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giovedì 11 maggio 2017

Crisi di bilancia dei pagamenti o mancato intervento della BCE? Ancora sulla natura della crisi europea.

 Ultimo capitolo del dibattito sulla natura della crisi europea.

The nature of the eurocrisis. A reply to Febrero, Uxò and Bermejo


Sergio Cesaratto
DEPS, USiena
Abstract
Febrero et al. (2017) criticise the balance of payments (BOP) view of the EMU crisis. I have no major objections to most of the single aspects of the crisis pointed out by these authors, except that they appear to underlie specific sides of the EMU crisis, while missing a unifying and realistic explanation. Specific semi-automatic mechanisms differentiate a BOP crisis in a currency union from a traditional one. Unfortunately, these mechanisms give Febrero et al. the illusion that a BOP crisis in a currency union is impossible. My conclusion is that an interpretation of the Eurozone troubles as a balance of payments (BOP) crisis provides a more consistent framework. The debate has some relevance for the policy prescriptions to solve the eurocrisis. Given the costs that all sides would incur if the currency union were to break up, austerity policies are still seen by European politicians as a tolerable price to pay to keep foreign imbalances at bay - with the sweetener of some ECB support, for as long as Berlin allows the ECB to provide it.
Keywords
European economic and monetary union, ECB, balance of payment crisis, Target2, Euro
Jel Codes
E11, E12, E42, E58, F32, F33, F34, F36, N24

lunedì 14 settembre 2015

Natura della crisi europea. Un dibattito con Marc Lavoie

This is a continuation of the post from the end of 2014, although reading that isn’t necessary. 
In a new paper, Marc Lavoie continues his debate with Sergio Cesaratto on whether the Euro Area crisis is a balance-of-payments crisis or not.

domenica 8 luglio 2012

Critiche all'MMT tradotte in italiano


 Carmen e Istwine hanno gentilmente tradotto su Voci dall'estero il mio nuovo post sull'MMT. Grazie!

LA FALSA VITTORIA DELLA MMT


Un nuovo articolo di Sergio Cesaratto rilancia la discussione sulla MMT - teoria universale e salvifica o tassello parziale da aggiungere ad un quadro più complesso e generale? Per il Prof di Siena è la seconda. In fondo all'articolo i riferimenti all' interessante dibattito che ne è seguito.
Grazie ad Istwine per la preziosa collaborazione!

mercoledì 30 maggio 2012

Sugli Eurobond


Questo articolo uscito oggi su il manifesto col titolo "La finta panacea degli Eurobonds per un'europa a corto di idee" si collega agli ottimi interventi di Marco d'Eramo, una delle voci più lucide di questo paese, sopratutto nel denunciare il disperante provincialismo del dibattito italiano. Non concordo completamente con lui, tuttavia, quando individua i problemi europei in un deficit di democrazia e la soluzione in una sinistra europea. Purtroppo questi richiami lasciano il tempo che trovano e rischiano di essere anch'essi un deus ex machina. Purtroppo la materialità, come cerco di spiegare sotto, è che in un'Europa solidale i tedeschi pagano, una volta che la periferia cedendo lo strumento del cambio ha perso la propria capacità di autosostenersi senza aiuti esteri. Questo è il puzzle. Dobbiamo inventarci qualcosa, ma non so cosa. Intanto la Spagna si avvia a diventare il quarto paese europeo fuori mercato. Evidentemente la storia, a passi veloci, sta trovando le soluzioni per noi.
La pezza degli Eurobonds
Sergio Cesaratto 
Alla ricerca di un’ancora che la porti fuori dalla crisi, l’Europa progressista si è di nuovo aggrappata all’idea degli eurobond che, eclissatasi per un po’, è stata ora rilanciata da Hollande. L’opposizione tedesca non appare, tuttavia, a mio avviso del tutto ingiustificata - sebbene questo non scagioni la Germania dalla responsabilità di proporre alternative al suicidio dell’Europa. La richiesta disperata del non certo acuto leader spagnolo Rajoy di un intervento della BCE a sostegno dei debiti sovrani ci appare invero come una misura immediata più fattibile e imprescindibile. Infatti una socializzazione europea dei debiti sovrani, mentre comporterebbe un aggravio di spesa per interessi per la Germania, non porterebbe alla lunga a una significativa riduzione di quelli che mediamente verrebbero pagati sulla parte dei debiti europeizzata, lasciando inoltre alla mercé dei mercati la parte eccedente. Questo per due motivi: (a) continuerebbe a mancare un ruolo della BCE quale garante di ultima istanza dei debiti sovrani sia con riguardo alla parte messa in comune che, tantomeno, di quella rimasta nazionale; i mercati continuerebbero dunque a dettare i tassi di interesse; (b) i problemi di fondo che hanno generato la crisi europea rimarrebbero insoluti, e questi non hanno a che fare con la crisi dei debiti sovrani che è effetto, non causa, della crisi. Gli eurobonds, dunque, non assicurerebbero né una discesa significativa degli spread sovrani, né la soluzione delle cause di fondo della crisi. Non è a caso la Germania li rifiuta vedendoli come un cappio che la legherebbe all’annegante resto d’Europa.

