari per comprendere l'attuale crisi in cui sono precipitate l'UE e l'Eurozona.

Non avrei mai pensato di descrivere un libro di economia come “una lettura deliziosa”, ma “Heterodox Challenges in Economics” di Sergio Cesaratto è esattamente questo. È ben scritto, spesso divertente, e l’analisi della politica economica viene poi applicata alle difficoltà economiche dell'UE e della zona euro. La passione per l'insegnamento di Cesaratto - è professore di Politica monetaria e fiscale europea presso l'Università di Siena - plasma la narrazione. Il libro è stato pubblicato nel 2020 e include l'inizio della crisi COVID, in altre parole è molto aggiornato.

mercoledì 20 novembre 2019

Una lunga intervista

Intervista, mi sembra ben riuscita, su letture.org

Prof. Sergio Cesaratto, Lei è autore del libro Sei lezioni di economia. Conoscenze necessarie per capire la crisi più lunga (e come uscirne) edito da Diarkos: in che modo la teoria economica può aiutarci a spiegare la crisi europea e dell’euro, e il declino del nostro Paese?
 
La prima edizione delle Sei lezioni ha avuto un buon successo perché mostra come esistano diverse teorie economiche le quali ci portano a diverse visioni di come funziona il sistema economico e di come possa dunque essere migliorato. Semplificando, le prime tre lezioni del libro confrontano due teorie, quella “classico-keynesiana” che si rifà ai grandi economisti classici (come Smith, Ricardo e Marx) e alla lezione di John Maynard Keynes (1883-1946), il grande economista inglese dello scorso secolo, e quella “marginalista” (o “neoclassica”) che domina il pensiero economico dalla fine del XIX° secolo. Tale dominio è stato in taluni periodi indebolito dalla critica Keynesiana, ma anche da quella del grande economista italiano Piero Sraffa (1898-1983) che ha riscoperto la visione degli economisti classici. La figura di Sraffa è ignota alla maggioranza degli italiani, persino da quelli colti. Eppure è una figura essenziale per il percorso intellettuale di studiosi come Wittgenstein e Antonio Gramsci. Keynes offrì rifugio a Sraffa, personalmente inviso a Mussolini, accogliendolo nel suo circolo più ristretto a Cambridge. Ed a Sraffa dobbiamo l’innesto di una clamorosa controversia che negli anni sessanta e settanta dello scorso secolo scosse le fondamenta della teoria dominante. Sraffa dimostrò infatti i gravi errori concettuali del marginalismo che lo rendono una teoria analiticamente sbagliata. La controversia è nota come la “controversia fra le due Cambridge”, quella inglese e quella americana (sede del celebre MIT vicino a Boston). Ma protagonisti della Cambridge inglese erano dei giovani italiani, in particolare Pierangelo Garegnani (1930-2011) e Luigi Pasinetti. Garegnani fu l’allievo prediletto di Sraffa ed è stato il mio maestro. A lui devo la chiarezza concettuale delle Sei lezioni che credo sia ciò che ha colpito di più i lettori. “There are two approaches”, “vi sono due impostazioni”, così esordiva nelle sue lezioni, invitandoci a guardare all’economia attraverso le lenti delle grandi teorie economiche. Lo faceva dondolando un poco, e imitando con le mani il movimento della bilancia.

lunedì 13 maggio 2019

Un giudizio globale

Pubblichiamo intervista apparsa su Osservatorio globalizzazione



Professor Sergio Cesaratto, ordinario nel Dipartimento di Economia Politica e statistica dell’Università degli Studi di Siena, da sempre economista eterodosso e ormai punto di riferimento della divulgazione dell’economia classica in Italia. Ha recentemente pubblicato due importanti libri che hanno avuto molto successo: Chi non rispetta le regole? del 2018 e Sei lezioni di Economia del 2016, dimostrandosi ancora una volta come importante voce critica della sinistra e dei processi di involuzione che la stanno attraversando.

OG: Ormai a quasi trent’anni dall’inizio del processo di globalizzazione in senso neoliberale, possiamo provare a tracciarne un bilancio, lei cosa ne pensa?

SC: Per molti versi il processo di globalizzazione era ineludibile con l’entrata nel capitalismo e nel mercato mondiale di molti Paesi che erano un tempo chiamati del Terzo Mondo. L’espansione dell’esercito industriale di riserva anche attraverso la delocalizzazione delle produzioni in quei Paesi, ha tuttavia comportato l’indebolimento del movimento operaio e delle conquiste nei Paesi di più antica industrializzazione. Quindi il bilancio per noi è negativo sul piano dei diritti sociali.  Simmetricamente all’esplosione della globalizzazione vi è stato il crollo del modello socialista. Questo, forse più della globalizzazione, ha fatto crollare l’idea stessa di una alternativa al capitalismo - in un certo senso la traiettoria cinese del capitalismo guidato dallo Stato, esperienza peraltro non nuova, può essere vista anche in questa luce. La crisi verticale della sinistra è tutta qui. Senza un modello socio-economico alternativo, rimangono solo le utopie, le belle parole, i diritti civili, mentre le masse popolari guardano altrove, purtroppo a destra. E questo è naturalmente paradossale, perché a destra non c’è nessuna vera alternativa, anzi.

