mercoledì 27 maggio 2015

Ma che piccola storia ignobile...



 da il manifesto il 26 maggio 2015
Grecia e la Troika: una piccola storia ignobile
Sergio Cesaratto
Come spesso accaduto ai paesi in via di sviluppo, l’adozione di una moneta forte ha consentito alla Grecia alcuni anni di crescita attraverso l’indebitamento estero, in particolare con le banche tedesche e francesi (queste ultime intermediarie di fondi tedeschi). I governi greci si dimostrarono ottimi clienti delle imprese di quei paesi le quali agirono spesso attraverso la corruzione.
Dal 2010 il rifiuto degli investitori stranieri di rifinanziare un debito estero fattosi macroscopico, ha condotto i paesi europei a varie tranche di sostegno culminate nella ristrutturazione del debito greco al principio del 2012. Si calcola che dei 227 miliardi di prestiti europei e del FMI, solo una minima parte (27m) siano stati utilizzati dal governo greco per le spese correnti, il resto è andato nella restituzione dei debiti alle banche straniere, che così si sono riprese tutto, al pagamento degli interessi e alla ricapitalizzazione delle banche greche. In cambio di questa “assistenza finanziaria” la Grecia ha dovuto intraprendere una dura austerità volta a ripristinare un avanzo dei conti con l’estero - tecnicamente il saldo delle partite correnti - in modo tale che il paese non dovesse più ricorrere a prestiti esteri. In effetti tale saldo è ora in pareggio o leggermente positivo. Il prezzo è stato il crollo del Pil greco del 25%.
Quali sono oggi i  termini della questione? Un debito che non può essere pagato non verrà pagato, dicono gli economisti, e di questo si rende conto anche la Troika. Se si confronta la dimensione del debito ufficiale 227m, più 27,7m con la BCE, con quella del Pil greco, circa 180m, si capisce bene perché. A meno che non sia più folle di quanto non sia già, l’UE è probabilmente pronta a offrire un sostanziale congelamento di questo debito caricandosi anche quello del FMI (32 m.) e della BCE, sì da ridurre drasticamente i tassi pagati da Atene. L’UE potrebbe sobbarcarsi facilmente questo carico emettendo titoli a tassi bassissimi attraverso il fondo salva stati (EFSF). La questione è però che, in cambio, Bruxelles e Berlino chiedono la continuazione dell’austerità, vale a dire che la Grecia non chieda più un euro nel futuro. Ma qui c’è la linea rossa tracciata da Syriza, che molto è disposta a ingoiare, ma non una débâcle totale. La verità è che la Grecia per riprendere a crescere non ha solo bisogno di una cancellazione del debito (mascherata da congelamento) e drastica diminuzione degli interessi, ma anche di ulteriori prestiti esteri. E quest’Europa che si auto-mortifica con assurde politiche di austerità non ha alcuna voglia di elargirli. Un’Europa diversa che adottasse politiche keynesiane di crescita non avrebbe problema a sostenere Atene, ma tale Europa non si intravede. La situazione per la Grecia fuori dall’euro non sarebbe in fondo dissimile, nel senso che comunque di un aiuto esterno avrebbe bisogno diventando una pedina di giochi geo-politici poco prevedibili. Sarà possibile che nei prossimi giorni per evitare il peggio l’UE conceda un piccolo prestito ponte sì che Atene possa pagare la tranche in scadenza col FMI (mai nessun paese si è sottratto ai pagamenti verso il Fondo). Ma questo farebbe solo guadagnare qualche giorno al redde rationem.
Quella greca è una vicenda di un piccolo paese in ritardo economico, ma non troppo dissimile a quella in cui si potrebbe trovarsi Podemos in Spagna. Solo l’Italia, fuori dall’euro, avrebbe una chance seria. E tutti, inclusa la Francia, avremmo forse una chance in un’Europa senza la Germania. C’è solo da augurarci che una crisi dell’euro ci avvicini a quest’esito.

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