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lunedì 11 dicembre 2023

Nella notte europea tutti i Patti sono stupidi I

 

Sulla riforma del Patto di stabilità: dal Fatto quotidiano 11 dicembre 2023

Sergio Cesaratto*

Le  trattative europee sulla riforma del Patto di stabilità non sembrano essere giunte a un compromesso. Le proposte della Commissione già da tempo avanzate sarebbero più flessibili in quanto i sentieri di rientro da debiti e deficit pubblici “eccessivi” sarebbero contrattati dai singoli Stati al fine di modularli a seconda delle situazioni loro specifiche. La Germania ha però indurito la propria posizione esigendo obiettivi di aggiustamento uniformi e predefiniti, soprattutto per i Paesi ad alto debito (vedi box). Il governo italiano ha a sua volta irrigidito la propria posizione ritenendo tali obiettivi impossibili, l’opposto dell’ulteriore flessibilità che intendeva ottenere nella trattativa.

venerdì 16 settembre 2022

Intervista sul Sussidiario su guerra e bilancio

 

SANZIONI E CRISI ENERGIA/ “Siamo in guerra, serve uno scostamento di bilancio europeo”

Se Ue e Bce non cambiano rotta, l’Italia non ha chance di superare indenne una crisi generata anche dalle scelte degli Stati Uniti

C’è attesa per le decisioni che la Fed prenderà il 21 settembre. L’aumento dell’inflazione oltre le aspettative, infatti, potrebbe portare a un nuovo robusto rialzo dei tassi (c’è chi ipotizza addirittura di un punto percentuale) da parte della Banca centrale americana. Se ciò avvenisse, anche la Bce dovrebbe a ottobre varare una nuova stretta dopo quella di sette giorni fa? «In una vignetta di Altan – risponde Sergio Cesaratto, professore di politica monetaria europea all’Università di Siena e autore di “Sei lezioni sulla moneta – La politica monetaria com’è e come viene raccontata” (Diarkos) -, uno studente dice “Prima la laurea in economia poi un dottorato in astrologia”. La Bce ha già detto che continuerà ad alzare i tassi, addirittura due rialzi di 75 punti base (0,75%) secondo alcuni.

Nonostante le cause della crisi siano geopolitiche, conflitto russo-ucraino e rottura catene del valore, la Bce ritiene di fare il muso duro per impedire la rincorsa prezzi salari. Una fonte qualificata come Eurointelligence, diventata invero un po’ bacchettona negli ultimi mesi, ha scritto una cosa molto importante, la posso tradurre per i lettori?».

giovedì 21 aprile 2022

I costi sociali della guerra

 

Intervista a Il sussidiario

“Senza stop alla guerra l’Italia rischia un massacro sociale”

- int. Sergio Cesaratto

La guerra in Ucraina rischia di avere costi sociali importanti in Europa, in particolare nei Paesi più indebitati come l’Italia

Secondo la Bce, l’inflazione, aumentata in maniera significativa nei mesi scorsi, rimarrà elevata e per questo, nel corso della riunione del Consiglio direttivo di giovedì, è stata confermata la riduzione degli acquisti netti di titoli di stato nell’ambito del programma App e la loro conclusione nel terzo trimestre dell’anno.

La fiammata inflattiva sembra dunque far più paura del rallentamento dell’economia. “Qualcosa – ci dice Sergio Cesaratto, professore di politica monetaria europea all’Università di Siena – deve essere mutato nei rapporti di forza all’interno della Bce per cui da dicembre (almeno) è in corso la ‘normalizzazione’ della politica monetaria”.

venerdì 10 dicembre 2021

Quei sussidi italiani alla Germania

 

Quei sussidi italiani alla Germania

Sergio Cesaratto da Micromega online Dicembre 3, 2021 

 English version here

L’Italia ha pagato certe sciagurate politiche della BCE – influenzate da Berlino, potenza dominante in Europa – con decine di punti di debito/PIL in più e trovandosi ancor più povera, mentre la Germania simmetricamente ci guadagnava.

 ***

Già nella prima edizione delle Sei lezioni di economia denunciavo l’enorme risparmio nella spesa per interessi che il governo tedesco lucrava dalla fuga di capitali dai titoli di stato italiani verso quelli tedeschi, considerati più sicuri.[1] Un istituto tedesco aveva all’epoca quantificato tale risparmio in 100 miliardi di euro. Nell’edizione inglese del 2020 citavo l’autorevole membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, Isabel Schnabel che quantificava nel febbraio 2020 i risparmi di spesa per Berlino in 400 miliardi di euro dal 2017. Questo non solo, naturalmente, in seguito alla fuga dai titoli italiani, che si era progressivamente calmata dal celebre intervento di Draghi del 2012, ma soprattutto per le misure di acquisto di titoli pubblici avviata dalla BCE dal marzo 2015. Questi acquisti erano soprattutto indirizzati a mettere in sicurezza i titoli ad alto debito, come quelli italiani. Ma poiché la BCE deve agire erga omnes, ad avvantaggiarsene furono, ancora una volta, anche i titoli tedeschi. Insomma, vantaggi dalle disgrazie altrui, magari non espressamente cercati, ma comunque evidenti. Disgrazie nei confronti delle quali non si è però innocenti, se è vero che Berlino è stata la principale ispiratrice delle disgraziate politiche fiscali e dell’inazione della BCE sino alla Presidenza Draghi nel 2011, ma nei fatti anche oltre continuando a frenare l’azione della banca centrale.

