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domenica 13 gennaio 2013

L’economia critica in programma



 Un articolo su il manifesto

L’economia critica in programma
Sergio Cesaratto e Stefania Gabriele
Che fine hanno fatto gli economisti di sinistra? Qualcosa del genere qualcuno si chiedeva su il manifesto di qualche secolo fa. Nonostante il grande sforzo profuso in questi anni sul web, in e-book (come “Oltre l’austerità”) e assemblee, il loro impatto sui programmi elettorali delle formazioni della sinistra appare assai lieve. Per non parlare dell’idea di portare in Parlamento le competenze necessarie per condurre a livello adeguato la battaglia contro l’austerità e per un’Europa diversa. Per questi economisti critici non giungono certo come una novità le conclusioni a cui arriva il working paper, firmato nientemeno che dal capo della ricerca del FMI Oliver Blanchard e richiamati da il manifesto di giovedì, per cui gli effetti delle politiche di austerità sulla crescita sono state sottostimate. Questa è gente che ha sempre sbagliato tutto, sin da quando Blanchard e Giavazzi guardavano ai flussi di capitale dai paesi europei più ricchi verso la periferia come un fenomeno che ne avrebbe sostenuto la crescita, e non come l’alimento di bolle immobiliari e di una crisi del debito. Eppure l’esperienza dei paesi emergenti doveva insegnarglielo. Eppure sul testo di Blanchard-Giavazzi i nostri studenti continuano a essere indottrinati. Eppure il PD candida Giampaolo Galli come per ribadire una sorta di allineamento del partito all’economia politica “volgare” e  di prossimità ai gangli dominanti del potere economico.