Quei sussidi italiani alla Germania
Sergio
Cesaratto da Micromega online Dicembre 3, 2021
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L’Italia ha
pagato certe sciagurate politiche della BCE – influenzate da Berlino, potenza
dominante in Europa – con decine di punti di debito/PIL in più e trovandosi
ancor più povera, mentre la Germania simmetricamente ci guadagnava.
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Già nella prima
edizione delle Sei lezioni di economia denunciavo l’enorme risparmio
nella spesa per interessi che il governo tedesco lucrava dalla fuga di capitali
dai titoli di stato italiani verso quelli tedeschi, considerati più sicuri.[1] Un istituto tedesco aveva all’epoca quantificato
tale risparmio in 100 miliardi di euro. Nell’edizione inglese del 2020 citavo
l’autorevole membro tedesco del consiglio esecutivo della BCE, Isabel Schnabel
che quantificava nel febbraio 2020 i risparmi di spesa per Berlino in 400
miliardi di euro dal 2017. Questo non solo, naturalmente, in seguito alla fuga
dai titoli italiani, che si era progressivamente calmata dal celebre intervento
di Draghi del 2012, ma soprattutto per le misure di acquisto di titoli pubblici
avviata dalla BCE dal marzo 2015. Questi acquisti erano soprattutto indirizzati
a mettere in sicurezza i titoli ad alto debito, come quelli italiani. Ma poiché
la BCE deve agire erga omnes, ad avvantaggiarsene furono, ancora una volta,
anche i titoli tedeschi. Insomma, vantaggi dalle disgrazie altrui, magari non
espressamente cercati, ma comunque evidenti. Disgrazie nei confronti delle
quali non si è però innocenti, se è vero che Berlino è stata la principale
ispiratrice delle disgraziate politiche fiscali e dell’inazione della BCE sino
alla Presidenza Draghi nel 2011, ma nei fatti anche oltre continuando a frenare
l’azione della banca centrale.