domenica 12 agosto 2018

Le Sei lezioni nella Pampa

Le Sei lezioni di economia sono state tradotte in spagnolo dagli amici argentini e verranno presto pubblicate. Sperabilmente seguirà un'edizione per la Spagna. Pubblichiamo l'introduzione all'edizione argentina che fa il punto della situazione economico-politica a due anni dall'uscita del libro.


Introduzione all’edizione argentina
Sergio Cesaratto

Questo libro è nato in un particolare momento storico per l’Italia. L’elevato tasso di sviluppo economico del secondo dopoguerra è andato nei decenni affievolendosi sino alla recente crisi europea e alle successive assurde politiche adottate che hanno lasciato il Paese più impoverito, sfiduciato, invecchiato e non solo in un senso demografico. Questi anni di crisi hanno tuttavia stimolato migliaia di persone, in particolare giovani, a cercare di capire le ragioni economiche della crisi e delle politiche adottate. Sono stati, in sintesi, gli anni di una riscoperta di massa di Keynes.

martedì 9 gennaio 2018

Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica



 Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online

Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati


Sergio Cesaratto
La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali più straordinari –i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per ogni lettore colto.

domenica 30 luglio 2017

Le chiacchiere della sinistra. Una intervista a La città futura.

 Riproduciamo intervista su La città futura. Grazie Alba, ti cacceranno dal Partito!

L'Economia e l'Europa secondo Sergio Cesaratto

Intervista all’economista Sergio Cesaratto sui macrotemi dell’economia europea e su come e perché uscire dalla morsa del capitalismo europeo.

L'Economia e l'Europa secondo Sergio Cesaratto Credits: foto di Sergio Cesaratto (Madrid-stazione Antocia)

Un’altra Europa non è possibile in quanto le entità politiche e monetarie sovranazionali hanno un’insopprimibile impronta liberista e sono funzionali a smantellare gli spazi nazionali in cui si esprime il conflitto sociale che, se regolato, è il sale della democrazia” (S.Cesaratto).
Per capire la crisi più lunga che l’Europa sta attraversando, le cause del crollo delle economie nazionali e il perché dovremmo pensare, sapendo che non sarà un percorso facile, a liberarci dalla gabbia dell’Europa e dell’euro, proviamo ad andare a lezione di economia. L’intervista che segue a Sergio Cesaratto professore ordinario di Economia internazionale, Politica monetaria europea e Post-Keynesian Economics presso l’Università di Siena, autore del saggio “Sei lezioni di economia”, offre un panoramica sui macrotemi dell’economia e sulle dinamiche originarie che hanno portato il mondo del lavoro e l’economia europea in un loop da cui è necessario uscire al più presto.

martedì 13 novembre 2012

Studentesse e studenti per un diverso insegnamento dell'economia



Pubblichiamo un documento delle ragazze e ragazzi di LINK (universitari) e Unione degli studenti (medi) (che assieme fanno la Rete della conoscenza) sulla necessità di un insegnamento più pluralista dell'economia. In calce le adesioni iniziali.
Lezioni da riscrivere per l’economia
(appello-manifesto)
Perché riscrivere le lezioni di economia
Con lo scoppio della crisi alla fine del 2007, sembrava che alcune delle idee principali su cui era stato costruito l’impianto di teoria economica dominante fossero oggetto di una profonda messa in discussione. Eppure, le vicende recenti dimostrano chiaramente la persistenza di un consenso diffuso accordato alla “narrazione neoliberista” che rappresenta come naturali e universalmente valide le relazioni di mercato, ormai utilizzate come strumento per spiegare i fenomeni più disparati, dalla democrazia alle migrazioni. Le relazioni economiche sembrano oggi sovrastare con le loro leggi presentate come ineluttabili lo spazio della politica e dei bisogni sociali e hanno imposto un linguaggio univoco, incomprensibile ai più, che fornisce un’unica interpretazione delle “realtà”, dalla quale deriva un’univoca ed apparentemente indiscutibile indicazione “tecnica” per governarla. L’utilizzo di un linguaggio apparente neutrale e inaccessibile se non a selezionati addetti ai lavori è in realtà uno strumento politico che  impedisce agli individui di criticare le soluzioni presentate come uniche e necessarie per uscire dalla crisi, in particolare le politiche di austerity. E’ essenziale l’ampliamento delle capacità critiche in grado di mettere in discussione i modelli economici per favorire una reale partecipazione democratica che sappia contestare le trappole “retoriche” delle spiegazioni tecniche e preconfezionate.