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mercoledì 19 ottobre 2016

Stirati e Zenezini rispondono a Lunghini

Con un contorto titolo redazionale, il manifesto ha pubblicato un importante articolo di Antonella Stirati e Maurizio Zenezini

L’euro e il gold standard d’accordo con Keynes, meglio di no

Antonella Stirati, Maurizio Zenezini, 18.10.2016

La domanda non è se uscire dall’euro è una cattiva opzione ma se è la peggiore. Le politiche
monetarie di cui ha bisogno l’Italia si fanno fuori dalla moneta unic
a

Nella discussione sulla moneta, Giorgio Lunghini (il manifesto, 29 settembre), si chiede, con
comprensibile preoccupazione, quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo del lavoro di
una dissoluzione della moneta unica. Questa domanda non ha risposte facili. Certo, se ad
abbandonare l’euro fosse un paese grande come l’Italia vi sarebbero ripercussioni sulla zona euro e
fasi di instabilità finanziaria. La domanda, tuttavia, non è se l’uscita dall’euro sia una cattiva opzione,
ma se sia necessariamente la peggiore.

venerdì 1 agosto 2014

La Gaza dei fondi avvoltoio




 Il manifesto mi ha chiesto un pezzo sull'Argentina. Eccolo (registrazione richiesta). Forse non sono d'accordo sulla mia stessa conclusione che fa sembrare il debito pubblico italiano a rischio default (ha prevalso il trovare una frase finale a effetto). In verità con differenti politiche europee il debito pubblico italiano sarebbe sostenibile. E fuori dall'euro potrebbe essere ridenominato in lire, cioè nella nostra moneta (per cui non si può fallire per definizione, il che non vuol dire che l'uscita sia una passeggiata). Il problema della ristrutturazione si pone per chi emette titoli del debito in moneta estera. In questo senso, rimanendo nell'euro con queste politiche un problema di ristrutturazione si potrebbe porre anche per noi e qualcuno ne ha parlato. Ma mi sembra via assai complicata.
Argentina: doccia fredda su un paese sovrano
Sergio Cesaratto
La crisi del debito argentino riporta l’orologio della storia indietro di 13 anni. A tutti gli effetti il default di Buenos Aires del 2001 fu l’ultimo di una serie di fallimenti sovrani cominciata al principio degli anni 1980.

giovedì 29 agosto 2013

TARGET 2 and the Euro: two new working papers (uno in italiano)

Sono sul sito del mio dipartimento due nuovi miei working papers. Il primo sul TARGET 2 (in inglese), una questione complicata, controversa e fondamentale per la crisi europea. Peraltro la  mia posizione è per certi versi simpatetica con quella del più autorevole economista tedesco, Werner Sinn, e ciò susciterà qualche controversia con gli amici post-Keynesiani. Il secondo più divulgativo sulla crisi europea (in italiano) presenta alcuni riferimenti alla seconda edizione del Global Minotaur di Yanis Varoufakis. Il primo lavoro sarà pubblicato in versione definitiva da European Journal of Economics and Economic Policies: Intervention, 10, 2013 (3).Qui sotto abstract e link da cui potete scaricare il pdf.

Below you will find abstracts and links to two new WP of mine. The first is in English. TARGET 2 is a central and controversial issue in the Eurocrisis. In this regard, and perhaps unexpectedly, I sympathise with part of Werner Sinn's arguments. The paper will possibly spark off some debate with some post-Keynesian friend. The final version will be published by the European Journal of Economics and Economic Policies: Intervention, 10, 2013 (3). The paper in Italian is more divulgative and contains some references to the second edition of The Global Minotaur by Yanis Varoufakis.


The implications of TARGET2 in the European balanceof payment crisis and beyond

Abstract - The paper provides an account of the meaning and implications of TARGET 2 in the
Eurozone (EZ) balance of payments crisis. In this context, it discusses Hans-Werner Sinn’s thesis
about a stealth bail-out of the EZ periphery by the ECB from a heterodox perspective. Financial
liberalisation, a relatively loose monetary policy and the provisional fading of devaluation risks
generated ephemeral growth in some peripheral EZ countries sustained by capital flows from corecountries.
This has been followed by real exchange rate revaluation and deterioration of foreign
accounts. As a result, external financing flows dried up and the previous stock of loans began to be
repatriated. TARGET 2 has played a fundamental role in avoiding a precipitous crisis. This
distinguishes the European crisis from more traditional balance of payments crises. However, the
presence of TARGET 2 does not offset the absence of the financial crisis prevention and resolution
mechanisms that are characteristic of fully-fledged political and currency unions.

Quel pasticciaccio brutto dell’euro
Abstract
Il saggio illustra la spiegazione Classico-Kaleckiana della crisi dell’Eurozona domandandosi se essa sia un effetto indesiderato o possa, invece, rappresentare il dispiegamento dei veri obiettivi anti-sociali della moneta unica. Si esaminano poi le possibili vie d’uscita, inclusa quella di un massiccio “Piano Marshall” europeo di investimenti recentemente proposta dal sindacato tedesco. Quest’ultima soluzione ci appare inadeguata in quanto non tiene conto della più ampia dimensione della problematica della moneta unica e dei divergenti interessi nazionali in Europa. Altre due soluzioni – la più desiderabile via Keynesiana e quella, più densa di incognite, della rottura dell’euro – ci appaiono per ora non nell’ordine delle cose, a meno di un grave incidente che conduca dritti al secondo esito. Al momento la kossovizzazione della periferia europea appare come la prospettiva più probabile.

martedì 2 luglio 2013

I polli di Renzo e l'aquila tedesca


 Pubblichiamo articolo uscito su il manifesto (un errore nel primo periodo è redazionale).

Opposizione a Berlino o l'Italia rischia tutto
Sergio Cesaratto
1.      Come recentemente denunciato da Giorgio La Malfa su Il Sole, nel governo e nel paese appare emergere una mesta rassegnazione a un futuro in cui ci si dovrà adeguare a standard di vita sempre più modesti e in cui l’emigrazione sarà il premio per i più bravi. Le contorsioni della politica, dalle fumosità di Enrico Letta, alle purghe del M5S, alle sparate di Berlusconi, testimoniano un mix d'impotenza e d'ignoranza, i polli di Renzo che si beccano fra di loro. Gli elettori percepiscono questo senso d’impotenza della politica e di qui l’esteso sentimento di anti-politica. Finché la politica aveva risorse da distribuire gli elettori italiani non si erano sentiti così diffusamente Soloni. Ma errato sarebbe concluderne, come si fa spesso soprattutto in area PD, che troppo si è sperperato nel passato per cui la crescita potrà solo tornare quando avremo tutti imparato a scialare meno. E’ un moralismo pernicioso che non porta da nessuna parte. Sostenere che se fossimo stati virtuosi come la Germania ora non saremmo nei guai è un ragionamento da “se mio nonno avesse le ruote”. E trascura il fatto che se tutti i paesi si comportassero come la mercantilista Germania solo l’apertura di mercati su Marte consentirebbe un generalizzato sviluppo export-led.  Le vere occasioni il nostro paese le ha probabilmente perdute quando mezzo secolo fa, per inadeguatezza della classe dirigente, i frutti del boom economico non furono utilizzati per indirizzarlo su un sentiero di sviluppo moderno e socialmente equo. Ma basta piangere, ognuno a modo suo, sul latte versato. Guardiamo ai problemi dell’oggi.