mercoledì 8 maggio 2019

La verità viene lentamente a galla: articolo su Il Fatto

Pubblichiamo mio articolo uscito su Il Fatto quotidiano, 8 maggio 2019 col titolo:

La cura che creò il malato. L’origine della crisi italiana

di Sergio Cesaratto


Altro che “mancate riforme”. Dal 1995 la disciplina fiscale e le politiche del lavoro hanno fatto crollare investimenti e produttività 


La verità viene lentamente a galla. La narrazione che viene dai paesi d’oltralpe è di un’Italia fiscalmente dissoluta. Tale immagine viene purtroppo condivisa anche da parte dell’establishment nostrano, particolarmente nell’area del centro-sinistra, che vede nel debito pubblico il nemico numero uno. Un post e un articolo di un noto economista olandese, Servaas Storm, appena pubblicati, ci raccontano un’altra storia (“Come rovinare un Paese in tre decadi” e “Perduto nella deflazione", scaricabili dall’Institute for New Economic Thinking). 

sabato 15 dicembre 2018

Farsi male da soli - un paper con Gennaro Zezza


Segnaliamo la pubblicazione di un working paper di Gennaro e mio, quasi un contro storia degli ultimi cinquant'anni. Qui sotto abstract e introduzione. La pubblicazione completa qui e a breve anche sui working paper di Siena

Farsi male da soli
Disciplina esterna, domanda aggregata e il declino economico italiano

Sergio Cesaratto° – Gennaro Zezza+
December 2018

Abstract
In questo saggio ripercorriamo la storia dell’economia italiana a partire dagli anni del miracolo economico, mostrando il ruolo della politica economica nelle sue diverse declinazioni (fiscale, monetaria, valutaria) nella determinazione della crescita, e poi del declino. Argomentiamo come i periodi della crescita siano caratterizzati dal tentativo di perseguire il pieno impiego, mentre il successivo periodo del declino è dipeso anche dal tentativo di risolvere i conflitti distributivi interni tramite vincoli esteri sempre più stringenti.
JEL code: E52; E62; F41
Key words: Italia; crescita; debito pubblico; saldi settoriali

Introduzione*

Il saggio mira a fornire una spiegazione dei problemi di lungo periodo dell’economia italiana che noi ritroviamo nella mancata opportunità di completare il miracolo economico degli anni cinquanta e sessanta con un compromesso sociale riguardante la distribuzione del reddito e con il necessario progresso tecnico e manageriale nel sistema delle imprese. La tesi sostenuta è che la ricerca della disciplina esterna come surrogato di opportune istituzioni interne ha probabilmente condotto, col sostegno di teorie economiche volte a trascurare il ruolo della domanda aggregata nella crescita, a esiti peggiori del male che si intendeva curare. Attualmente l’ancora vivace spirito imprenditoriale di parte del paese è intrappolato fra le carenti istituzioni socio-politiche interne, e il contesto istituzionale europeo ispirato dall’ordoliberismo tedesco, incompatibile con un’unione monetaria sostenibile (ma non con gli interessi del capitalismo di quel Paese).


* Una versione finale di questo lavoro verrà pubblicata in un numero speciale de L’Industria dedicato a Marcello De Cecco. Ringraziamo Maurizio Pugno per utili suggerimenti su una stesura precedente. Il saggio trae origine da un lavoro più lungo presentato a Berlino a una conferenza sulla riforma dell’unione monetaria europea tenutasi nel giugno 2018. Questo spiega il tono un po’ didattico di alcune parti volte a introdurre agli amici europei alcuni elementi della storia economica italiana recente. Esse possono risultare tuttavia utili anche per i lettori più giovani, ora che l’esterofilia dilagante nella disciplina economica italiana ritiene accademicamente irrilevante questo tipo di riflessioni. La avanzante povertà ed autonomia culturale degli studi economici in Italia non è probabilmente elemento irrilevante della progressiva assenza di spessore dei ceti dirigenti che essa contribuisce a formare.