sabato 26 maggio 2012

Il “De Grauwe moment”: una previsione lungimirante della crisi di bilancia dei pagamenti dell'Eurozona


(Ringrazio gli amici de Voci dall'estero e Istwine per la traduzione dall'inglese, e un lettore attento per la segnalazione di un mio frettoloso taglia e cuci nel Box)

Sergio Cesaratto

In un articolo sul Financial Times scritto un anno prima dell’avvio dell’Unione Monetaria Europea (UME),  Paul De Grauwe avanzò un’ipotesi lungimirante su ciò che sarebbe potuto accadere come conseguenza, cosa di cui  la maggior parte degli economisti si sono resi conto solo recentemente.[1] Infatti, con il senno di poi, la crisi Europea ci appare ora come l’ennesimo episodio di “stavolta è diverso”  (“this time is different”) della sequenza di liberalizzazioni finanziarie con tassi di cambio fissi, flussi di capitali dal centro verso la periferia, bolla immobiliare, disavanzo nel saldo delle partite correnti (CA) e indebitamento, default.  Nonostante consideri quello di Reinhart and Rogoff (2009) un resoconto mal organizzato della storia e della natura dei default, il loro titolo trasmette davvero la sensazione che si tratti di un modello ricorrente di una serie di eventi sfortunati. Anche il titolo di un importante paper ‘Good-bye financial repression, hello financial crash?’ (Diaz-Alejandro, C. 1985) riassume bene l’essenza di quegli eventi. Al fine di apprezzare meglio l’intuizione del Professor De Grauwe, presento il suo articolo con alcune note prese da un mio Working Paper appena pubblicato fra i Working Papers del mio dipartimento Controversial and novel features of the Eurozone crisis as a balance of payment crisis”.

mercoledì 23 maggio 2012

De Grauwe moment: an impressively prescient prediction of the Eurozone balance of payments crisis


Pubblichiamo un nostro pezzo uscito su Naked Keynesianism (in attesa di traduzione). Segnaliamo anche il nostro working paper appena pubblicato (link poco più sotto).

Sergio Cesaratto
In an article in the Financial Times written one year before the onset of the European currency union, Paul De Grauwe presented a farsighted conjecture of what could follow, something most economists have only recently realised.[i] Indeed, with the benefit of hindsight, the European crisis appears now as the nth ‘this time is different’ episode of the financial liberalisation sequence cum fixed exchange rates, capital flows from the centre to the periphery, housing bubble, current account (CA) deficit and indebtedness, default. Although I find Reinhart and Rogoff (2009) to be a poorly organised account of the history and nature of defaults, their title really conveys the sense of a recurring pattern of unfortunate events. The title of a seminal paper ‘Good-bye financial repression, hello financial crash?’ (Diaz-Alejandro, C. 1985) also sums up the essence of those events. In order to better appreciate prof. De Grauwe’s insight I introduce his article with some notes from a just published WP of mine “Controversial and novel features of the Eurozone crisis as a balance of payment crisis”.