° Università degli Studi di Siena. Email: cesaratto@unisi.it
+ Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, e Levy Economics Institute. Email: zezza@unicas.it

venerdì 7 dicembre 2018

Il gran bargain su Micromega

 Micromega ha pubblicato la traduzione del mio editoriale su Intereconomics (vedi post precedente)

Italia: Una questione di tassi di interesse e fiducia



di Sergio Cesaratto

Contrariamente all’immagine usualmente trasmessa nei paesi del nord d’Europa, l’Italia non è un paese fiscalmente dissoluto. In verità, l’Italia ha un record di surplus fiscali primari (i saldi del bilancio pubblico che escludono il pagamento degli interessi) dal 1992; solo la Germania può vantare qualcosa di simile. Purtroppo, questa serie ininterrotta di surplus di bilancio è stata accompagnata dal 1995 dalla perdita della competitività esterna nella marcia di avvicinamento e poi con l’adozione dell’euro. Questi due fattori combinati hanno costituito la radice ultima della stagnazione di lungo termine dell’economia italiana, in particolare dell’appiattimento della sua produttività.

martedì 13 novembre 2018

Gli interessi di Econopoly

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Econopoly, il blog de Il Sole-24 Ore ha pubblicato un articolo di Antonino Iero e mio. Uscito sabato sera, il lunedì mattina aveva avuto 20 mila visualizzazioni.
E’ il tasso di interesse, bellezza!
 
Nel pieno della polemica di queste settimane, il commissario europeo Moscovici ha affermato: "Una manovra che aumenta il debito pubblico che è già 132%, il cui rimborso annuale ammonta a 65 miliardi l'equivalente del bilancio per l'istruzione, e che pesa 1.000 euro a italiano, non è bene per il popolo. E' il popolo che paga ed è il popolo che rimborsa. Sono i più vulnerabili" (La Repubblica, 26 ottobre 2018). La ricetta di Moscovici, presentata come puro buon senso dalla maggior parte degli opinionisti, consisterebbe nell’abbattere il debito pubblico per abbattere la mole di interessi. O viceversa? Due cose oltre a tasse e funerale sono certe: le manovre di abbattimento del rapporto fra debito pubblico e PIL sono una fatica di Sisifo, in quanto spesso deprimono il denominatore più che il numeratore. La spesa per interessi non è una “variabile indipendente”, un fattore ineluttabile: i tassi di interesse li fanno le banche centrali e non i mercati, a meno che questi vengano lasciati operare liberamente.

giovedì 25 ottobre 2018

E' il tasso di interesse, bellezza!

 Pubblichiamo un'intervista uscita sul quotidiano on line Il sussidiario il 24 ottobre 2018.

 SCONTRO UE-ITALIA. La soluzione c'è ma "l'Europa" non la vuole

Il patto di stabilità e crescita "è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia" 

La commissione europea ha respinto al mittente la manovra italiana. "Il Governo italiano sta apertamente e coscientemente andando contro gli impegni presi verso se stesso e verso gli altri Stati membri", hanno detto i due commissari Moscovici e Dombrovskis nella loro replica al ministro Tria. Il motivo della bocciatura è la violazione del patto di stabilità e crescita per debito eccessivo. Alle parole dei commissari ha fatto eco, ieri sera, anche il presidente Mattarella. Sergio Cesaratto, ordinario di economia politica nell'Università di Siena, la pensa diversamente. L'equilibrio di bilancio "è un'assurdità perché in fase di depressione i bilanci pubblici hanno il dovere di andare in disavanzo e sostenere l'economia". Per Cesaratto occorre diminuire la spesa per gli interessi, l'Italia non ha altra strada. "La Bce ha i mezzi per intervenire. Se vuole". Ma non farà nulla, spiega l'economista.

venerdì 5 ottobre 2018

Intervista a Sergio Cesaratto da New Europe – L’Italia distruggerà l’eurozona?

 Voci dall'estero ha generosamente e professionalmente tradotto la mia intervista a New Europe.


Da New Europe, l’intervista al professore Sergio Cesaratto, docente di Economia Internazionale all’Università di Siena e nome ben conosciuto all’interno del dibattito critico sull’euro. Il professor Cesaratto spazia a tutto tondo su debito pubblico italiano e la sua sostenibilità, lo spread, le politiche economiche del governo gialloverde e lo scontro che si prospetta tra Italia e Unione europea. Scontro che, nelle sue parole, non sembra poter terminare, a causa della stolidità tedesca, se non con la distruzione di uno dei due contendenti.

di Ilia Roubanis, 28 settembre 2018

mercoledì 24 gennaio 2018

Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi

E' uscito su Il fatto di oggi (24/1/18) un mio pezzo di cui trovate qui l'originale, più lungo.


Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi
Sergio Cesaratto
C’è un solo tema che sembra veramente ossessionare i vertici tedeschi ed europei: come costringere l’Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quello che costi (all’Italia). Prima abbiamo avuto il non-paper di Schauble, ora abbiamo il paper di 14 economisti franco-tedeschi radunati allo scopo da Merkel e Macron (AAVV 2018). Leggerlo è un viaggio nel surreale. I nostri economisti partono invero col piede giusto giudicando le attuali istituzioni e regole della politica fiscale europea macchinose, arbitrarie e pro-cicliche. Fatto è che le proposte avanzate nel paper sono ancor di più cervellotiche e vessatorie, con lo sguardo rivolto esclusivamente a mettere l’Italia sotto scacco. Se applicate probabilmente destabilizzerebbero i mercati. Dei veri problemi, crescita e occupazione, il documento non fa menzione. Keynes non è mai esistito.